Pubblicato in: Di tutto un po', Notizie e politica, Riflessioni personali, Società e Costume

I bianchi e lo schiavismo


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I’m african american?

Ieri, a scuola, durante la lezione di inglese gli alunni hanno letto un brano (per la precisione quello dell’ immagine allegata) e erano rimasti sorpresi nel leggere “I’m African American”… Allora mi è venuto in mente il libro “La capanna dello zio Tom” e la deportazione dei neri dall’Africa. Difficile non fare un’associazione con la situazione che stiamo vivendo al giorno d’ oggi.

Difficile non ricercare le ragioni di questo odio razziale proprio a quelle deportazioni.

I bianchi si sono resi da secoli responsabili delle peggiori efferatezze, eppure sembrano non ricordarsene.

[cit.]Già durante le esplorazioni sulle coste atlantiche i Portoghesi avevano iniziato a catturare neri africani per renderli schiavi; quando in America la manodopera cominciò a scarseggiare, si pensò che proprio gli schiavi neri africani potessero risolvere il problema.

La richiesta di schiavi africani divenne altissima e provocò lo sviluppo del commercio di schiavi neri, fenomeno che venne chiamato tratta dei neri: nel Cinquecento esso rimase ancora limitato (gli storici hanno calcolato 300.000 schiavi portati in America), ma tra il Seicento e l’Ottocento ebbe grandissimo sviluppo e milioni di schiavi neri (le cifre più verosimili parlano di circa 10 milioni) attraversarono l’oceano Atlantico sulle navi dei commercianti di schiavi, detti negrieri. Se inizialmente questo commercio era soprattutto nelle mani di Portoghesi e Olandesi, poi passò sotto il controllo dei Francesi e degli Inglesi: Nantes in Francia e Liverpool in Inghilterra si specializzarono in questo commercio. (qui la fonte)nella stiva di una nave negriera

Il Tempo è la migliore medicina della coscienza. Ci fa dimenticare ciò che siamo stati per autoassolverci impunemente.

Le continue lotte tra bianchi e neri in America, l’ accanimento degli europei contro gli immigrati che arrivano stipati come sardine sui barconi mi invitano a riflettere su come le cose sono cambiate, o sono come sono sempre state.

Da una parte un popolo, una razza, che continua a subire angherie e sorprusi dall’altra parte una razza che si reputa superiore, come superiore si riteneva Hitler e la sua razza ariana.

Ma siamo sicuri che sia una questione di “colore” e non di “povertà”.133647727-6ce25dcd-71d6-4864-a4ad-8968b43e4c1c

Ecco, io sono convinta che la discriminazione nei piani più sottili si fa solo sulla pesantezza del portafoglio. La cosa assurda è che anche il più povero dei bianchi si ritiene superiore a un uomo nero… Ma superiore in cosa? Quando la smetteremo di predicare odio razziale?

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Autore:

Docente di Scuola Primaria, specializzata sul Sostegno, ha conseguito il diploma di Counsellor Scolastico (Iscritta al CNCP), si interessa di: Istruzione. Costume e Società. Politica e Religione. Arte e Letteratura. Web e multimedialità. Inseguendo una chimera… Acqua, Vento e Nuvola

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