L’UOMO CHE PENSA :Paolo Ercolani


Bellissima testimonianza di umiltà ed onestà intellettuale. Gli italiani che non posso fare a meno di ammirare in un Italia che ha bisogno di uomini come questi per riscattarsi dalla sua grettezza e meschinità… Grazie, Paolo Ercolani

Paolo_ErcolaniL’UOMO CHE PENSA

Oggi giornata di esami. Ossia di valutazione, a voler essere professionali, non tanto di un essere umano (compito impossibile), quanto piuttosto di ciò che egli o ella ci racconta delle lezioni che abbiamo svolto e dei libri che abbiamo messo in programma (compito comunque delicato). Proprio per questo, dovendo valutare non la persona ma ciò che essa ha da dire (e come) su un argomento specifico, soprattutto dopo tanti anni si rischia di ignorare totalmente chi si ha di fronte. O meglio, di ignorare che stiamo ascoltando le parole di un essere umano.
Ma oggi è stato diverso. Oggi mi si è presentata una persona che, come da certificazione depositata in segreteria, proveniva da una terribile malattia che le ha lasciato dei deficit evidenti di apprendimento, di memorizzazione di date e nomi e, in generale, di elaborazione cognitiva di quanto studiato.
Non ricordava i nomi dei filosofi (delle date neanche a parlarne, ma quelle non le chiedo mai), faceva una fatica enorme a spiegare i concetti più complessi, mentre quasi del tutto assente era la capacità di comparazione e sintesi critica di teorie differenti e magari contrapposte.
Confesso che mi sono sentito spiazzato! Cosa avevamo da dirci al di fuori del nostro (nostro dei docenti) sommo sapere di Hobbes, Kant, Hegel, Popper? Come potevo interagire con uno studente che non sapeva ricordare i miei amati classici e le loro teorie per di più avendone ampia e legittima giustificazione?
Proprio quando stavo per cadere vittima dello sconforto più paralizzante, però, ecco il barlume, l’imprevisto, la piacevole illuminazione improvvisa di un sentiero che ci eravamo rassegnati a percepire come totalmente buio.
Questa persona all’improvviso mi guarda dritto negli occhi, accenna un sorriso timido ma deciso, e mi dice: “Io non posso saperle le cose che sa lei. Non tanto perché lei è il professore, ma proprio perché io non posso saperle, neanche con tutto l’impegno del mondo. Ma una cosa la so, la ricordo dal suo libro. Ed è questa: “Un uomo che non pensa è come se camminasse nei sogni! Ecco perché le sto raccontando i miei pensieri, per quanto più mi riesce collegati agli argomenti del suo esame!”.
Ecco, io non ricordavo neppure di averla scritta quella frase, e forse non l’ho mai fatto.
Però per un attimo, breve ma intenso, sono riuscito a spogliarmi di tutto il mio piccolo o grande sapere, per ricordarmi che la filosofia è anzitutto capacità di pensare, in maniera onesta, autonoma e originale. Mentre troppo spesso, molti miei colleghi e io stesso, finisce che ci illudiamo di pensare quando in realtà stiamo facendo la chiosa al pensiero di questo o quell’altro grande classico.
Ma c’è un momento, ci deve essere un momento in cui dobbiamo avere il coraggio di raccogliere ed esprimere un nostro pensiero. Perché è proprio in quel momento che smettiamo di essere un numero di matricola, una figura professionale, uno studioso, uno studente o quello che volete voi, per vestire semplicemente e dignitosamente i panni di una “persona”. E l’apparente paradosso, o forse decisamente il bello, è che questo grande insegnamento me lo ha fornito proprio chi, in seguito a una grave malattia, non può fare altro che esserlo, in questo senso, una persona.
Costretta a pensare con la propria testa perché incapace di memorizzare quelle degli altri.
Crudeltà e meraviglia di questo mistero insondabile che per comodità chiamiamo vita…

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