Ciccionazzi a Chichén Itzà


Danilo Masotti e Davide Pavlidis (in rigoroso ordine alfabetico)

Danilo Masotti e Davide Pavlidis (in rigoroso ordine alfabetico)

Già nel leggere il titolo di questo racconto andavo nel panico. Ma che lingua è? Come diavolo si pronuncia? Ma è bolognese (visto che gli autori hanno avuto i natali in quella splendida “Bologna la Dotta”) o una lingua importata da qualche pianeta simile a quello abitato da Eta Beta?
Giuro che mi si inceppava, e mi si inceppa  la lingua ogni volta che provo a leggerlo.

Ho comprato il romanzo, in vendita su Amazon sia in formato cartaceo che come ebook, e ho cercato di ritagliarmi un po’ di tempo per leggerlo (cosa non facile ho circa 10 volumi sul mio comodino che attendono da tempo immemore di essere almeno sfogliati… ma li leggerò, prima o poi).
Tornando a questo romanzo devo dire che la curiosità era tantissima. Sapevo, detto da Danilo, che trattava il problema dell’obesità. Problema di cui gli autori ne avevano fatto personale esperienza e che oggi è di grandissima attualità e coinvolge non solo gli adulti ma i bambini già ai primi anni del loro ingresso a scuola.
Credo che sia l’America il Paese che ha il “privilegio” della pole position. La popolazione americana non solo è ipernutrita ma si nutre male. Fenomeno che in Europa da un paio di anni si fa più pressante. Molti i fattori. Tra questi la cattiva alimentazione e una cattiva abitudine alimentare.
Ma torniamo a noi che lo scopo di questo post non è quello di dissertare sulle norme alimentari degli italiani, per quello ci sono i dietologi, i nutrizionisti etc… etc…, ma di “recensire” il libro in questione.
Lo apro e leggo “Todo podìa pasar”, spalanco gli occhi perplessa, giro le pagine e scopro che quel nome strano non è un vacobolo bolognese nè una sua espressione idiomatica e non viene nemmeno da un altro pianeta.
Gli autori ti catapultano subito dopo l’immagine della “Madunina” e la sagoma di un aereo, direttamente in centro America. In Messico per l’esattezza. Poi, in una sola pagina riescono a riportati in Italia e il racconto inizia a delinearsi.
All’inizio ho pensato: Cavolo! Ma siamo sicuri che l’abbiano scritto due adulti? Mi sembra uno di quei temi che alcuni anni fa ebbi modo di leggere in una classe 5a… Vuoi vedere che i nostri due autori sono degli inguaribili Peter Pan?
Di sicuro avevano catturato la mia attenzione e allertato la mia curiosità. Mi viene in mente “Il giovane Holden” e mi dico: Vuoi vedere che ne fanno un remake? Ma mi ricredo ben presto. I nostri “eroi”, dimenticavo di dire che sono due i protagonisti, hanno poco in comune col giovane Holden quanto invece non ricordano vagamente “Le avventure di Tom Sawyer” con la spregiudicata maleducazione di Burt Simpson.
Così tra colpi di scena, che spaziano dall’esilarante al grottesco, i nostri autori ti presentano la loro visione del nostro Paese e del mondo in generale. Con un linguaggio duro, da bettola o da scaricatore di porto, come si diceva ai miei tempi, trascinano il lettore in un mondo dove c’è poco spazio al sentimento. Dove anche l’amore viene vissuto solo come mera pulsione sessuale, sfogo animalesco, cosa che non può essere diversamente vista la “stazza” dei nostri eroi che oltrepassa i 150 kg.
La loro stazza, unita alla loro mancanza di cultura ed alla loro ottusa visione del mondo, li porta a cacciarsi in una situazione che definire rocambolesca è usare solo un eufemismo.
Aldilà di ciò, chiuso il libro ti rimane l’amaro in bocca. Un malessere indefinito che ti porta a riflettere.
Ma che vita è mai questa vissuta dai protagonisti? Le situazioni in cui si trovano, pur se non li vedono coinvolti in prima persona in avvenimenti tragici, non ti consentono, altresì, di formulare alcun giudizio sul loro comportamento. Non so come ma, Danilo Masotti e Davide Pavlidis, nella loro narrazione tra lo scanzonato e il serioso non pongono il lettore a sentire verso i due protagonisti alcun sentimento che non sia quello della “compassione”.
Leggi e a parte un certo “freddo interiore” che in alcuni momenti ti prende alla gola e ti fa “sentire” gli odori nauseabondi di una fetida pensione per il resto ti chiedi: Ma come cavolo fanno a vivere così? Perché non provano ad essere migliori? Per iniziare, perché non provano a fare una dieta dimagrante? E, come se gli autori ti avessero letto nel pensiero, ecco che si fa manifesta la ragione di trovarsi a “Chicén Itzà” e con un geniale contrecoup sottopongono allo smarrito lettore il problema degli “imbonitori”, dei venditori di “miracoli”.
Erano andati in cerca del “miracolo” per scoprire che… e no… Per conoscere la fine avete un unico modo di scoprirlo. Comprarvi il libro.
Da parte mia ringrazio gli autori per aver saputo regalarmi con mano così “leggera” un momento di grande riflessione.
Complimenti Danilo, complimenti Davide… continuate a farci riflettere, divertendovi e facendoci divertire (ho sempre pensato che la vera arte, sia letteraria che pittorica o qualsivoglia musa seguire, nasce da vera gioia, vero amore, per ciò che si fa) col vostro  “fanciullino”…

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