La scuola che lavora “sotto d(i)ettatura”


abrmQXtNegMcZGk-1600x900-noPadDomani si inizia con il primo collegio. So che sarà un anno duro per molti colleghi che grazie a una legge che si fregia dell’altisonante nome de “La Buona Scuola” ha in realtà deportato gli insegnanti in una giungla. In una foresta nera dove l’unica legge riconosciuta non è quella del merito, come hanno voluto farci credere i media portavoci del governo renziano, ma quella della giungla, appunto. Quella della sopravvivenza che fa dire: Mors tua vita mea. In questa “suola” renziana non conta tanto la distanza da casa quanto conta l’ambiente in cui si lavora. Un clima di serenità. di condivisione, di collaborazione è quello che auspico a tutti noi. Purtroppo, il nuovo che avanza non ha cambiato le leggi tacite di un ambiente eterogeneo come quello scolastico. Continua a vigere la legge dell’arroganza, della supponenza, degli arrivisti, degli opportunisti e dei profittatori, dei lecchini, in parole povere quella degli ipocriti. Dei finti buonisti… Ecco a chi si allontana da casa auguro di non doversi imbattere in simili soggetti, o, se ha la sfortuna di incapparci, che sappia riconoscerli e tenersene alla larga. Quanto a me, parafrasando un celebre testo: Io, io speriamo che me la cavo….
Buon lavoro a tutti!

In questa buona suola renziana hanno vinto le lobb del mercato economico. Di coloro che volevano “privatizzare” le scuole pubbliche, perchè, dicevano, ed erano convinti (ahimé quanto può essere nefasta la miopia intellettuale e culturale!) che così si sarebbe avuto un sistema scolastico migliore, una migliore istruzione e invece la mera realtà è questa, ben descritta in questo post, da leggere tutti:
” Dare potere ai presidi è un modo, per il Ministero, per controllare la scuola. Se controlli un preside che controlla la scuola, hai controllato la scuola. I poteri che il governo dà ai presidi sono poteri che dà a sé stesso. Nella politica di allineamento, che si sta chiaramente delineando, il preside non è che un esecutore, cui si chiede di adeguarsi alle politiche dall’alto e rendersi garante della loro applicazione.
La professione dell’insegnante sta cambiando in modo talmente rapido da lasciare sconvolti. Tra i nuovi poteri dati ai presidi c’è anche questo: di decidere in quale direzione deve andare la professione docente. Dimenticatevi la libertà di insegnamento. Ora il modo di insegnare sarà deciso da questo nuovo, singolare mercato. Saranno i presidi a decidere quali competenze sono importanti. C’è il preside che chiede che i candidati si presentino con un video a figura intera.”

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