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I bambini non sono scimmiette


Coi bambini non bisogna dare mai nulla per scontato. I bambini rompono gli stereotipi mentali degli adulti, i cliché, gli schemi rigidi in cui li vogliamo ingabbiare per renderli simili a noi: scimmiette ammaestrate.

Con loro ogni giorno ti ritrovi a dover capovolgere il tavolo.

Loro tante regole, tanti dinieghi, tante limitazioni le comprendono poco. O meglio, hanno difficoltà ad accettarli.La stessa imposizione del “Fate silenzio” la trovo una forzatura. I bambini hanno bisogno di relazionarsi, di socializzare, di confrontarsi. Nessuno, più del bambino, è un “animale sociale”.

Per loro non ci sono bambini diversi. Loro, la legge etica ce l’hanno dentro. Ed è una legge che noi adulti mortifichiamo ogni giorno con le nostre coercizioni, i nostri pre-giudizi, i nostri pre-concetti, i nostri dinieghi del “questo non si fa” e magari non spieghiamo loro perché una determinata cosa non si fa senza mai chiedergli perchè l’ ha fatta.

Proviamoci, prima di sgridare un bambino, chiediamogli il perché di quel gesto, di quella parola, di quello sgarbo. La loro risposta ci sorprenderà.

[#AngeliKaMente con la mente rivolta a loro, inizio la giornata]

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Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia: DSA


Disponibile, sul sito del #MIUR, l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.
Il numero di alunni con #DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.
L’#incremento del numero di #certificazioni registrato nell’arco degli ultimi quattro anni è notevole: quelle relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di #disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%.
Anche il numero di alunni con #disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con #discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%)

Risultati per nulla incoraggianti…

Io penso che molto sia da imputare alla introduzione forzata nella metodologia didattica di tutti i caratteri grafici contemporaneamente.

In un anno il bambino deve imparare a scrivere in Stampato maiuscolo e minuscolo, in Corsivo maiuscolo e minuscolo e in simboli numerici…

Sbagliatissimo!!!

I tuttologi sbagliano nel considerare i bambini tutti uguali, piccoli soldatini a cui si chiede di imparare il “Sapere” nelle tre declinazioni del : Sapere, saper essere, saper fare e tutto per “imitazione” invece che per “costruzione” logica. Perché anche la rappresentazione simbolica non è e non deve essere mera ri-produzione del segno ma consapevolezza di come do vita a ogni singolo simbolo grafico.

Poi ci sarà il bambino che proseguirà spedito e ci sarà quello più insicuro, l’importante è non forzare la mano, con NESSUNO, ma rispettare la loro crescita fisico-psichica. Perché lo sviluppo intellettivo è come lo sviluppo fisico: chi cresce prima in altezza e poi in grossezza e chi il contrario. (Le famose “intelligenze multiple” di Gardner vanno riviste anche in questa ottica. Nell’ottica cioé della PREDILEZIONE del bambino nel percepire la realtà attraverso i sensi: chi predilige osservare e chi invece ama ascoltare. Chi si diverte a “pasticciare” con le mani e chi invece ama “annusare o gustare”…).

Ecco che la costruzione graduale del segno grafico, la sua codificazione e decodificazione attivano i neuroni molto più che il mero “copia e incolla”, come io amo definire la scrittura dei segni presentati tutti contemporaneamente.

L’importante è “crescere” con la gioia della consapevolezza.

Nulla è più bello di un bambino che ti accoglie al mattino con un foglietto, con il quaderno e ti dice: “Maestra, ho “fatto” questo, è per Te”.

Il sapere va costruito nella spontaneità delle azioni, Montessori docet.

Io sono una ferma e convinta sostenitrice del Metodo FOL…

Alla luce di questi numeri i docenti dovrebbero riflettere moltissimo e avere l’umiltà di mettersi in discussione.

Fare scuola passa prima di tutto da qui.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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La sfida è, principalmente, educativa


Come dargli torto? Sono anni che il mio sogno è solo uno: Riportare il nostro Paese alla Cultura (per questo nel 2010 creai il gruppo su FB : https://www.facebook.com/groups/iopromuovocultura/).

Solo nella Cultura si realizza l’incontro con l’altro, il diverso da me.

Con l’ altro mi confronto, delineo i miei limiti e traccio il confine tra la mia e la sua libertà.

La Cultura non è solo l’Identità territoriale.

La Cultura è l’identità dell’Umanità.

Una visione miope di chi vive dentro una campana di vetro, oltre ad isolarmi dagli altri, mi priva della stessa gioia di vivere. Ibernati dentro una bolla d’aria che ti soffoca e opprime la mente, appiattendola. Ancora ieri lo scrivevo a Nicola Zingaretti, lo vado scrivendo qui e sugli altri social. Ne ha parlato Gianni Cuperlo, ed è stato frainteso anche da chi con la parola dovrebbe avere dimestichezza.

Il problema principale, in Italia e nel Mondo, è riportare l’Educazione al primo posto nelle politiche sociali di uno Stato di Diritto. Quella Scuola Statale che i governi di questi ultimi trent’anni si sono impegnati a fondo per distruggere e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

“Le Istituzioni non sono più capaci di arginare la multiforme e crescente povertà educativa, ci provano con interventi che arrivano quasi sempre quando il disagio è conclamato, perché quando il disagio è nascosto “non si vede” e tantomeno si combatte. Sempre più sono le situazioni in cui le persone “cadono” nel baratro e non hanno le forze per risalire la china, una condizione in cui i minori sono la parete più vulnerabile, quelli che subiscono le conseguenze di una condizione che mette a repentaglio la dignità, il rispetto, la fiducia: spesso tutto questo è vissuto in solitudine.

Questo disagio spesse volte sfocia in violenza e in devianza, trasforma persone miti in “delinquenti”, verso una deriva che inquina case, condomini, quartieri, città. Perdiamo alla vita civile interi pezzi delle nostre città e la responsabilità non è certo di chi li abita.

Virtu Che Dona

La crescita armoniosa di un bambino è frutto anche e soprattutto del contesto sociale in cui vive, si alimenta delle relazioni con gli adulti di riferimento, a partire dai genitori e dagli educatori scolastici. E se questi hanno abdicato al loro ruolo, quella crescita non avviene o avviene in maniera distorta.

“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante”.

«Gli uomini hanno dimenticato questa verità» disse la volpe. «Ma tu non la devi dimenticare. Diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…» 

«Io sono responsabile della mia rosa…» ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

[Antoine de Saint-Exupéry]

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Sono una docente


Sono una docente “specializzata” sul sostegno e la mia forma mentis viaggia su binari che si chiamano: “Accoglienza, accettazione, integrazione, rispetto e amore per chiunque“.

Se non avessi interiorizzato e radicato in me questi concetti non avrei mai studiato per prendermi questa specializzazione.
I regali più belli, l’amore più sincero e disinteressato l’ho sempre avuto da questi ragazzi “speciali” più che dagli adulti… Per questo io sono contro “tutte le barriere” che l’uomo costruisce intorno a chi è “diverso” (sia un disabile che un immigrato, un gay o un rom).
Dice il grande professore Canevaro:
-“Esiste LA persona disabile ma la società crea l’handicap” – e lo crea tutte le volte che ne ostacola la loro libertà, la loro crescita.
Questo concetto io lo estendo a tutta la società, al mondo intero. Per questo, con orgoglio, mi definisco “cosmopolita” per quanto ami la mia Patria… il mio Paese , e per quanto sia orgogliosa di essere una “terrona” alla faccia della #Bestia e delle bestie che lo seguono. Perché, per me, chi non ha umanità non appartiene alla Classe Umana, quella per intenderci che contraddistingue l’evoluzione di una specie sull’altra… “Animale si ma non umana”, rifacendomi alla classificazione scientifica sui tre Regni della Natura.
A me non frega niente di destra, sinistra, grillini… Io starò sempre con chi ha attenzione per l’altro. Per gli altri.

Lotterò sempre contro chiunque non va oltre gli egoismi e le piccinerie della meschinità quotidiana. Siano bianchi, gialli, rossi o neri…

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Io me la cavo, a modo mio


Quest’anno mi sono trovata, mio malgrado, a dover lavorare in una scuola da “Io speriamo che me la cavo”. Nulla da eccepire per una che, come me, considera la sua professione alla stregua di una missione… La cosa che mi indigna è che pur avendo a disposizione i mezzi per realizzare una didattica innovativa che vada oltre i banchi e la cattedra, ti tocca vedere una stanza adibita a materiale di scarico, dove, ammassati senza alcuna cura trovi computer nuovi (con installato window 10), scrivanie addossate una sull’altra e … aspetti.

Aspetti che venga un addetto, inviato dai “piani alti”, a sistemare l’aula di informatica. Poi, ti svegli e decidi che sei stanca di aspettare e che anche questi bambini hanno gli stessi diritti di bambini più “fortunati”.

Allora ti rimbocchi le maniche, chiedi aiuto a due colleghe volenterose e….voilà, oggi ho fatto la gioia dei miei alunni, e per festeggiare: Tutti a giocare col pc…

Scriveva Andrea Canevaro che è la società che crea l’handicap quando non mette il disablle in condizioni tali per poter interagire col mondo, la cosa più grave è quando questo lo fa la Scuola Pubblica, quella scuola che, come denunciava Don Milani, cura i sani e respinge gli ammalati.

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Spigolando nel campo pedagogico


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Maria Montessori, forse, entra troppo poco nelle nostre scuole.

Ristudiando mi rendo conto, con meraviglia, di quanto il mio modo di fare e di intendere l’insegnamento sia contaminato dal suo pensiero, non solo, prendo coscienza di quanto i vari pedagogisti, educatori, insegnanti siano stati importanti nel mio percorso professionale.

Alla fine ciascuno di loro, condividendo esperienze e pensieri, mi hanno aiutato, e mi aiutano, a restare con i riflettori puntati sul bambino e non su di me.

Il focus è la sua mano, la sua mente, la SUA libertà che va sempre rispettata.

Non possiamo esigere rispetto se non siamo i primi a rispettare i bambini. Questa non è una verità nata oggi, ma la si trova già anche nel Vangelo. Quanto potremmo imparare ed autocorreggerci, così come insegnava Montessori e Rodari, se solo ci impegnassimo a leggere di più, a riflettere di più su ciò che leggiamo!
Maestri il Mondo ne ha avuti tanti, Maestri che non avevano bisogno della ribalta per splendere di luce propria e non riflessa.

Maestri che hanno tenuto alta la fiaccola sul moggio, ma gli uomini camminano a testa bassa e vivono in quella zona fatta di ombre scambiandole per l’unica e sola realtà…

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Pane e marmellata o pane e olio?


Fette-biscottate-e-marmellata-500x444Chi ha esperito la vittoria dopo la fatica conosce quanto sia duro il cammino, la lotta, per uscire dal tunnel in cui la vita l’ha cacciato.

Ci sono tantissimi bambini che per motivi più o meno riconosciuti e certificati dalla “scienza medica” sono cresciuti, e crescono, come “figli di un dio minore”.

Ci sono mamme che hanno trascorso, e trascorrono, notte insonni nel tormento e nell’angoscia chiedendosi come fare per aiutarli. Quelle lacrime notturne, quelle angosce, sono quelle che danno la forza di alzarsi al mattino e dedicarsi a loro. E non ci sono tempi, non ci sono pause durante il giorno, che giustifichino il “non-intervento” che gli consenta di superare le loro disabilità. Perché la disabilità la si supera, anche se non la si elimina, e la si supera quotidianamente a costo di fatica, di rinunce, di sacrifici.

Nessuno può comprendere la difficoltà, il lavoro che questi bambini compiono per non essere identificati e catalogati con il loro deficit (sensoriale, motorio o psichico). Nessuno pensa di mandarli in vacanza… mai. Per loro ogni giorno, ogni istante, è scuola ed ogni giorno può avere il suo momento di “vacanza”. Ma non è la vacanza al mare o in montagna… E’ la vacanza dal dolore in un attimo di “gioia”. Quella gioia pura che ogni mamma prova davanti al più piccolo progresso verso l’autonomia del proprio figlio, della propria figlia.

Quando poi, da adulti, riescono a camminare con le proprie gambe, a realizzare da soli il loro futuro, allora ti complimenti con te stessa per la forza, la tenacia, la caparbietà con cui hai affrontato tutto e tutti. La società scolastica in primis.

Pensando a queste mamme-coraggio, a questi figli a cui la vita ha negato la gioia di vivere una fanciullezza piena io mi indigno, e continuerò ad indignarmi, contro il movimento messo su da Parodi e dai suoi seguaci che vogliono crescere figli bamboccioni. Che pensano che “regalando” loro più ore di ozio ne fanno figli sani e istruiti. L’istruzione non è un optional e non la si ottiene come se fosse una spalmata di marmellata sulla fetta biscottata.

L’istruzione è fatica mentale in primis e poi…fisica.

Non dico che i bambini, i ragazzi, debbano stare incollati alla sedia dieci ore al giorno, come fanno nei Paesi asiatici… ma nemmeno si può pretendere di mandarli 5 ore a scuola e poi oziare, bighellonare per il resto delle 19 ore! Specialmente quando questo bighellonare lo si fa davanti al computer, alla play station o alla Tv.
Nel libro dell’ Ecclesiaste (Qoelet) si dice che c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione. Ma il tempo non è altro che una categoria del pensiero razionale, una forma-idea, così come lo spazio. Tutto è relativo in questo mondo. La stessa percezione che abbiamo del tempo svanisce e si perde davanti all’infinità dell’Universo e lo vedranno i nostri pro-pro-nipoti – se il progresso scientifico non verrà interrotto per un Apocalypse now – quando si potranno teletrasportare nello spazio in un nano secondo… ma per farlo devono “studiare”, applicarsi con tanto di olio di gomito.

Dedicata a mio figlio Daniele

[#AngeliKamente pensiero pedagogico]

 

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E’ suonata la campanella


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Quando non comprendi cosa ha fatto bere, la collega del turno antimeridiano, durante la merenda agli alunni.

Oggi, dopo che se ne è andata via è suonata la campanella per la mensa e uno fa:

-“Maestra è suonata la campanella!”… dopo di lui un’altra voce:

-“Maestra è suonata la campanella!”… e quindi una terza: -“Maestra è suonata la campanella!”…

Li guardo interdetta, smetto di spiegare e inizio a chiedere a ognuno:

-“Cosa è successo?”- E ciascuno di loro mi rispondeva:

-“E’ suonata la campanella!”…

Ero arrivata a chiederlo per la 15 volta quando si alza D. e fa: -“Maestra, devo dirti una cosa seria e importante!”…

Allora cerco di frenare l’ilarità della classe invitando tutti al silenzio per ascoltare il compagno mentre gli chiedo: -“Dobbiamo prepararci i fazzoletti per piangere?”

Bum… un altro scoppio di risate…

-“No, no” – mi fa -“Ma è una cosa seria e importante!”

Reinvito tutti al silenzio e D. dice:

-“Maestra è suonata la campanella!”

#ariadiprimaveraascuola#alunnieuforici

della serie #quandosuonalacampanella e loro non vedono l’ora di alzarsi dal banco…

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Saliamo sulla cattedra


Facebook mi ripropone oggi un post che scrissi due anni fa:

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Io vado a scuola perché credo che sia mio compito spingere i bambini, i futuri cittadini attivi di questo Paese, non solo a sognare ma a iniziare a costruire un Paese diverso.

Se vogliamo che il Paese esca da questa stagnazione cronica dobbiamo fare in modo di “guarire” i cervelli incancreniti degli italiani adulti.

Se vogliamo adeguarci ad un mondo in continua evoluzione, ad una società liquida e complessa, dobbiamo iniziare a formare già da subito i bambini a vivere in modo completamente diverso da come viviamo, pensiamo, ragioniamo noi.

Se vogliamo stare al passo coi tempi dobbiamo smetterla di voler piegare l’ apprendimento della nuova generazione alle nostre conoscenze. Non dobbiamo pretendere che loro si allineino al nostro pensiero vecchio, rispetto al loro.

Se rimaniamo ancorati al passato (e quanti docenti ci sono che vanno avanti campando di rendita, non solo di lezioni riproposte con la stessa metodologia stantia e vecchia ma anche con fotocopie di cose fatte 10 – 15 anni fa?) non lamentiamoci poi che il Paese non evolve.

Se vogliamo che vi sia crescita sociale ed economica dobbiamo avere il coraggio di rompere gli schemi, di ribellarci al sistema se questo ci vuole ingabbiare in riti burocratici, dobbiamo avere il coraggio di salire sopra la cattedra insieme ai nostri alunni e/o di sederci nei banchi con loro. Occorre una rivoluzione copernicana che ribalti la didattica, e non parlo solo dell’innovazione digitale ma proprio di un capovolgimento nel modo di fare “scuola”… [#AngeliKaMente stanca di stereotipi, cliché e grigia quotidianità, ultima idealista?]

 

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Riflettendo tra metodologia e didattica


Human brain and colorful question markIo penso che un insegnante che ha ricevuto un’ottima preparazione metodologico-didattica, che ha studiato seriamente la pedagogia, la psicologia, la sociologia (la dinamica dei gruppi) trovandosi da solo nella classe sa benissimo come e cosa fare per crescere individui che sapranno abbinare la creatività alla logica.
Quello che richiede la didattica per “competenze” non è nulla di diverso da ciò che la scuola “informata” fa quotidianamente senza aver mai pensato di documentarlo o certificarlo per farne business…
E’ anche vero che questi docenti “motivati” e non appiattiti da anni e anni di leggi, riforme e riformine, corsi di aggiornamento (liberi o imposti sempre per fare business) sono a macchia di leopardo.
Mi chiedo: Quante scuole si potrebbero “innovare” con strumenti compensativi e accessori moderni ed efficienti invece di spenderli in snervanti corsi di formazione che si scontrano poi con una realtà scolastica fatiscente? (ad esempio, perché si parla di apprendimenti in cooperative learning, di didattica per gruppi, di flipped classroom, mentre i banchi continuano ad essere disposti nelle aule come nel 1925?)
La metodologia, le strategie per pervenire a soluzioni condivisibili da tutti, nell’ ambiente in cui si opera, con aderenza alla realtà locale e territoriale, dovrebbero nascere all’interno di ogni singola istituzione scolastica, collegialmente e non individualmente nè calati tout court dall’alto. I docenti, in molte realtà di periferia, si “arrampicano” sugli specchi per rendere le lezioni accattivanti e coinvolgenti, senza le quali nessun apprendimento si può dire davvero conseguito.
Eppure, continuo a leggere di qualche “dottore” illuminato che vuole presentarci il “suo metodo” di insegnamento mentre ancora molti docenti continuano a fare corsi di aggiornamento sulla didattica per competenze.
Ed a proposito della didattica per competenze mi chiedo, che senso ha parlare di “didattica per competenze” alla scuola primaria?

[cit.]Il concetto di didattica per competenze comincia ad affermarsi intorno alla metà degli anni ’90, nei documenti dell’Unione Europea, come il Libro bianco sull’istruzione e formazione a cura di Edith Cresson, allora Commissario Europeo con delega alla scienza, ricerca ed educazione, in cui si legge: «In tutti i paesi d’Europa si cercano di identificare le “competenze chiave” e di trovare i mezzi migliori di acquisirle, certificarle e valutarle. Viene proposto di mettere in atto un processo europeo che permetta di confrontare e diffondere queste definizioni, questi metodi e queste pratiche».

L’idea di competenza deriva dall’ambito lavorativo, dove indica “il patrimonio complessivo di risorse di un individuo nel momento in cui affronta una prestazione lavorativa o il suo percorso professionale”.

La scuola, e la scuola Primaria, in particolar modo, non sono “fabbriche” in cui si formano macchine-robot ma un giardino dove crescono piante di ogni specie (dalle orchidee ai cespugli selvatici), la scuola deve aver cura di loro secondo le loro necessità, non si può pretendere, né avere la presunzione, di far diventare le orchidee piante selvatiche così come non si deve avere l’arroganza di trasformare le piante selvatiche in orchidee.
Quello che la scuola può fare è un’azione di architettura floreale per rendere il giardino armonioso dove anche i cespugli selvatici trovano un posto che dia loro la dignità e il diritto all’esistenza.
La Raccomandazione del Parlamento Europeo del 2006 ha definito, nell’ambito del processo di Lisbona, quali siano le competenze chiave per la cittadinanza europea:

1. Comunicazione nella madrelingua

2. Comunicazione nelle lingue straniere

3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia

4. Competenza digitale

5. Imparare a imparare

6. Competenze interpersonali, interculturali e sociali e competenza civica

7. Spirito di Iniziativa e Imprenditorialità

8. Espressione culturale.

Ricordo una delle tante Presidi che ho incontrato nei miei anni lavorativi che diceva:
“Tutti gli alunni devono arrivare a Roma, come ci arrivino: con la bicicletta, in treno, con l’aereo, a piedi è un problema del docente… incontrarli tutti a Roma è la Finalità della Scuola, quello che interessa a me”.

Adesso il punto è: Tutti gli individui devono trovare il loro posto nel mondo del lavoro al fine di vivere dignitosamente la loro condizione umana. Finalità della Scuola Primaria è quella di metterli in condizioni di conoscere il mondo e imparare a riflettere ed a conoscere se stessi e come può farlo se prima non glielo fa esplorare?
Piccoli Robison Crousé, come potranno costruire una barca se prima non avranno esplorato l’isola per vedere cosa offre, quali  i materiali che potranno utilizzare per sopravvivere? Come faranno a difendersi se non sanno da chi e da cosa?
Allora, come dico sempre ai miei alunni: Siate curiosi, non smettete mai di chiedere, sorprendervi, interrogarvi e interrogarci. Solo così il Sapere è motivato e stimolato e il Pensiero nutrito.
 

Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
“Col tempo, ti insegnerò tutto!”.
Insegnami fino al profondo dei mari
“Ti insegno fin dove tu impari!”.
Insegnami il cielo, più su che si può
“Ti insegno fin dove io so!”.
E dove non sai?
“Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, dall’albero al seme.
Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con te!”.

Sono  una estimatrice del Metodo Montessori e che ha a mente la sintesi del suo pensiero: “Aiutami a fare da me!”

Educare, per ogni maestra montessoriana, significa aiutare i bambini a divenire consapevoli del dono che già possiedono e a svilupparlo durante il corso della loro vita. L’educazione è un’educazione per la vita: è il diventare consapevoli di noi stessi, del posto che occupiamo fra tutte le cose che ci circondano, nella società e nell’universo intero.
Lasciamo allora che gli studenti dimostrino le loro competenze alla fine del loro percorso scolastico dopo aver esplorato il ventre della Terra.