Pubblicato in: La Scuola vista da me

Metodologia didattica


Sono una fans del Metodo FOL per la letto-scrittura. Un metodo che parte dal concetto che i bambini debbano “costruirsi” gli apprendimenti. E loro, giorno dopo giorno, stanno imparando a costruire le lettere e devo dire che sto procedendo in modo spedito: Cinque vocali e 8 consonanti (T – F – V- S – Z – M – N – L) in stampato maiuscolo in un mese, con relativo “dettato ortografico” come verifica non penso che siano pochi. Grazie a questo metodo ho individuato ben quattro alunni che scrivevano le lettere e i numeri in modo speculare. Sono quei bambini che quando arrivano in seconda vengono etichettati come “dislessici”, “disgrafici”. Col metodo FOL , loro, sono in grado di tornare sul loro errore e di autocorreggersi cosa che mi riempie di grande orgoglio.

In questo mese avevo un solo cruccio: Un bambino non riusciva a capire che per costruire la lettere doveva partire dall’alto. Dal rigo grande al rigo piccolo. Eppure le ho provate tutte, facendogli colorare i righi affinché “vedesse” dove scrivere. Mettendo i punti da dove doveva partire. Se lo guidavo scriveva bene, se lo lasciavo lavorare da solo in autonomia, tipo copiare dalla lavagna (tutti i bambini copiano dalla lavagna la data, sia sul quaderno a righe che a quadretti, anche se ancora non sanno leggere, ma sanno cosa scrivono), lui no. Niente. Chiaramente iniziando a scrivere sbagliando dal primo rigo poi non si ritrovava a scrivere nei righi successivi. Non vi nascondo che ero proprio all’esasperazione. Non riuscivo a capire come e perché se gli davo l’input partiva e procedeva bene, se lo lasciavo da solo nulla.

Un’ora, oggi, sono stata appresso a lui mentre i compagni lavoravano autonomamente. Sbagliava a copiare, cancellavo e gli dicevo di ricominciare.

Andava al posto e ripeteva l’errore.

Poi d’improvviso l’illuminazione!

Gli ho chiesto se aveva un righello, al suo assenso l’ho mandato a prenderlo, l’avevo seduto al primo banco e io mi ero seduta accanto a lui. Quando mi ha consegnato il righello gli ho spiegato a cosa serviva parlandogli di centimetri e di millimetri e gli ho detto: -“Adesso misuriamo la larghezza dei righi. Il rigo piccolo misura 0,5 mm e il rigo grande 0,7 mm – e lo scrivo accanto al rigo (come si usa fare nei problemi geometrici)- Cosa è più grande il 7 o il 5?” – gli chiedo – lui mi guarda e mi fa: -“Il 7”-

Lo guardo e gli chiedo: -“Adesso hai capito qual è il rigo grande? Da dove devi iniziare?”.

Con un viso illuminato da un grandissimo sorriso mi fa: -“SI!”

Gli dico:-” Bene, allora mettiti tranquillo e ricopia!”.

Non ci crederete ma… NON ha più sbagliato! Non so se devo ringraziare il suo o il mio angelo custode che mi ha “illuminato”.

Anche questa è “metodologia didattica”.

Ed io sono soddisfatta…

Autore:

Docente di Scuola Primaria, specializzata sul Sostegno, ha conseguito il diploma di Counsellor Scolastico (Iscritta al CNCP), si interessa di: Istruzione. Costume e Società. Politica e Religione. Arte e Letteratura. Web e multimedialità. Inseguendo una chimera… Acqua, Vento e Nuvola

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