Giù al Sud


 

Solo abbattendo i luoghi comuni, i pregiudizi, l’Italia può uscire dal provincialismo che la attanaglia.

Smettiamola di farci mettere i piedi in faccia da personaggi da avanspettacolo, da gentucola il cui naso non va oltre la loro pancia, ascoltiamo chi ci dà speranza. Chi ci aiuta a credere che un sud migliore si può avere perché al Sud c’è tanta brava gente, onesta, volenterosa intelligente,  che risolleverà le sorti di una provincia che per anni, chi sta al potere, chi ha i soldi,  ha svilito ed ha permesso che fosse svilita:

“Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto non ne so e di quanto si possa percepire, di intenso, profondo, senza riuscire a cogliere appieno il senso dell’insieme. Ho pensato che fosse più corretto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica.

Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva. Questo libro è il mio mattone (termine disgraziatissimo per un libro) per il muro della casa che si costruisce insieme. Il Sud non ha voce, o voci piccole e sparse, ed è possibile che gli stessi protagonisti non percepiscano quanto siano parte di un tutto, forse decisivo. Mentre tutti guardano al Nord, ricco e potente, alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l’Italia di domani. Un’Italia migliore.”

 

“Giù al sud, come i terroni salveranno l’Italia”

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