Cultura dominante e cultura subalterna


pacellim2bSu FB sono intervenuta nel post di una carissima amica in merito all’affiggere nelle classi scolastiche il crocefisso, come simbolo religioso, oppure no, in relazione alle polemiche scatenate dagli islamisti. Riposto il mio intervento al riguardo:
… Leggo solo adesso la tua risposta, scusami. Mi sa che la pensiamo uguale lì dove dici che la mezzaluna a te non crea disagio, idem, come a me non crea disagio avere o non avere il crocefisso in classe (nella mia non c’è, non perché l’ho tolto ma perché nessuno l’ha messo e io non ne ravviso la necessità di mettercelo ). Hai ragione riguardo al fatto che loro ci impongono, quando andiamo nei loro paesi, di indossare il burqa o quanto meno di coprirci la testa ed è altresì vero che pure io, come te, non tollero che loro non rispettino le nostre usanze, tant’è che quando la Santanché tentò di strappare il velo a una musulmana a Milano io fui fra le prime ad applaudire, benché detesti la Santanché.

Il problema è che loro queste imposizioni credo che ce li abbiano per legge, mentre noi, paesi democratici, non ce l’abbiamo scritto in nessun codice che dobbiamo tenere il crocefisso in classe o andare in giro senza burqa. Riguardo al velo ad esempio, ricordo benissimo come da noi almeno fino al Concilio Vaticano II, prima della riforma della messa, era “obbligatorio” entrare in chiesa con la testa coperta (retaggio di quella cultura orientale che voleva la donna sottostare al marito, così come ribadisce anche San Paolo nelle sue lettere? Boh), era disdicevole indossare i pantaloni e ancora più scandaloso entrare in chiesa coi pantaloni. Col tempo certe “esteriorità” sono andate perse, evoluzione? Non saprei. Forse tutto dipende da come uno vive la Sua Fede, la sua condizione di vita religiosa. Io non sono atea ma non mi sento nemmeno cattolica. Quel cattolicesimo spocchioso dei parroci che predicano bene e razzolano male. Amo Cristo e preferisco definirmi “cristiana”, di quella cristianità che appartiene alla prima chiesa ed a San Francesco d’Assisi (sarà perché sono cresciuta ed ho studiato in un collegio francescano? Mi sa di si). Detto questo, io credo che dare importanza a ciò che pensano gli estremisti islamici è fare il loro gioco. Accettare la loro provocazione innescando un braccio di ferro che può solo logorare la nostra energia che può essere spesa in modo migliore. La migliore risposta che si può dare in questi casi è “ignorarli”, fare finta che non abbiano parlato. Anche i Testimoni di Geova sollevano polemiche in tal senso ma noi siamo un Paese che ha, nella sua Carta Costituzionale, propugnato la libertà di fede senza nessuna discriminazione. E’ questo che dobbiamo considerare al di là delle proprie convinzioni, non credi? Purtroppo siamo un paese dalle mille contraddizioni.
Riguardo al fatto che il crocefisso lo si trovi ovunque negli uffici di Stato non penso che sia stato messo lì per dire io sono cristiano, è un’usanza che risale chissà a quale periodo della storia e che io vedo solo come una “sottomissione” dello Stato alla Chiesa, come un’ingerenza papalina nel potere temporale e non come una manifestazione del sentire cristiano e qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo su queste “esternazioni” religiose che sono andate a sostituire quelle pagane, così come i templi dei greci e dei romani sono stati abbattuti o trasformate in chiese… La questione è spinosa e molto delicata in quanto si va ad innescare una diatriba tra cultura dominante e cultura subalterna.

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