Pubblicato in: Notizie e politica, Scuola, Società e Costume

Don Milani, oggi più che mai


Don-MilaniRiproponiamo ancora nelle scuole le lettere di Don Milani. Oggi più che mai, in quanto viviamo un periodo in cui due minus habentes calpestano la Libertà degli individui e la Libertà di parola.

Le lettere di cui parlo sono quella scritta ai giudici, che dovevano processarlo per essere sostenitore dell’obiezione di coscienza e quella ai Professori che si chinavano al potere fascista per inculcare idee mistificatrici della realtà e del mondo nelle menti degli alunni.
“Dovevo ben insegnare come un cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.
Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande: I CARE. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”.
E’ il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego””.

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Il maestro deve anche sapere disobbedire e pagare di persona: “Non posso dire ai miei giovani, che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirl

a. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.”

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” In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2% della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe e lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivò più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi il diritto al suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano di fatto esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta … l’esercito non ha mai o quasi mai rappresentato la Patria nella sua totalità”
“Ho a scuola, esclusivamente figlioli di contadini e di operai. La luce elettrica a Barbiana è stata portata quindici giorni fa, ma le cartoline di precetto hanno cominciato a portarle a domicilio fin dal 1861. Non posso non avvertire i miei ragazzi che i loro infelici babbi han sofferto e fatto soffrire in guerra per difendere gl’interessi di una classe ristretta (di cui non facevano nemmeno parte!), non gli interessi della Patria. Anche la Patria è una creatura cioè qualcosa di meno di Dio, cioè un idolo se la si adora. Io penso che non si può dar la vita per qualcosa di meno di Dio. Ma se anche si dovesse concedere che si può dar la vita per l’idolo buono (la Patria), certo non si potrà concedere che si possa dar la vita per l’idolo cattivo (le speculazioni degli industriali). Dar la vita per nulla è peggio ancora.”

La Lettera ai giudici

Lettera a una professoressa (stralci)

Autore:

Docente di Scuola Primaria, specializzata sul Sostegno, ha conseguito il diploma di Counsellor Scolastico (Iscritta al CNCP), si interessa di: Istruzione. Costume e Società. Politica e Religione. Arte e Letteratura. Web e multimedialità. Inseguendo una chimera… Acqua, Vento e Nuvola

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