Attualità del Metodo Montessori


mariamontessoriscuola.600.jpgNel mio C.V. c’è, anche, una Specializzazione sul Metodo Montessori, che io cerco, per quanto consentitomi dall’ambiente rigido ed omologante delle scuole pubbliche, di applicare quotidianamente.
La pedagogia montessoriana nasce e si sviluppa 100 anni fa e il suo pensiero viene esplicitato nel libro: “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini”, pubblicato nel 1909.
Il primum pedagogico da cui Lei parte è:
Non trattate i bambini come fantocci: dategli fiducia e lasciategli eseguire anche i compiti che vi sembrano fuori dalla loro portata. Fateli stare a contatto con la natura e a prendersi cura di piante e animali. Puntate sui loro talenti e non continuata a evidenziarne i difetti.”
Sono stati scritti più di 100 anni fa ma sono ancora validissimi. Maria Montessori, è la capostipite della pedagogogia moderna che tutto il mondo ci invidia!
Ricordo che la Montessori aveva anche dato disposizioni ben precise riguardo alla strutturazione dell’ambiente. Strutturazione che non era un semplice inserire libri e giocattoli o altro materiale. Ma libri, oggetti e materiali sono collocati lì proprio per una ben precisa “finalità” didattica. Per l’acquisizione di una determinata “competenza”, abilità o che dir si voglia.
Per Maria Montessori, il Bambino non solo era al centro dell’azione educativo-didattica ma era lui stesso che determinava le sue conoscenze, spinto dalla molla della curiosità.
Io lo vado ripetendo quotidianamente ai miei alunni: Siate curiosi. Solo la curiosità è la molla per la Conoscenza.
Ecco i 10 punti salienti del Suo pensiero pedagogico:
1. “La madre che imbocca il bambino senza compiere lo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio, non lo sta educando, lo tratta come un fantoccio. Insegnare a mangiare, a lavarsi, a vestirsi è un lavoro ben più difficile che imboccarlo, lavarlo e vestirlo.”

2. “Non bisogna giudicare la capacità dei bambini in base all’età e non lasciargli fare qualcosa perché troppo piccoli. Bisogna dimostrare fiducia e lasciargli svolgere i compiti più facili. Ad esempio un bambino di due anni potrà mettere il pane in tavola, mentre quello di quattro portare i piatti. I bambini sono soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci e non si vedono esclusi dalla possibilità di esercitarsi.”

3. “… imparare ad agire con precisione è un ottimo esercizio per armonizzare il corpo e imparare il controllo dei movimenti. Uno degli esercizi più utili consigliati dalla Montessori è insegnare ai piccoli ad apparecchiare con diligenza, servire a tavola, mangiare composti, lavare piatti e riporre le stoviglie.”

4. “Il maestro deve ridurre al minimo il proprio intervento. Non è un insegnante che sale in cattedra e dispensa dall’alto il suo sapere, ma deve essere un angelo custode, deve vigilare affinché il bambino non sia intralciato nella sua libera attività. Deve osservare molto e parlare poco.”

L’insegnante deve rispettare il bambino che fa un errore, e indirizzarlo a correggersi da solo. Chiaramente l’educatore deve intervenire in modo fermo e deciso quando il bambino fa qualcosa di pericoloso per sé e per gli altri.

5. “Bisogna rispettare il bambino che si vuole riposare da un’attività e si limita a guardare gli altri bambini lavorare. L’educatore non deve forzarlo.”

6. “Se fate una passeggiata in montagna non prendete il piccolo in braccio, ma lasciatelo libero, mettetevi voi al suo passo, aspettate con pazienza che raccolga un fiore, che osservi un uccellino…”

7. “Educate il bambino a prendersi cura degli esseri viventi. Le cure premurose verso piante e animali sono la soddisfazione di uno degli istinti più vivi dell’anima infantile.”

8. L’educatore deve concentrarsi sul rafforzare e sviluppare ciò che c’è di positivo nel bambino, i suoi pregi e i suoi talenti, in modo che la presenza delle sue capacità possa lasciare sempre meno spazio ai difetti. E mai parlare male del bambino in sua presenza o assenza.

9. Un bambino posto in un ambiente idoneo a contatto con i materiali giusti e sotto la guida di un insegnante attento  e discreto potrà sperimentare e affinare le sue immense potenzialità.

10. “Il bambino è come un viaggiatore che osserva le cose nuove e cerca di capire il linguaggio sconosciuto di chi lo circonda. Noi adulti siamo i ciceroni di questi viaggiatori che fanno il loro ingresso nella vita umana…”

E’ pur vero che la pedagogia Montessoriana nasce e si sviluppa nella Scuola dell’Infanzia, quello era l’ambiente in cui lei si muoveva, ma ciò non toglie che questa “visione metodologico-didattica” non debba essere applicata anche nella scuola primaria.
Nella scuola primaria il bambino è ancora in divenire, deve ancora crescere. Inizia quella che il Piaget definisce la terza tappa del pensiero cognitivo: lo sviluppo del pensiero concreto. Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di approdare a quella delle “operazioni formali”. Il bambino, nella scuola primaria, si incammina verso l’astrazione del pensiero per la formulazione di concetti, di teorie, di regole matematiche, linguistiche, disciplinari. (Anche se oggi, da mie esperienze personali, queste età mentali teorizzate da Piaget si sono ampiamente modificate al.. ribasso. Il rigido schematismo delle età dovrebbe essere rivisto)
Ma tornando a noi ed alla Montessori ecco in sintesi il suo pensiero:
“Educare, per ogni maestra montessoriana, deve significare aiutare i bambini a divenire consapevoli del dono che già possiedono e a svilupparlo durante il corso della loro vita. L’educazione è un’educazione per la vita: è il diventare consapevoli di noi stessi, del posto che occupiamo fra tutte le cose che ci circondano, nella società e nell’universo intero.
L’intervento educativo della maestra, dunque, è tutt’altro che diretto: è più passivo che attivo; è un orientamento tra diverse possibilità; è una figura sempre pronta a fungere da ascoltatore, da osservatore e da stimolo discreto. L’educatore deve saper cogliere il giusto momento per intervenire con pazienza e umiltà senza sostituirsi al bambino (compito molto difficile per gli adulti, genitori ed educatori, che si sostituiscono sempre quando il bambino non riesce in qualcosa). La maestra non insegna al bambino la sua verità, non cerca di travasare in lui la il suo sapere ma dirige (viene, infatti, chiamata direttrice ) le attività del bambino, quella attività che gli permettono di sviluppare il suo spirito in modo libero di liberare le sue immense energie, e potenzialità che la società e la scuola tradizionale invece comprimono implacabilmente.
La mia personale opinione al riguardo è che da una tale visione montessoriana quello che non si ravvede è il bambino con difficoltà o con disabilità. Questo, a onor del vero, perché ai suoi tempi questi bambini vivevano reclusi e nascosti agli occhi del mondo. Ma sono certa che se fosse vissuta oggi, Lei, non avrebbe compilato una lista tra bravi e meno bravi. Tra disabili e normodotati, per lei esisterebbe solo ed esclusivamente il BAMBINO!
io sono convinta che qualunque intervento si voglia fare è sterile, rigido, irreale se si prescinde dalla personalità del singolo alunno, se si taglia fuori dall’intervento del docente nella, e con la classe, l’educazione del diversabile…
Per conoscere meglio il Metodo vi rimando a questo link

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