Meno etichette, più profili


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Insegnamo ai bambini ad essere “affamati” di sapere. Stracciamo la didattica dei diktat e della progettazione. Smettiamola di valutare attraverso sterili test uguali per tutti. Non parliamo di programmi personalizzati per poi pretendere da tutti la stessa “logica” per rispondere a domande standardizzate. Se programmazione didattica ed educativa deve essere “personalizzata”, come è giusto che sia nel rispetto dell’individualità del singolo alunno, allora non hanno senso le somministrazioni uguali per tutti.

I bambini, gli alunni, sono persone non macchine. Perché la scuola, lo Stato, “pretendono” di giudicare i bambini come se fossero robot? Continuerò a dire no ai test Invalsi… no alle prove equipollenti,in particolare nei primi cicli scolastici.

Quando il sapere non è ancora specifico e circostanziato NON ha senso, né logica pedagogica somministrare test preconfezionati!
Meno etichette, più profili dell’alunno…
«Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore».[Maria Montessori]

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