Scriviamo scuola o squola?


scuolaSi dice che Socrate solo col diaologo era in grado di far enunciare il teorema di Pitagora a uno schiavo ignorante e analfabeta. Capacità socratica che io ho sempre ammirato, nonostante siano passati secoli da quando il concetto è stato espresso. Alla base non c’era l’insegnamento considerato come travaso di conoscenze dal Maestro all’allievo ma il “dialogo”. Dialogo deriva dalle parole greche dià, “attraverso” e logos, “discorso”. Solo attraverso il discorso passa la comunicazione in senso lato ma passa principalmente la capacità di “ragionare” intorno e sulle cose. Durante la sua storia la comunicazione si è andata evolvendo uscendo dagli ambienti circoscritti in cui cresceva il giovin signore che comunicava con i suoi pari attraverso le epistole, mentre il volgo, il popolino ignorante trasferiva le sue conoscenze di ordine pratico (dal periodo della semina a quello per tosare le pecore e come farlo) soltanto oralmente e da padre in figlio. Possiamo dire che c’erano due mondi, due culture diverse e due diversi modi di fare e trasmettere”cultura”. Uno, quello dei signorotti, procedeva in linea circolare e uno, quello del popolo, in linea retta. Questo accadeva principalmente in Italia e si è protratto a lungo grazie al Potere esercitato dalla Chiesa sullo Stato. Le disparità sociali incrementavano e alimentavano la disuguaglianza sociale tenendo sotto il gioco dell’ignoranza il popolino che non sapeva né leggere né scrivere ma sapeva benissimo far di conto (sarà per questo che si diceva: Contadino scarpe grosse e cervello fino?). Mentre in Italia, e nei paesi a cultura fortemente cattolica, il popolo bivaccava in Germania una grande mente illuminata, stanco di ipocrisie cattoliche, ha il coraggio di bruciare una bolla papale e di fare stampare e distribuire – grazie anche all’avvento delle prime forme di stampa ideate da Gutenberg – la Bibbia che diventa il libro dei “poveri” che “imparano” a leggere. Chi ha studiato Pedagogia, e mi riferisco a tutti coloro che hanno fatto studi Magistrali prima e Licei Pedagogici dopo, conosce benissimo l’evoluzione di tale Scienza-Disciplina. Scienza, intesa come “conoscenza”, studio dell’ Educazione dell’uomo nella sua interezza. Chi ha studiato Pedagogia conosce i nomi di Socrate, Quintiliano, Lullo, Comenio, Locke, Rousseau e altri. Conosce i maggiori pedagogisti dell’800: Pestalozzi, Herbart, Aporti. Ha studiato ed approfondito i pedagogisti del ‘900, fra i quali cito, in ordine sparso, Montessori, le sorelle Agazzi, Steiner, Kerschensteiner, Dewey, Decroly, Claparède, Korczak, Makarenko, Ferrière, Hahn, Neill, Freinet, Bruner, Freire; personaggi non specificamente pedagogisti, ma che si sono comunque occupati di pedagogia: Baden-Powell, Gentile, Gramsci, don Milani, Piaget, Skinner e “tutti” gli psicologi moderni da Piaget a Vygotsky, da James a Pavlov, da Freud ad Adler. Chi ha studiato per diventare “Maestra/o” conosce tutte le Riforme della Scuola Pubblica, da quella del Gentile datata 1925 e rispolverata dalla Beata Ignorantia alias la Gelmini a quelle costruite in questi ultimi anni dai prof universitari che senza aver mai messo piede in una scuola Primaria ci hanno calato le loro belle teorie toutcourt. E ancora potrebbe bastarmi la cosa se non fosse che lo sviluppo di tale scienza fosse proceduto su due binari. Uno era quello della conoscenza e quindi studio, ricerca ed evoluzione teorica della disciplina l’altro sottostimato, sottopagato, sfruttato, vituperato era quello di chi doveva farsi portatore di tale disciplina o meglio il dispensatore della Conoscenza. Il Pedagogo in senso stretto. Quello che si occupa del processo didattico-educativo dell’individuo del futuro. La cosa assurda è proprio questa. Noi formiamo gli uomini del domani. Quelli che guideranno il Paese eppure, proprio noi, siamo umiliati ed offesi da secoli. Già dall’antica Grecia gli uomini hanno sempre tenuto in così grande considerazione l’intelletto, la mente dei loro belli e adorati pargoli che ne affidavano la loro crescita allo schiavo… Pedagogo appunto, sempre dal greco: colui che conduce il fanciullo. Col tempo i compiti e le mansioni dello schiavo si sono allargate, gli sono stati dati sempre più responsabilità ma sempre meno considerazione. L’insegnante, il professore, pur studiando, aggiornandosi, inventandosi e inventando è sempre stato e continua ad essere un “servo dello stato” e di conseguenza un servo della società. La cosa in sé non mi infastidisce e non mi infastidirebbe se trasformo il sostantivo in verbo “servire”… Quindi io svolgo una funzione sociale di grandissima importanza. Noi “serviamo” alla società in quanto ci occupiamo della società. In Giappone si dice che ci sia solo una classe sociale che non si inchina davanti all’Imperatore: I Maestri. Essi infatti ritengono, ed a ragione, che sono loro che hanno formato il loro Imperatore.
Noi occidentali, democratici, “Liberali”, invece, diciamo che i docenti sono: ammortizzatori sociali. In Italia c’è il vezzo, ma anche altrove del resto, di sindacare di tutto e su tutto. La cosa di per sé è ammirevole, vuol dire che la nostra mente, i nostri neuroni, funzionano alla grande e più funzionano più nascono idee… Il problema è l’uso che si fa di queste idee. Il problema è quando si vuole entrare nel merito dei problemi. Nessuno riesce a stare dentro i parametri delle sue “competenze” e straripa nelle competenze, nei campi di competenza degli altri. Così abbiamo avvocati che dicono come insegnare e cosa insegnare. Casalinghe che prescrivono medicine perché “a me ha fatto bene”… etc.. etc… Adesso si parla di “merito” come del giusto riconoscimento per fare carriera. La “meritocrazia sociale” che viene sventolata come una medaglia al valore… Non so voi ma a me questa parola mi genera prurito. la vedo come l’ennesima inculata… sarà perché fa rima con “burocrazia”?
Entrerà anche questa nell’ottica sistemistica? E non pensate che così facendo non diventerà anche questa la forma peggiore di discriminazione sociale impantanandosi in chili e chili di scartoffie da cui rimarremo schiacciati?
Ho tante altre cose da dire. Avrei tante belle strigliate da fare a TUTTI, proprio TUTTI gli italiani ma adesso sono stanca, avvilita e demotivata prima ancora che inizia l’anno scolastico. Sarà la depressione post-scuola, come il post-partum e forse ci sarà solo un modo per farmela passare: Tornare coi miei bambini, in classe dove ogni giorno è un giorno nuovo. Dove tutto quello che hai preventivato, programmato va a farsi strabenedire, modificato dalle loro domande, dalla loro curiosità dalla loro voglia di conoscenza a voi signori vi lascio le vostre sterili, miopi e pidocchiose idee…
Mentre coi miei alunni recitiamo la poesia di Ugo Tognolini:
Mestra insegnami il fiore e il frutto
– Col tempo ti insegnerò tutto.
Insegnami fino al profondo dei mari
– Ti insegno fin dove tu impari
Insegnami il cielo, più sù che si può
– Ti insegno fin dove io so
E dove non sai?
– Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, un albero e un seme
Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con Te!
Buon anno a tutti i colleghi che so si faranno un mazzo tanto per aiutare gli allievi a crescere e maturare il loro pensiero sociale, a molti verrà l’orticaria a causa di genitori invadenti, saccenti, supponenti e presuntuosi che si vogliono sostituire a loro ma tenete duro, serrate i denti e pensate solo a loro: Gli alunni.

Buon Lavoro!

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