Cum dividere la Via Crucis


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Dipinto di Orazio Gentileschi (Papà di Artemisia Gentileschi) “Salita al Calvario”, 1606-1607 ca – Kunsthistorisches Museum di Vienna

Credo che nessuno di noi sia esente dalla sua croce, ognuno di noi ha le sue pene, piccole o grandi che siano, sembrano inevitabili. Il problema vero è, non tanto la croce che dobbiamo portare, quanto la presunzione di farla portare agli altri. Comodo deresponsabilizzarci, liberatorio dire “è colpa tua”, e non ci rendiamo conto che in questo modo eleviamo barriere tra noi e gli altri.

Costruiamo muri sempre più spessi, mettiamo sbarre alle finestre e spranghiamo le porte e non ci avvediamo che così facendo diventiamo più vulnerabili, più facilmente attaccabili. Alle soglie del terzo millennio non so se ha fatto più danni la religione, che ha passato spesso e volentieri messaggi sbagliati o che sono stati fraintesi, o gli atei, gli agnostici, i cinici.
Il Venerdì di Passione ha per me un significato profondo, un significato che va oltre il semplice rito della celebrazione della Via Crucis… mi piacerebbe che ognuno di noi si incamminasse sulla sua strada della croce personale prendendo coscienza che isolarsi dagli altri non fa che gravare il peso della sua croce. Unirsi agli altri, in un rapporto empatico, implica la condivisione, cum dividere, non è la condivisione di uno stato o di un’immagine, share in inglese, sui social ma ha un significato molto più profondo. In matematica significa “ripartire una quantità in un numero definito di parti uguali” mentre nella religione cristiana, nel testo biblico, troviamo: Così dice il Signore: “Non consiste forse (il digiuno che voglio) nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i suoi parenti? »(Libro di Isaia 58,7, testo CEI 2008)
In questo momento in occidente, nell’occidente che fino a qualche anno fa si definiva opulento, molti animi sono esacerbati, nutrono odio per gente che fugge da guerre e carestia, hanno paura che gli tolga il pane dalla bocca e non si rende conto, l’occidente, il tronfio occidente, che non è vittima ma causa del problema.
Allora, oggi fermatevi un attimo, osservate e meditate sulla vostra croce e spero che alla fine di questa meditazione abbiate il coraggio di prenderla e di caricarvela sulle spalle, così come ha fatto il Maestro, che si è caricato non solo la sua croce ma le croci dell’umanità tutta. Lui aveva capito che non esistono i singoli problemi, non esistono persone diverse, tutti hanno la loro croce, pesante se viene portata da sola, leggere se la si porta insieme. La croce degli uomini si chiama “Umanità”. Non si viene nel mondo in vacanza ma per studiare, allora impegnatevi a fare bene i compiti.
Buon Venerdì di Passione, passione che ci vuole per affrontare la nostra misera condizione umana…

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