Due piume


– Ti ho detto di lasciarla stare. Falla riposare!
– Riposare? Ti sembra questo tempo di riposo?
– Certo. C’è un tempo per ogni cosa. L’ operaio ha diritto al suo salario ed anche al suo riposo, se vuol essere sveglio e vigile al lavoro. Perfino Lui, lassù, dopo sei giorni di duro lavoro il settimo si è riposato.
– Il guaio è quello. Forse si è riposato troppo e così ecco il risultato!
– Tu non sei in te! e abbassa il tono altrimenti la svegli e, speriamo, che Lui fosse girato da qualche altra parte e non abbia udito ciò che hai appena detto.
– Sarei ben felice se ciò fosse accaduto, magari riuscirà a farmi capire cosa sta succedendo nel Mondo.
– Tu bestemmi e ti comporti da sciocco ed insensato. Hai dimenticato cosa successe a Giobbe?

Un dialogo serrato si svolge alle mie orecchie mentre sono da poco sprofondata nel sonno. O forse sono nella fase REM e quello che mi sembra di udire è solo frutto del sogno. Mi giro sul fianco, il movimento mi sveglia e resto così, con gli occhi semichiusi in attesa di ricadere nel meritato riposo.

– Hai visto? L’hai svegliata! Ti avevo detto di non parlare, ha faticato tanto ad addormentarsi per colpa tua e ora che ero riuscito ad acquietarla tu la risvegli?

 E no… adesso sono ben sveglia e odo bene il sussurrare,. Altro che fase REM, mi siedo in mezzo al letto, allungo il braccio per accendere le luci dell’applique sopra la mia testa ma qualcosa mi ferma.
Una luce soffusa, di un tenue verde, filtra dalla porta socchiusa dello studio. Mi alzo cercando di non disturbare mio marito e mi dirigo verso la camera. Prima di entrare accendo la luce. Nessuno. Non c’è nessuno. Mi fermo, mentre giro lo sguardo nella stanza tento di concentrarmi sui suoni… Silenzio…
La fronte corrugata mi giro per tornare a letto mentre lo sguardo cade sulla tastiera del mio pc. Strano… davvero strano. Due piume a forma di pennino giacciono vicine, una accanto all’altra. Una è nera e l’altra di un bianco immacolato.
– Ci manca solo l’inchiostro – penso tra me mentre allungo la mano e le afferro. Sono soffici, di circa 30 cm di lunghezza. – La cosa è davvvero singolare. Non ci sono in casa oggetti del genere. Le porte sono chiuse e, soprattutto, non c’erano ieri sera quando ho spento il pc per andare a letto. Poi d’impulso mi dirigo verso la libreria, dove tengo i miei colori, ci sta dell’inchiostro di china blu e seppia. Prendo entrambe le bottigliette, torno alla scrivania e afferro il block notes che ho sempre a portata di mano. Non so perché prendo la decisione di intingerli ambedue contemporaneamente. Uno per ogni colore. Li tengo tutte e due tra le dita quando torno ad udire le voci:

– Ritornando a quello che dicevi prima. Lo so cosa è successo a Giobbe e so anche che quello che c’è scritto in quel libro non va interpretato ad litteram, come solo i miopi sanno fare. Ma il fatto è proprio questo. Che il mondo è pieno di miopi.
– Io credo che tu abbia passato troppo tempo fermo in questo piano. Sarebbe il caso che ti concedessi una vacanza di qualche… secolo… umano. Così magari ti toglierai quel nero dalle ali…

Adesso mi sembra di distinguere il tono di quelle voci misteriose. Una sembra dura e al contempo… triste. L’altra dolce e suadente, di chi ha pazienza da vendere.

– Forse non ti sbagli. C’è solo un piccolo particolare da non trascurare. Io non mi muoverò di qui fino a che nel mondo non verranno debellate tutte le miserie e le brutture.
– Come pensi di poterlo fare? Non sono serviti secoli e secoli di grandi Maestri ci vuoi riuscire tu?
– E’ vero. Ed io non ho l’altezzosità di solo pensare di poter riuscire in ciò. Ma nel mio piccolo, nelle mie umili possibilità, che non possiedo le doti degli arcangeli, cerco di svegliare la coscienza degli umani.
– Perché ti ostini a voler parlare una lingua che loro non vogliono capire? Prendi esempio da me… Ti faccio vedere…

Ora stringo tra le dita la piuma bianca mentre la nera con un impercettibile gesto della mano viene portata indietro.

Giunge la notte in compagnia della Luna
sussurra il cuore languide frasi d’amore.
Si riversa sulla terra l’argenteo chiarore
a illuminare le anime innamorate…

– E secondo te è questo il modo di far capire agli uomini i loro errori? Nutrirsi di sogni e ignorare i loro misfatti? Tu vaneggi. Farnetichi…

E’ davvero indignato il tono mentre la piuma bianca viene portata dietro e stringo la punta di quella nera… (Beh, lo so questo è un esercizio che sa più di prestigiatore che di scrittore..ma basta farci un po’ di pratica, vi assicuro che è più facile a farsi che a dirsi).

Non ignorare il pianto del bambino
a cui sottratto gli è stato il materno nutrimento.
Non girar lo sguardo su quel corpo mutilato,
è passato per sbaglio su un campo minato.

Apri gli occhi ed osserva,
guarda, piove sangue misto ad odio
lì nel giardino dell’Eden

Mentre Caino uccide ancora un altro fratello
piange una mamma l’innocenza violentata
rimbomba l’aria delle grida di una donna
all’avanzare dell’ oscurità notturna…

– Basta! Smettila… Smettila! Non capisci che questi sono pensieri che ogni giorno gli uomini debbono affrontare?
– Forse hai ragione tu. Il guaio è che poi arriva la notte… le stelle… la luna e… il sonno. E nel sonno tutto questo lo si abbandona e si vive nella dimensione del sogno…

Una pausa, tendo l’orecchio… sono cessate le voci?

– Sai che ti dico? Noi il nostro dovere lo facciamo ogni giorno. E abbiamo il nostro bel da fare ad evitare che lei si cacci in guai più seri. Almeno a lei riusciamo a tenerla lontana dalla guerra, dalla fame, dalla droga e da tutte quei veleni nocivi che molti invece sono costretti a subire. Penso che con lei abbiamo fatto un buon lavoro. Chissà se si rende conto di quanto è stata fortunata! Lasciamo che torni a letto e si riposi. Lei sa quando è il momento di tacere e quando quello di parlare. Deciderà lei. Non per nulla è adulta… Però anche io ho un sogno… sai?
– Sentiamo…
– Sarebbe bello se alla sua voce se ne unissero altri cento.. e poi cento.. e poi cento…
– Ecco… Sogna..

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