Questa non è la scuola che sogno


scuola-che-sognoMettiamoci in testa una cosa: La “Buona Scuola” non la fa il Governo. Non la fanno coloro che in classe non hanno mai messo piede. La Buona Scuola la fanno prima di tutto i docenti, poi i dirigenti “illuminati”. L’autonomia scolastica non è quella che si concede al dirigente di “dirigere” la scuola come se fosse una fabbrica. L’autonomia è quella che si dà al docente nel gestire la sua classe, nell’organizzare le attività didattiche e metodologiche più consone al livello di apprendimento dei propri alunni. Perché, se è vero che ogni alunno è diverso dal compagno, se il materiale umano è composto dalla singolarità degli individui, è inconcepibile che si voglia omologare la fucina umana a quella di una industria di robot (INVALSI docet). E’ impensabile che le decisioni siano prese dal solo DS che, per pavidità, declina dalle sue responsabilità dicendo sempre “NO”, come fanno i bambini nel periodo “oppositivo” della prima infanzia.
E’ assurdo che l’insegnamento venga seppellito da carte e burocrazia.
Irrazionale che un docente non possa “in piena e totale libertà” prendere una decisione senza dover sempre interpellare Caio o Sempronio.
Allucinante che venga trattato come se fosse incapace di accollarsi le responsabilità delle “sue” scelte.
Restituite la “Libertà di insegnamento” ai docenti. Saranno i bambini, i genitori, che decideranno se un docente vale o non vale. Non fatelo giudicare dal collega o dal DS che non sa cosa vuol dire insegnare.
Matteo Renzi, che pure ha una moglie insegnante, questo non l’ha voluto capire ed ha permesso che fosse partorito un aborto di “illiberalità” della cultura e di sfruttamento minorile.
Di assurdi progetti di alternanza scuola-lavoro che lasciano senza parole. Di spostamenti dei docenti senza nessuna ratio. Di alunni in difficoltà sempre più abbandonati nelle classi ed alla responsabilità della famiglia. Lì dove lo stato, invece, avrebbe dovuto alleviare le difficoltà socio-familiari e favorire il loro inserimento sociale. Certo, non nascondo che molti docenti abbiamo le nostre colpe. Lì dove chiudiamo gli occhi e facciamo finta che il problema non esiste per non avere noie, come fa un genitore che le dà tutte vinte al figlio, basta che non rompa le scatole. Lì dove non ci aggiorniamo e non camminiamo a passo coi tempi, col risultato che gli alunni entrano nelle nostre aule e parlano un linguaggio a noi sconosciuto. Abbiamo le nostre colpe perché molti di noi sono “disamorati” nel fare un lavoro che è diventato sempre più frustrante, soggetto al ghiribizzo di questo e/o di quello, svilendo, dall’interno, quella che era una “missione sociale”.

Ricordo una frase di Tullio De Mauro, recentemente scomparso: -“Chi blatera sugli insegnanti sfaccendati e privilegiati non soltanto dice sciocchezze ma, contribuendo ad abbassare la stima sociale, concorre alla loro demotivazione e danneggia quindi l’intero sistema dell’educazione”-.

Perché un docente che entra in classe è colui che prepara gli uomini del futuro. Uomini, non automi. Ricordiamocelo! [ˆ#AngeliKaMente questa non è la scuola che sogno]

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