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Luce, colori e ombra


20461785-Multiculturali-Puzzle-persone-si-tengono-per-mano-in-tutto-il-mondo-la-versione-di-colore-isolati-Archivio-FotograficoStamane il “Nonno”, Tizianagaetanomaria Visconti, ha scritto una cosa bellissima in cui parla di coloro che hanno “il cielo diviso e sistemato”. In senso lato li invidio. Vorrei avere le loro granitiche certezze mentre mi dibatto in un guazzabuglio di pensieri in mezzo a una umanità persa, confusa, un amalgama di disomogeneità in cui diventa difficile anche individuare i colori: la vita non è altro che una sfumatura del bianco col nero, risultato di tutti i colori mescolati tra loro. I colori sono magnifici, la natura ce ne regala a profusione eppure chi conosce il loro segreto? Chi studia la materia lo sa benissimo: i colori che noi vediamo in realtà non sono altro che il risultato di una esclusione del colore che l’occhio umano vede. Per le persone comuni sono caratteristiche intrinseche degli oggetti: ci sembra del tutto scontato e naturale che i colori siano una caratteristica delle cose stesse. Prendiamo in mano un bel pomodoro rosso e difficilmente ci sfiorerà l’idea che il
colore rosso non sia un ingrediente del pomodoro, così come lo sono la polpa e i semi, eppure se ti trovi ad affermarlo in un dibattito come minimo diranno che sei un ignorante o una pazza. Invidio coloro che riescono a fare le liste: bianco e nero; bello e brutto; buono e cattivo; ricco e povero; onesto e disonesto; avaro e generoso; egoista e altruista; delinquente e galantuomo… Convinti così di fare chiarezza e ovviamente loro si mettono sempre dal lato del… buono. Mi viene in mente la frase di Brecht: Mi sedetti dalla parte del torto dal momento che tutti gli altri posti erano occupati.[#AngeliKaMente riflettendo]

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L’era dei dinosauri


dinosauri2Ieri in Confindustria spiegavo che non sono le innovazioni tecnologiche che non funzionano, sono invece troppo spesso coloro che selezionano i candidati che non funzionano. Se non sono in grado di selezionare i profili con le competenze necessarie ad implementare il cambiamento, come potete pensare che le nuove soluzioni che andate ad inserire possano mai funzionare? Formate i reparti delle risorse umane affinché siano in grado di assumere i giusti candidati, troppo spesso quando si tratta delle nuove professioni non sanno neanche di cosa parlano. E lo si vede chiaramente anche solo da come sono scritti i testi delle “posizioni aperte” #MECSPE40 (Silvia Vianello – Bocconi Professor-Marketing Consultant-Speaker-Author, su Linkedin)
e un altro utente, Ivan Peretti (CEO at Teracom srl), aggiungeva:
L’era dei Dinosauri! Lavorare potrebbe essere cosa facile e divertente, ma invece no, c’è il CAPO di turno e chi non vale niente.
1. Scendete dal piedistallo
2. Ricordatevi la vostra posizione ricoperta, certamente meritevole, ma non dimenticate COME ci siete arrivati
3. Date opportunità non necessariamente sulla carta ma sulla volontà, una persona volenterosa si propone senza pretendere
4. Utilizzate un metodo di indagine social, anche la finanza lo fa! 😉
 
Ecco, questo è quello a cui bisognerebbe “formare” la classe dirigente, sia pubblica che privata, se vogliamo salvare il nostro Paese dalla mediocrità di una pulciosa meritocrazia.
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L’ibernazione di un popolo


natura-ghiacciata-frozen-42-19506375-540x640Chi non vuole il cambiamento addurrà sempre innumerevoli scuse per impedire che qualcosa intervenga nel suo stato di quiete.
L’Italia è un Paese vecchio perché i suoi cittadini amano stare nel limbo delle loro certezze. Non hanno il coraggio di osare. Non accettano le sfide e così qualunque cosa si proponga di cambiare loro trovano mille scuse da addurre.
Come con le trivelle… Come, ti preoccupi delle trivelle mentre in casa hai la monnezza? Se poi, putacaso, io decido che voglio togliermi la monnezza, ecco subito l’italiano conservatore farsi avanti: Come, ti vuoi togliere la monnezza quando non hai nemmeno la fogna? E così di questo passo per tutto.
Siamo un Paese di vecchi, non si fanno più figli e se parli con i giovani ti dicono: Come faccio a mantenerli se non ho io di che mangiare? E ripenso al secondo dopoguerra, quando il Paese era solo un cumulo di pietra su pietra, quando, mi raccontavano i vecchi, nell’illusione di mangiare carne si facevano le cotolette con le foglie dei fichi d’india mentre dal frutto impararono a fare la marmellata… L’uomo si è sempre adattato ai cambiamenti, ha cercato di ricavare dalla natura il necessario per la sua sopravvivenza…
Ma certo, oggi l’ipad e l’iphone non lo fornisce la natura…
Requiem aeterna…[#AngeliKaMente]
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Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris…


1024px-Clusone_Trionfo_della_morte_dettaglioMemento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris…
Riflettevo poco fa sull’arroganza e sulla supponenza di tutte quelle persone che, avendo raggiunto posti di prestigio, di potere, si dimenticano spesso da dove sono partiti.
Ecco, si può essere più o meno cattolici. Si può credere o non credere ad una vita oltre la morte. Si possono contestare, cosa che a volte faccio io stessa, alcune manifestazioni “esteriori” della Fede, resta un constatazione certa che, quelle parole, pronunciate il “Mercoledì delle ceneri” dal sacerdote mentre ti cosparge la cenere sul capo ci riportano tutti, credenti o non credenti, alla dura realtà della nostra esistenza:
“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”.
Chino il capo, colmo di profonda umiltà nel riflettere che alla fine di tutto resterà solo “polvere su polvere”… e in queste ore che precedono il sonno mi tornano alla mente le tante esortazioni del Qoelet e pure Totò con la sua poesia “A livella”, e mi chiedo quanti di noi riflettono sulla fine di una esistenza che può essere ricca e piena di onori o miserevole ed indegna ma che comunque è destinata a diventare solo “cenere”.
Non so, forse dieci anni di vita collegiale, trascorsi più sui libri della biblioteca delle suore che su quelli scolastici, mi ha portato a sentire “a fior di pelle” gli avvenimenti ciclici del calendario. Un po’ come il segugio allenato a fiutare la preda (che si sa che i segugi sono animali più da “pelo” che da “penne”) io avverto nell’aria quel sentore particolare che mi spinge ad entrare in sintonia con l’anima mundi (cattolica?) ed eccomi qui, in quest’ora serale ed in pieno clima quaresimale a guardarmi attorno e a dolermi di tutto ciò che accade nel mondo.
Soppeso la cattiveria e la meschineria, la superbia e l’avidità, l’avarizia e l’egoismo, il narcisismo (e quanto narcisismo c’è in giro!) e la presunzione, e faccio i conti con me stessa. In un autoflagellante esame di coscienza…

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Vae vinctis!


Impero Romano_massima espansioneForse sarebbe il caso di ricordare ai tanti “malati di federalismo” e di regionalismo che agli albori della civiltà occidentale la “situazione” politica non è quella che si ricordano coloro che usano la memoria a breve termine.
I romani dicevano: Vae vinctis!
La storia italiana, dalla caduta dell’Impero romano, non è altro che la storia della mancata “accettazione” di quella grandissima perdita. Di quella enorme sconfitta. La Storia di un popolo che NON si rassegnava ad aver perso territori e sovranità e che cercava di riconquistarli in ogni modo. A volte da soli a volte con patti scellerati, altri con sottili giochi di potere… Un unico fine: La ripresa di tutti i territori che pezzettino dopo pezzettino abbiamo perso. Come abbiamo perso l’Orgoglio di essere un Popolo. Appecoronati sotto questo o quel dominio, incapaci di autogestirci senza l’aiuto dei vicini. Ed abbiamo perso tutte le guerre.
Il mio sogno è quello di ritrovare al più presto quell’antico orgoglio italico (e la cosa non vuol suonare “aulica”) perché un popolo diviso non andrà mai da nessuna parte. Solo riconquistando fiducia, autostima ed “accettazione” raggiungeremo la giusta “maturità” per entrare a far parte della più grande Comunità Europea…
Fino a che continueremo a comportarci come bambini viziati e capricciosi che frignano perché qualcuno gli ha rubato il sonaglino ci faremo solo male. Chiusi in un circolo vizioso di autolesionismo.[#AngeliKaMente rivivendo la Storia]

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Camminare come i gamberi giova alla salute


esche_gambero_1Principalmente alla “salute economica” di un Paese.
Il mio professore di Sociologia mi raccontava che in Giappone, ogni tot di tempo, i Dirigenti tornavano a fare i portinai, poi gli operai, poi gli impiegati e poi di nuovo i dirigenti. Questo serve per non fare dimenticare  loro che cosa significhi un lavoro subordinato. Per insegnargli a non montarsi la testa ed a rimanere umili e coi piedi per terra.
Ecco, questa è una pratica che sarebbe necessaria in Italia ed agli italiani boriosi e tracotanti. Tornare al punto di partenza facendo i mestieri più umili così da non perdere di vista il loro punto di partenza, visto che hanno la memoria corta e per chi ha avuto la “fortuna” – perché ricchi si nasce per “fortuna” (secondo una visione della vita) e/o per “scelta” (secondo un’altra visione della vita) – di nascere ricco inculcare in quest’ultimo un pizzico di “empatia” verso chi è stato meno fortunato – per destino e/o per scelta.
Ringrazio Roberto Furlanetto​, per aver apportato un significante contributo al mio post:
C’è anche di più dietro questa prassi giapponese. In Giappone, nel meccanismo di selezione dei capi, si tende a privilegiare colui che dimostra di saper svolgere le mansioni, tutte le mansioni, che dovrà dirigere e supervisionare. Durante la 2 gm i comandanti giapponesi di unità navali erano anche cuochi, meccanici, marconisti etc. Spesso non erano però eccellenti comandanti nel senso anglosassone dell’interpretazione che è quello di saper ottenere collaborazione e lealtà coniugando guida e delega.

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Cogito, ergo sum..


Aria da intellettuale?
Aria da intellettuale?

Cogito, ergo sum: Io sono un essere pensante che legge, si informa, incamera e tritura il pensiero degli altri cercando di svilupparne uno “mio” personale. Non cito se non nel contingente, giusto per archiviarlo da qualche parte nel mio cervello. Nella memoria a lungo termine. Ma non archivio tutto, che altrimenti impazzirei. Tutti impazziremmo se memorizzassimo tutte le informazioni che il nostro cervello cattura coi cinque sensi ogni istante della nostra vita. Tornando a me, non memorizzo nomi, persone, date, mi limito a cogliere delle cose solo l’essenziale che mi serve per “oliare” i miei neuroni. Lascio agli studiosi, se vorranno farlo, il compito di stabilire chi o quale autore, chi o quale pensatore, quale movimento politico, letterario, filosofico, sociale ha influenzato le mie idee. Io mi contento di elaborare e fermare il “mio” pensiero, qui ed ora. Sic et nunc…

Non sono credibile...
Non sono credibile…
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Soren Kierkegaard


Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. lo non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi è venuto il dubbio e vorrei anche Soren Kierkegaardsapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così.

Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.

Soren Kierkegaard

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Tempus fugit


Tempus fugit
Tempus fugit

Siamo agli sgoccioli. Ancora un pugno di minuti e un altro anno è volato… Tempus fugit e la maggior aprte di noi non vede l’ora di prenderlo a calci nel fondo schiena per ciò che è stato. Per quello che ha rappresentato non solo dal punto di vista politico, per l’accanimento chirurgico fatto con un bisturi affilato sulle nostre magre finanze, ma anche per ciò che nel mondo è stato. Omicidi, violenza sulle donne, infanticidi, guerre, disperati che fuggono ed altri che vivono carcerati. E poi terremoti, inondazioni, straripamenti, frane, disastri aerei e marittimi… Insomma non ci è mancato proprio nulla. Ed ogni anno, come è consuetudine stiamo tutti lì in fervida attesa del novello anno, masturbandoci… trastullandoci col pensiero e non ci rendiamo conto di una cosa: Abbiamo confuso il fine con il mezzo.
Non è l’anno che può essere fortunato e darci pace, amore e felicità… Non ha nessun significato che sia il numero 2014 o 2015… se sia sotto il segno cinese o quello babilonico o dei maya… La felicità, la pace, la gioia e la serenità dipendono solo ed esclusivamente da noi. Da come gestiamo quotidianamente la nostra vita. Da come ci relazioniamo con gli altri. Dal bene e/o dal male che compiamo nei confronti dei nostri simili e della natura. Dal rispetto che nutriamo nei confronti di chi ci sta vicino, degli amici e degli sconosciuti. Dall’amore verso gli altri e verso l’ ambiente che ci circonda. Ricordiamoci che NOI siamo gli altri e siamo anche l’ambiente. Noi siamo la mano che accarezza e quella che preme il grilletto.
Ed allora per questo anno io non vi auguro un anno buono e che vi arrida e sorrida… ma vi auguro di sorridere voi alla Vita. Siete voi gli artefici del vostro destino, voi, con le vostre scelte o “non” scelte, determinate la storia degli eventi della vostra vita ed allora vi auguro di avere il coraggio di compiere le scelte giuste, per quanto dolorose possano essere se vanno a beneficio vostro e della società. Vi auguro la capacità di saper piangere se questo vi può fare star meglio e di sorridere, sorridere, se non sempre più spesso.
Il riso fa buon sangue, recita un detto popolare (ah la saggezza delle anime semplici!) e allora sorridete. Sorridete alla vostra immagine riflessa nello specchio appena alzati e continuate a sorridere anche se avete la morte nel cuore. Vi do un piccolo suggerimento, se lo accettate, quando la tristezza, il dolore vi sopraffanno raccontatevi una barzelletta, cantate a squarciagola una canzone, quella coi motivetti cretini che non dicono nulla e vedrete come la nebbia che avvolge il cuore e il cervello si diraderà e tutto tornerà chiaro…
Allora sorridete di più, quest’anno. Vi ricordate i “buoni propositi”? Torniamo a farli, volete? Prosit…

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L’Onorata Società


Chi mi segue da tanto tempo può confermare quello che ho sempre sostenuto,(pur non avendo prove in quanto non sono dentro a quel sistema nè me ne occupo per professione) e cioé che il Potere in Italia è in mano a due Istituzioni: Chiesa e Mafia.

Quando parlo di Mafia non mi riferisco solo a “Cosa Nostra” ma a tutta l’ Onorata Società che comprende anche la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita (vi ricordate quando postai uno spezzone de  “La Piovra”?).

Vi ricordate quante volte ho detto che chiunque andava al Governo non era “Libero” di Governare in quanto sotto “ricatto” di questi due Poteri? Vi ricordate quando asserivo che anche il “più onesto” prima o poi sarebbe caduto e diventato disonesto in quanto “impossibilitato” a mantenere lo stato di “purezza e di onestà?”
Ora tutti gridano allo scandalo ed io me la rido alla grande.

Consentitemelo.
il_padrino_parte_primaNon avremo MAI un Governo Onesto, né governanti onesti, da qualunque schieramento questi provengano, siano vecchi o nuovi, per il semplice motivo che questi due Poteri sanno quali tasti toccare per sottomettere chiunque al loro volere. Non si nasce tutti Falcone e/o Borsellino… Nè Mino Pecorelli o Peppino Impastato…
Se non si debella il “cancro” dal Paese l’Italia è condannata.
Siamo fermi, impastoiati, sotto scacco della Criminalità Organizzata che ha esteso a TUTTO  il territorio italico il suo “modus vivendi”, la sua mentalità criminale.

Il sud, come ho più volte sostenuto, non progredisce perché alla MAFIA sta bene così. Progresso significa scambio, afflussi di gente, prima quelli del nord al sud, adesso dall’estero in Italia e questo pone loro un problema: Il controllo del territorio.
Per questo nulla deve cambiare, tutto deve rimanere circoscritto. Nessuno si illuda che la “Mafia” è un problema del Sud. Grazie a questa leggenda metropolitana la Mafia ha esteso i suoi tentacoli ovunque nel mondo. I rapporti “diplomatici” che stringe con le organizzazioni criminali internazionali non sono solo quelli dei piccoli delinquenti che finiscono in galera o ammazzati. Sono quelli che si intessono con le “Alte sfere”. Coi colletti bianchi, coi tappeti rossi, con gli alberghi a cinque stelle, con l’alta finanza… Quelli che permettono al “Sistema” di ingrossarsi e rafforzarsi sempre più.
Ovvio che le mie sono “congetture”. Idee, pensieri, che mi frullano nella mente quando vado in cerca di risposte sul decadimento di questa società e trovo che siano le uniche plausibili.

Non ne trovo altre.