Alberto Forchielli e la globalizzazione su piano inclinato…


Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

Alberto Forchielli, Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

Su http://www.pianoinclinato.it/   Alberto Forchielli, stamane ha annunciato che sta scrivendo un libro il cui titolo, non definitivo,  è “Come migrare” e ne spiega le ragioni che l’hanno portato a ciò.
Potete trovare il suo pensiero qui:

Come migrare: ecco perché ho deciso di scriverne un libro

Chi mi conosce sa benissimo quanto io apprezzi e stimi questo grande Economista il cui pensiero mi sono trovata spesso a condividere in perfetta lunghezza d’onda col mio. Inoltre  le sue previsioni si sono sempre rivelate esatte, azzeccate. E’ un uomo che nella vita si è speso senza risparmio per il suo lavoro che non è incanalato solo su una strada ma su più strade. Quando penso ad Alberto Forchielli l’immagine che il mio cervello mi proietta è quella di un uomo che si trovi alla base di un ventaglio. Chiuso sembra che abbia un solo interesse ma come lo apri ti rendi conto che la sua mente si espande in molteplici direzioni.
Però, non tutte le ciambelle riescono col buco (perdonatemi l’eufemismo terra terra) e così mi trovo perplessa nel leggere queste sue parole, oggi.
Premetto che quello che Alberto fa per i giovani italiani è davvero molto, moltissimo. Mosso a ciò, in primis, dal suo amore per loro che aiuta in tutti i modi possibili e impossibili. Mi capita di imbattermi in qualcuno di loro e so quanto sia stato determinante il suo aiuto, la sua presenza vicino a loro. Non ultimo, oltre all’agenzia “T-Island”, le borse di studio per meritevoli e bisognosi che da quest’anno beneficieranno grazie alla “Fondazione Roland Berger”  portata in Italia dalla sua grande cocciutaggine e dalla sua grande generosità… ma… ma ecco le mie perplessità lasciate come commento a margine del suo pezzo.

– “Ti leggo e sai benissimo come mi si stringe il cuore a queste tue parole. Non è il cuore della madre che dovrebbe vedere andare via il figlio quello che soffre. No. E’ il cuore di una donna, un’italiana, che ama appassionatamente il suo Paese e non si rassegna ad abbandonarlo all’incuria e all’inedia di chi può e non fa.
E’ vero quello che dici, Alberto. La colpa non è tutta e solo da ascrivere alla classe politica. Proprio ieri sera nella mia pagina di Fb ho iniziato ad accennare qualcosa di un bozzolo del mio pensiero, sono sicura che tu lo condivideresti in pieno. La colpa, dicevo, non è solo della Politica, un grande ruolo l’hanno giocato anche i sindacati ma prima di tutto gli industriali. Ho letto il Tuo condivisibilissimo pensiero sulla globalizzazione, sui suoi limiti e sul danno al nostro sistema economico. E’ vero, la globalizzazione è tra le cause primarie da ricercare nella nostra decadenza economica e industriale. I magnati, Marchionne in testa, hanno portato altrove le sedi “legali” delle loro aziende, dove pagano meno tasse e dove il costo della manodopera è irrisorio, dimenticandosi, però, che se le loro aziende sono diventate ciò che sono è grazie anche al sudore di padri e madri di famiglia “italiani” che dentro le loro fabbriche hanno lavorato per anni ed anni. E’ grazie anche alle numerose incentivazioni statali pagati da tutti gli italiani.

Se c’è una cosa che ho imparato dalla “globalizzazione” seguendoti è che non solo ha un volto disumano ma è anche anti etica.
Adesso, forse hai ragione, ci avviamo a una terza generazione di emigranti, non più ignoranti, analfabeti, contadini con la valigia di cartone legata con lo spago, come quella che partì ai primi del ’900 dall’Italia ma ragazzi con tanto di laurea in tasca, col trolley e col pc a tracolla. Non più su navi stipati dentro le stive ma su voli low-coast. Mi chiedo però una cosa. Quelli che partivano una volta mandavano i loro soldi a casa, ai genitori, alle mogli rimasti in Italia, e così hanno aiutato le banche ed il Paese a rinascere. Oggi succederà la stessa cosa? Faranno i nostri giovani come gli immigrati cinesi, pakistani, africani che ogni anno veicolano verso i loro paesi di origine milioni e milioni di euro?
Può servire al Paese questa emigrazione o non lo depauperà di risorse giovani che potrebbero rinnovarlo?
Forse la mia può sembrare una domanda provocatoria ma non lo è. Cerco solo di capire. Ho “bisogno” di capire.
Grazie se mi vorrai rispondere”.

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