
Lungi da me dal voler fare proselitismo religioso ma chi mi segue sa quanto profondo sia in me il senso del “cristianesimo”. Quel cristianesimo predicato da san Francesco d’Assisi e da tanti altri Maestri “illuminati”.
Chi mi conosce sa bene il mio “fatalismo”. Nulla avviene per caso.
Nessun incontro, sia questo con persone, cose, accadimenti o… brani di letture, si palesano davanti a noi se non sono già state scritte…
Nulla avviene per caso in questo mondo, come diceva Einstein, “il Caso non esiste. Esso non è altro che il nome che gli scettici danno alla Provvidenza Divina”.
E non è un caso che stasera, nel cercare notizie su “Byblos”, il cui nome mi ricorda qualcosa, ma non so bene cosa, mi sono imbattuta nel racconto della Cananea che implora Gesù affinché gli guarisca la figlia (Byblos o Biblo si trovava in Cananea che allora comprendeva, grosso modo, il territorio attuale di Libano, Israele, Palestina e parti di Siria e Giordania).
Ve la riporto perché penso che sia la migliore risposta che possiamo dare a tutti quelli che dicono che i porti si devono chiudere. Che la nostra cultura e le nostre terre non devono finire in mano ai neri.
Se anche uno solo di quelli che mi seguono e che la pensano così, dopo aver letto tutto si soffermeranno a riflettere prima di consegnare il loro pensiero al sonno potrò ritenermi soddisfatta. Avrò portato uno spiraglio di luce nel buio delle coscienze.
“[…]partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Ed ecco la riflessione trovata sul web, relativa a questo episodio:
“La straniera delle briciole, uno dei personaggi più simpatici del Vangelo, mette in scena lo strumento più potente per cambiare la vita: non idee e nozioni, ma l’incontro. Se noi cambiamo poco, nel corso dell’esistenza, è perché non sappiamo più incontrare o incontriamo male, senza accogliere il dono che l’altro ci porta. Gesù era uomo di incontri, in ogni incontro realizzava una reciproca fecondazione, accendeva il cuore dell’altro e lui stesso e ne usciva trasformato, come qui. Una donna di un altro paese e di un’altra religione, in un certo senso, «converte» Gesù, gli fa cambiare mentalità, lo fa sconfinare da Israele, gli apre il cuore alla fame e al dolore di tutti i bambini, che siano d’Israele, di Tiro e Sidone, o di Gaza: la fame è uguale, il dolore è lo stesso, identico l’amore delle madri. No, dice a Gesù, tu non sei venuto per quelli di Israele, tu sei Pastore di tutto il dolore del mondo.Anche i discepoli partecipano: Rispondile, così ci lascia in pace. Ma la posizione di Gesù è molto netta e brusca: io sono stato mandato solo per quelli della mia nazione, per la mia gente. La donna però non molla: aiutami! Gesù replica con una parola ancora più ruvida: Non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani. I pagani, dai giudei, erano chiamati «cani». E qui arriva la risposta geniale della madre: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù. Nel regno di Dio, non ci sono figli e no, uomini e cani. Ma solo fame e figli da saziare, anche quelli che pregano un altro dio. Donna, grande è la tua fede! Lei che non va al tempio, che prega un altro dio, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono figli e cani, che Lui prova dolore per il dolore di ogni bambino, che la sofferenza di un figlio conta più della sua religione. Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono. Conosce Dio dal di dentro, lo sente all’unisono con il suo cuore di madre, lo sente pulsare nel profondo delle sue piaghe. E sa che Dio è felice quando vede una madre, qualsiasi madre, abbracciata felice alla carne della sua carne, finalmente guarita. Avvenga per te come desideri. Gesù ribalta la domanda della madre, gliela restituisce: Sei tu e il tuo desiderio che comandate. La tua fede è come un grembo che partorisce il miracolo: avvenga come tu desideri. Matura, in questo racconto, un sogno di mondo da far nostro: la terra come un’unica grande casa, una tavola ricca di pane, e intorno tanti figli. Una casa dove nessuno è disprezzato, nessuno ha più fame.(Letture: Isaia 56, 1.6-7; Salmo 66; Romani 11, 13-15.29-32; Matteo 15, 21-28)
[Ermes Maria Ronchi, presbitero e teologo italiano dell’Ordine dei Servi di Maria, su Avvenire del 14 agosto 2014]