Alberto Forchielli e l’Anno che verrà


AD di Mandarin Capital Partners. Presidente di Osservatorio Asia

Nella foto Alberto Forchielli AD di Mandarin Capital Partners. Presidente di Osservatorio Asia

Questo enunciato di Alberto Forchielli, risuona alle mie orecchie come un “Proclama”. E’ quella iniezione di adrenalina che rinvigorisce l’azione dei neuroni non solo a livello intellettivo ma anche psichico. E’ quella cura energetica che l’anima brama per i NOSTRI figli, principalmente. E’ la sposa alchemica che sono certa genererà quel figlio mercuriale che risolleverà le sorti del paese:
-” In attesa di questo momento catartico ciò in cui credo profondamente è nella possibilità di combattere alcune battaglie; combattere per i nostri giovani per evitare che diventino una generazione perduta, senza presente e senza futuro; combattere per internazionalizzare le aziende italiane alle nostre regole, e se le aziende, come spesso succede sono troppo piccole, pensare a internazionalizzare i distretti; combattere per semplificare, levare burocrazia, sciogliere lacci e lacciuoli che lasciano al palo occupazione e futuro; combattere per creare opportunità e non soltanto diritti. Perché l’Italia di oggi è perduta ma gli Italiani no, siamo brava gente che può andare oltre l’Italia per onorarla”. –
Signori, alla pugna!

Il 2015 e l’anno che verrà

Sono convinto che non esista una soluzione di continuità per uscire da questa crisi che ci attanaglia da almeno 6 anni, ma che in realtà parte dall’inizio degli anni 90, ossia non è possibile trovare nell’attuale assetto sociale e politico una via di uscita che trovi il consenso necessario, è inutile prendercela con i politici quanto è inutile formulare ricette che saranno rifiutate dalle gente e dal parlamento. Il nostro sistema si sta sempre più attorcigliando su sé stesso in una spirale che sembra non avere fine. In questi casi esiste sempre un punto di non ritorno, un punto oltre al quale non è possibile, in alcun modo, cambiare il finale. Con il DPEF 2015 Renzi si sta giocando tutto, riuscirà probabilmente ad incassare l’ok dell’UE senza sanzioni ma dovrà anche far conto su politiche non adeguatamente espansive da parte della BCE. Da un punto di vista globale US e Cina, per diversi motivi e in diverse modalità, rallenteranno e diventerà ancora più complesso per l’Europa agganciare il treno della crescita. Il rischio è che nel 2015, per l’Italia non ci sia crescita del PIL (non mi dilungherò sulla possibile e probabile attivazione della clausola di salvaguardia che porterà a ritoccare al rialzo l’IVA di nuovo con drammatici effetti sui consumi), minori entrate, minor gettito da tasse e l’inevitabile sfondamento del tetto del 3% deficit/PIL.
E allora cosa fare nel frattempo? Innanzitutto avere un atteggiamento realista e pragmatico. Non ci possiamo aspettare che nei prossimi 5-10 anni la situazione Italiana possa per magia migliorare, per questo continuo a ripetere ai giovani e ai meno giovani che non vedono futuro in Italia di andarsene perchè non ci sono cambi di passo in vista. Andarsene per tornare? Io me lo auguro, anzi farò di tutto perchè questo possa succedere ma la realtà è che la maggior parte di coloro che conosco all’estero si trovano così bene che non ci pensano neanche. Non credo che il sistema possa rinnovarsi veramente senza un evento traumatico ma liberatorio che sia in grado di dare uno scossone al sistema e ci permetta di ripartire, un qualcosa tipo l’abbinata del 25 luglio 1943 e l’8 settembre 1943 quando cadde il fascismo, si dichiarò l’armistizio, il re scappò e il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) prese in mano il paese per ricondurlo con immani sacrifici al miracolo economico che durò fino agli anni 70. In attesa di questo momento catartico ciò in cui credo profondamente è nella possibilità di combattere alcune battaglie; combattere per i nostri giovani per evitare che diventino una generazione perduta, senza presente e senza futuro; combattere per internazionalizzare le aziende italiane alle nostre regole, e se le aziende, come spesso succede sono troppo piccole, pensare a internazionalizzare i distretti; combattere per semplificare, levare burocrazia, sciogliere lacci e lacciuoli che lasciano al palo occupazione e futuro; combattere per creare opportunità e non soltanto diritti. Perché l’Italia di oggi è perduta ma gli Italiani no, siamo brava gente che può andare oltre l’Italia per onorarla.

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