Pubblicato in: Notizie e politica, Riflessioni personali, Salute e Benessere, Società e Costume

In attesa che tutto finisca


Lo scenario prossimo futuro che si prospetta per gli italiani ci viene offerto da Piazza San Marco, oggi, a Venezia: Desolazione!

Come mamma e nonna, con figli e nipoti a Milano, non nascondo che mi sento fluttuare in un senso di indeterminatezza e di inutilità. L’unico augurio che mi faccio, e che faccio a tutti noi, è che tutto torni in fretta alla quotidiana normalità. Sentire che il settore turistico del Paese è bloccato. Delle disdette anche per il periodo Pasquale ed estivo. Pensare alle spese sostenute per festeggiare il Carnevale veneziano, così come tutti gli altri eventi in giro per il Paese mi sgomenta, rattrista e mi manda nel panico.

Comprendo che l’impotenza di prevedere l’evoluzione dell’ infezione porti a polemizzare e a scaricare le responsabilità ma spero che presto il buon senso prevalga sulla strumentalizzazione politica.

Che la paura lasci il posto alla Ragione.

Per il VERO BENE del Paese e degli italiani, TUTTI.

Solo una cosa possiamo fare, soprattutto per il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti: Non ostacoliamo il lavoro degli addetti ai lavori, diffondiamo ottimismo e serenità e auguriamoci che non ci siano altri contagiati e tutto rientri in breve tempo e che il Paese torni alla normalità riprendendo la produttività perché tutti abbiamo famiglia, tutti vogliamo mangiare buon cibo e non il fegato facendoci il sangue cattivo.

Non accresciamo i problemi alimentando le paure.

Può sembrare cinico ma io amo pensare che sia realistico. Non si campa di aria ma, come dice la stessa Bibbia: Tu uomo lavorerai la terra col sudore della tua fronte…

Il lavoro è necessario all’uomo, è propedeutico alla sua sopravvivenza e l’idea di un Paese paralizzato mi terrorizza più del corona virus.

Grazie alle tecnologie molte aziende hanno attivato lo smart working ma chi ha un’attività commerciale come fa a sostenere le spese passive senza avere entrate?

Dramma nel dramma.

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Storia, ovvero, la scienza degli uomini nel tempo.


Ogni anno, ricordando le Foibe, si innestano le medesime polemiche. le medesime recriminazioni. Coi fascisti che si fanno forti per rispondere ai misfatti nazi-fascisti sbandierando, a suon di fanfara, la strage degli italiani e la fuga in massa dai territori istriani. Dove i morti vengono usati come arma per nascondere i loro crimini di guerra e non solo.

Ogni anno, chi è di sinistra, si sente messo in stato d’accusa come se, il senso di colpa che i fascisti tentano di instillarci potesse cancellare i loro misfatti e i loro abomini in terra “straniera”.

Con le “Foibe” tentano di cancellare gli anni del terrore, delle loro guerre fatte partendo dalla Spagna fino alla Russia, dai Balcani all’Africa ed in cui persero la vita non solo altre popolazioni per mano dei moschetti italici ma anche tanti giovani italiani arruolati dal ducetto per soddisfare la sua ambizione di restaurare l’antico Impero Romano. In un pressappochismo che NON ha nulla di “Storia” ma tanto di tribunale del popolo che si perpetra nelle piazze, nei bar di paese ovunque tranne che nei luoghi preposti: Quelli della Storia, i fascisti (a cui si sono uniti i leghisti) fanno processi sommari sperando di venire assolti per i loro crimini, di cui le foibe, e duole dirlo, furono l’epilogo alle loro nefandezze. In queste guerre di Potere e di sfrenata arroganza alla fine chi paga sono, insieme ai carnefici anche gli innocenti. Così è sempre stato e così continuerà ad essere fino a che l’uomo cercherà il Potere sugli altri usando la violenza.

Detto questo, ci riflettevo in questi giorni, è che trovo singolare, in tutta questa vicenda – a parte la barbara colonizzazione fascista di quei territori – il fatto che nessuno in Europa e nel Mondo si sia mosso per andare in aiuto di quegli italiani. (Non penso che fossero tutti fascisti. Leggevo che molti di loro si erano schierati con Tito mentre i dissidenti sono stati perseguiti e perseguitati. Molti uccisi, molti dati alla fuga). Non l’ha fatto Stalin, che pure aveva contribuito alla sconfitta della Germania. Non l’ha fatto l’Inghilterra di Churchill, la Francia di De Gaulle, la Spagna di Franco, la Russia di Stalin. Non se ne occuparono gli USA che invece si preoccuparono di portare gli ebrei in Palestina. Non se ne curò il Governo italiano e io mi chiedo perché?

Perché Tito e il suo esercito poterono operare con tutta calma e tranquillità in quei territori che fino a un decennio prima, sotto il governo asburgico, vedeva vivere accomunati una serie di popolazioni di diverse etnie: croati, sloveni, italiani, greci…? PERCHÈ? L’unico che si dissociò, ma senza fare nulla materialmente, fu Stalin che mise alla porta Tito, estromettendolo dal Cominform perché nella politica di Tito si manifestava: “il carattere “vergognoso, puramente dispotico e terroristico del suo regime”, l’ abbandono della teoria marxista della lotta di classe, il nazionalismo dei suoi dirigenti, il loro revisionismo”.