Pubblicato in: Cultura Alternativa, Dalla parte dei bambini, Riflessioni personali, Società e Costume

Halloween: il mio punto di vista


celebrazioni_autunnali

Ogni anno mi tocca leggere la solita polemica tra i denigratori della festa di Halloween che dicono: E’ una pagliacciata, non ci appartiene, non è nella nostra tradizione. La nostra tradizione è quella di Ognissanti, è la Commemorazione dei defunti.

Adesso non meravigliatevi, nè scandalizzatevi, se io, più vi leggo e più vorrei tornare nel mondo dei bambini.

Gli adulti siamo noiosi, ripetitivi, pedanti, lì dove i bambini sono impulso, fantasia, stimolo creativo.

Nella mia classe ogni anno affrontiamo l’argomento ma da una prospettiva molto più “ampia” e, ogni volta che lo faccio, non posso fare a meno di ridere dei luoghi comuni sui quali molti adulti fondano le loro convinzioni.

Con i miei alunni riflettiamo, ragioniamo insieme e colleghiamo le molteplici informazioni in nostro possesso.

Riflettiamo sul perché molti dicono che le festività, religiose o civili, siano riti “pagani” e non hanno tutti i torti in quanto noi sappiamo che festività e riti che noi celebriamo si sono innestati su vecchie celebrazioni e vecchi riti delle civiltà precedenti.

Le testimonianze storiche attestano l’usanza di commemorare i morti già in civiltà antichissime, distanti tra loro per spazio e tempo. Dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti. Origini e riti che si ricollegano all’antica usanza del banchetto funebre, un tempo comune a tutti i popoli indo-europe.

I miei alunni riflettono su come, l’uomo, nomade fin dalla Preistoria, ovunque vada si porta dentro il suo bagaglio culturale, le sue tradizioni e di come “condivida” con gli altri le sue conoscenze (come ad esempio fanno i giapponesi con i loro bonsai).

La storia cambia, muta nel tempo pur mantenendo inalterate le sue radici. Il suo comun denominatore.

E’ vero, Halloween non appartiene alla nostra cultura (e trovo singolare come molti razzisti e xenofobi che vedono le loro convinzioni minacciate dagli immigrati che vengono dai paesi africani poi accettino quello che viene d’oltremanica) più di quanto la Commemorazione dei defunti e la festa di Ognissanti appartenga a chi non è cattolico.
Ma se con certosina pazienza andiamo a ricercare l’origine, la sorgente di quella tradizione scopriamo che la radice è la stessa. Identica. Cambia la forma ma la sostanza è unica per tutti.

Nella nostra tradizione si racconta ai bambini che la notte del 2 novembre i morti lascino le loro tombe e tornino sulla terra a trovare i loro cari recando ai bambini dei dolci particolari. In Sicilia e nel meridione in generale loro portano i celeberrimi ossa dei morti. In Sicilia è tradizione mettere nella calza anche la famosa frutta martorana o pasta reale.

Nei Paesi di origine anglofona questa stessa “visione” , questo passaggio sulla terra di chi si trova nella tomba, nell’oltretomba, avviene il 31 ottobre.

Quindi, come possiamo vedere le due feste differiscono solo nelle date e nelle forme ma non nella sostanza.

La radice è identica!

Allora riflettiamo sul perché e non sul cosa… Perché l’uomo, dalla notte dei tempi, ha costruito questo pensiero. Io, una spiegazione me la sono data.

L’uomo tenta di esorcizzare la paura della morte, dell’ignoto, dell’incognita del suo destino dopo la morte. Le religioni servono prima di tutto a questo. Ci rincuorano, ci danno coraggio quando ci insegnano che non tutto è perso, che la nostra vita continua oltre la morte e che non abbandoneremo mai questa Terra. Tutti ci lamentiamo della vita che facciamo ma, contemporaneamente, vorremmo vivere in eterno e ci attacchiamo alle tradizioni solo con l’illusione di sopravvivere e la paura di tornare e trovare il mondo cambiato.

Vorremmo cristallizzare la Vita non potendo evitare la Morte.

Che si usino queste credenze per esorcizzare la Morte, le nostre paure, è del tutto plausibile. Fa parte della crescita e dell’equilibrio psichico degli uomini e in particolar modo dei bambini. Loro hanno bisogno di sapere che i mostri possono essere controllati. Che i mostri in realtà non sono altro che frutto del pensiero. Quei mostri che turbano i loro sonni e che loro non sanno spiegarsi. Sono i mostri che derivano dal sentirsi abbandonati, trascurati, ignorati. Sono i mostri della deprivazione affettiva, della mancanza di attenzioni e della scarsa partecipazione alla loro crescita. Sono i mostri che nascono quando si pensa al futuro incerto e nebuloso quelli che ci tormentano ad ogni età. I bambini non ne hanno coscienza ma ci sono, li hanno, aumentati dai discorsi preoccupati degli adulti.

Lo vedo a scuola quando dico loro di scrivere la fine di un racconto letto in classe. Sono pochissimi quelli che mi danno conclusioni a “latte e miele”, molti di loro invece parlano di mostri, assassini, sangue, coltelli, alieni…

Allora, lasciamo che i bambini si divertano, divertiamoci insieme a loro e non contro di loro, prima che la Vita vorace piombi come un falco su di loro e li divori.

Buone festività autunnali a tutti.

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Autore:

Docente di Scuola Primaria, specializzata sul Sostegno, ha conseguito il diploma di Counsellor Scolastico (Iscritta al CNCP), si interessa di: Istruzione. Costume e Società. Politica e Religione. Arte e Letteratura. Web e multimedialità. Inseguendo una chimera… Acqua, Vento e Nuvola

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