Tra Prodi, Metternich, Unione Europea ed ONU: oltre l’utopia.


6-utopia-vision-of-a-better-world1Oggi ci svegliamo tutti antiorientali. Oggi siamo, per una volta, tutti coesi contro l’immigrazione. Oggi siamo indignati, ed a ragione, contro milioni di persone. Oggi l’odio ha trovato il suo fiume ed è straripato. Resta un fatto: stamane ci sono sull’asfalto morti e feriti. Non conta il numero. Una strage è tale anche quando si uccide un solo uomo. E’ una strage contro la vita. Oggi rispolveriamo Oriana Fallaci e diciamo che è stata profetica. Tutti ci interroghiamo in cerca di risposte e tutti cerchiamo di conoscere la causa. Se non fossimo stati così molli con gli immigrati oggi questo non sarebbe successo, dicono i ben informati. Eppure non mi risulta che in America l’attentato dell’11 settembre si è verificato per colpa degli immigrati. Nè quello del 1972 alle Olimpiadi di Monaco, o quello dell’anno scorso a Tunisi… e anche il dirottamento dell’ Achille Lauro nel 1985.
Ancora una volta il qualunquismo la fa da padrone. Questo attentato dovrebbe invece svegliare il mondo intero, e quindi le Nazioni Unite, per formare un esercito, come diceva qualche giorno fa Romano Prodi che nel citare Klemens von Metternich: “Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli.”, aggiungeva:
-” senza una rinnovata unità, gli stati europei non potranno giocare alcun ruolo significativo nella politica mondiale, quando solamente due secoli fa si trovarono ad essere gli unici giocatori reali.
Lasciando ora da parte l’Europa, concludo affermando che anche le altre tre grandi potenze (Cina, Russia, e Stati Uniti) sono molto lontane dall’aver costruito quello che Kissinger definì “un meccanismo efficace per consultarsi ed, eventualmente, cooperare sui problemi più significativi”.

Al momento tale meccanismo non esiste neppure in quell’area in cui tutte le grandi potenze hanno un interesse comune e condiviso, come ad esempio la lotta al terrorismo internazionale. Il terrorismo rappresenta una minaccia per tutte le principali potenze, ma risulta evidente che solo un’azione veramente globale potrà sconfiggere il pericolo rappresentato dalle organizzazioni terroristiche.

Se risulta così difficile trovare una politica collettiva rispetto ad un problema il cui “comune interesse” è così chiaro e definito, sarà ancora più difficile trovare un accordo su come affrontare altre grandi sfide quali il problema immigrazione, la riduzione della povertà nei paesi sottosviluppati e le crescenti disparità che persistono in tutti i paesi del mondo. In realtà, non siamo di fronte solo ad un disordine politico globale, ma anche ad una serie di disordini sociali ed economici.[…]
La sovranità non è più limitata dai confini geografici delle nazioni. La sovranità oggi è più diffusa e nascosta. Esistono nuovi attori nel mondo: nuove tecnologie, nuove realtà finanziarie senza limiti, nuove reti che viaggiano incontrollate su tutto il nostro pianeta.

Nuove reti invisibili plasmano il mondo in direzioni che nessuno è in grado di controllare. In funzione di questo gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e, si spera, l’Europa dovrebbero definire e realizzare un rinnovato “codice di condotta comune”, necessario per progettare soluzioni innovative in grado di affrontare le nuove grandi sfide che ci aspettano.

Da questo punto di vista, le grandi potenze hanno una serie di compiti da svolgere molto impegnativi.

Primo compito: l’aumento della collaborazione in ambiti specifici come l’Ucraina, la Siria e la lotta contro l’Isis, al fine di evitare che tali conflitti si radichino al pari della questione israelo-palestinese.
Secondo compito: predisporre meccanismi di cooperazione permanenti con scambio di informazioni legate alle grandi sfide che attendono l’umanità, quali il degrado ambientale, l’immigrazione, la disuguaglianza crescente e le nuove reti finanziarie e tecnologiche. Non a caso, il presidente cinese Xi Jinping ed il presidente Obama hanno avuto un lungo incontro riguardante la guerra cibernetica. Questo rappresenta certamente un passo positivo verso una cooperazione di tipo globale.
Terza ed ultima impresa da compiere: un rimodellamento del sistema delle Nazioni Unite. Essendo il mondo in cui viviamo molto diverso da quello del 1945, ed essendo i nostri problemi sempre più globali, che piaccia o no, le Nazioni Unite rappresentano l’unica istituzione internazionale a dimensione veramente globale.

Abbiamo bisogno di una forte riforma del sistema delle Nazioni Unite che lo possa dotare degli strumenti e degli investimenti adeguati per l’attuazione delle decisioni adottate. La creazione di una forza permanente militare, come proposto nel 1945, non è un progetto facile da sviluppare, ma -lo ripeto- abbiamo bisogno di strumenti adeguati per attuare le decisioni delle Nazioni Unite.”
Prodi concludeva il suo intervento dicendo che forse tutto ciò è utopistico. Io dico che tutto ciò è NECESSARIO, proprio alla luce dei morti di Parigi.

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