Dalla Pennsylvania a Roccalumera


Una mail, appena arrivatami dalla Pennsylvania, mi ha spinto a cercare un mio post sul web che si riferiva al bisnonno di uno zio “acquisito” nella cui casa ho trascorso parte della mia vita fino all’adolescenza.. e adesso, con tanta ma tanta commozione, mi ritrovo a “contemplare” una delle tante foto che campeggiavano nel salotto “buono”. Foto dove era raffigurato il padre di mio zio con alle spalle il Principe di Monaco ed in un’altra mentre si stringono le mani dopo la premiazione. Insieme alla foto ho trovato una piccola biografia di quest’uomo che ammiravo senza conoscerlo, ma solo per ciò che di lui si raccontava: Don Gaetano Interdonato Longo.

Don Gaetano Interdonato Longo (1865-1931) Figlio del colonnello garibaldino Giovanni Interdonato e di Teresa Longo, ricoprì la carica di Sindaco del comune di Nizza di Sicilia. Fu campione mondiale di tiro al piccione al Grand Prix di Montecarlo nel 1926, colpendo 14 piccioni su 14 e superando 170 concorrenti provenienti da tutto il mondo, tra cui il messinese D’Amico e il francese Honoré Gujot. La cronaca ce lo presenta così: “Il suo aspetto atletico ispira il senso e il fascino della forza e attrae alla sua simpatia”. Al suo fascino non resistette per esempio una spettatrice del Grand Prix, che al settimo piccione lasciò la tribuna per avvicinarlo e offrirgli un mazzo di rose come si usava fare ai vincitori. Al 14° piccione quella signora andò ad abbracciarlo piangendo di commozione. La città di Montecarlo gli eresse un busto a ricordo della sua vittoria. La passione per lo sport lo portò spesso fuori di Nizza e fu la causa della sua sconfitta alle elezioni amministrative del 1914. Per lo stesso motivo perse anche le elezioni provinciali contro l’avvocato Salvatore Isaja, e ciò ispirò una bellissima poesia dialettale al poeta nizzardo Giovanni Micalizzi.

Che dire, quando una parte della tua vita (che ti sei gettata alle spalle tanti e tanti anni fa e che credevi fosse morta e seppellita) torna all’improvviso spalancandoti la porta, riportandoti alla mente scenari semi-dimenticati,  ti tramortisce e ti lascia davvero senza fiato e forse anche tanto rammarico misto a nostalgia e, in quest’ora notturna, mi chiedo: E se fossi rimasta lì, tra quelle robuste mura?

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