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Pirati nel Mar della Sintassi


Come ogni anno, a giugno, tiriamo i remi in barca e riflettiamo su quanto abbiamo appreso.

Questa volta i remi li hanno tirati davvero. Sono stati così bravi che voglio condividere con voi un piccolo assaggio di quanto hanno realizzato. Sono stati tutti bravissimi e scegliere tra i più belli è impresa ardua.

Tutti con impegno e attenzione sono partiti alla ricerca dell’Isola del Nome… e si sono divertiti tantissimo.

Ringrazio di cuore la collega Lorena Gostinicchi che ha condiviso questo suo lavoro in uno dei gruppi dei docenti su Facebook..

Invece i personaggi potete scaricarli dal sito della collega a questo link:


https://maestratralenuvole.wordpress.com/2020/02/29/allarrembaggio-del-nome-classe-seconda/

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La città della Punteggiatura


Ho realizzato un prototipo come tutorial per i miei alunni. All’inizio voleva essere un lapbook, poi ho pensato di renderlo più simpatico creando un biglietto pop up. Perché l’ho fatto? Per poter avere sempre a portata di mano le regole della punteggiatura, a casa come a scuola…

Realizzarlo è abbastanza semplice, dipende poi dai punti di vista.

Occorrono:

  1. Foglio bristol formato A4
  2. Righello
  3. Forbici
  4. Colla stick
  5. Cosa più importante una serie di casette (che io ho fornito loro in un unico file insieme alla storia “Il viaggio di Fiabolina di A. Dattilo – ed Erickson)

Realizzazione:
Piegate il foglio a metà, dovete tracciare tre rettangoli di lunghezza di 11.00 cm e tre di 8.00 cm, larghi 1,5 cm.

Tagliate lungo le linee lunghe e piegate, come nell’immagine…

Se avete scaricato delle casette in bianco e nero (come ho fatto io), dovete colorarle e ritagliarle (se volete il file basta che lo scriviate nei commenti o potete contattarmi su Facebook).

Incollate le casette facendo attenzione che la base coincida con la base del rettangolo.

Il tempo che si asciughino e potete aprire il biglietto pop up.

Tracciate delle strade in direzione di ogni casa e incollate in ognuna la “segnaletica” della punteggiatura.

Scrivete dentro la strada la regola corrispondente al segno et… voilà…

Il vostro lapbook-pop up è pronto per essere messo nello zaino.

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La scuola ai tempi della DAD


I miei alunni, attraverso il fumetto non solo affineranno la letto-scrittura ma svilupperanno la loro creatività.

Prendendo più dimestichezza col computer, il tablet o il telefonino, non solo potenzieranno le loro abilità con le TIC ma conosceranno in forma ludica le regole del discorso diretto e in diretto e quello della comunicazione.

Hanno creato il loro avatar e io ho dato loro la prima dimostrazione pratica di come si realizza un fumetto col digitale…

[#AngeliKaMente a scuola si realizzano #solocosebelle. Anche con la #didatticaadistanza si possono sviluppare capacità e competenze]

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Gioco di Ruolo e Didattica a distanza


Mooolti anni fa, una collega, mi fece conoscere Extremelot.

Mi disse: -“Entra, fatti un’idea di come funziona e dimmi che ne pensi dell’idea di realizzare qualcosa di simile per gli alunni di tutta Italia”-?
Da lì partì la mia avventura nel GdR che durò per un paio di anni in quanto mi aveva entusiasmato e strapreso. Solo che non riuscivo a trovare un sistema per farlo calare nella realtà della Scuola Pubblica.
Oggi, grazie alla DAD, dall’archivio della mia memoria quel ricordo è riaffiorato e… grazie alle video-lezioni può realizzarsi, anche se solo a livello di aula scolastica.
Così, stamane, mi sono svegliata e ho iniziato a preparare la bozza e la scheda descrittiva del personaggio che ho appena consegnato ai miei alunni. Ho spiegato loro a larghe linee che cos’è un GdR, come funziona e come NOI lo faremo funzionare durante la DAD
I loro visi si sono illuminati quando ho detto loro che sarà il NOSTRO modo di fare “italiano”: lettura, comprensione del testo, grammatica, ortografia, testo descrittivo, testo narrativo, discorso diretto e indiretto, insomma tutto quello che riguarda la struttura della grammatica della lingua diventeranno prassi didattica in… azione, e funzione, storico-educativa.

Passato-presente-futuro si amalgameranno per creare la nostra storia, sviluppando fantasia e creatività.

Esercitando e affinando la capacità di ascolto e di empatia nei confronti dell’altro costruiremo la nostra storia in modo pratico, ludico e creativo.

I bambini, inoltre, nascosti dietro l’anonimato”, avranno modo di far emergere le loro emozioni recondite: paure, ansie, frustrazioni.

Insomma, tutte quelle emozioni che si agitano dentro ognuno di noi e che noi, spesso e volentieri, non riusciamo a mettere a fuoco si manifesteranno ed emergeranno nella narrazione del “loro” personaggio immaginario.Quasi un loro alter ego…

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Valutazione e autovalutazione


Nelle «Indicazioni nazionali» si parla di autovalutazione, intesa come esperienza che insegnanti e bambini possono percorrere già dalla prima classe della scuola Primaria.

Questa è una pratica che ho sempre seguito, fin da quando ero docente su posto di Sostegno.

Per stimolare una riflessione sugli apprendimenti da parte dell’alunno durante queste lezioni a distanza che servono anche da feedback per noi docenti (che difficoltà incontri, come le affronti, cosa ti riesce bene, in che cosa pensi di dover migliorare …) ho realizzato per i miei alunni delle strisce che loro stamperanno e incolleranno sul quaderno dopo aver finito l’attività.

Trovate le schede in allegato.

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Scrivo o ricalco?


Stavo guardando la pubblicità di un libro di pre-scrittura…

Non so voi, ma io detesto, nel senso letterale del termine, quelle attività di ricalco di linee, numeri e lettere. Riesco ancora, ancora, ad accettarli lì dove c’è un disturbo percettivo dello spazio o un Q.I. di 55-60 (e neanche).

A mio modesto avviso, operare con la scrittura come se i bambini fossero dei pappagalli con le mani, lo trovo un modo coercitivo di utilizzare più che il loro controllo il controllo della società su di loro, un vero e proprio subdolo indottrinamento spersonalizzante.

La scrittura, così come un dipinto, va scoperta.

Ogni linea, ogni tratto di un simbolo, di un segno calligrafico deve essere una conquista personale. Deve suscitare meraviglia, prima che in noi, nel bambino che deve sentirsi fiero e gratificato nell’osservare il prodotto del suo lavoro LIBERO e avere la consapevolezza che quel segno, quel simbolo è stato capace di realizzarlo da solo, con le sue sole capacità. Ed è personale e al contempo universale, perché anche gli altri lo usano.

Scoprire che quel segno ha il carattere dell’universalità e che getta un ponte, stabilisce una relazione tra il sé e gli altri, non può che accrescere l’autostima e la consapevolezza che ci sono altri modi con cui esprimere i nostri pensieri, comunicare le nostre emozioni.

Provare il piacere di capire e farsi capire dagli altri è la molla che spinge ad applicarsi con maggiore impegno per ottenere il massimo profitto senza essere copie o fotocopie di qualcun altro ed è, a mio modesto avviso, un inconscio retaggio della vecchia cultura fascista.

Del resto il voto sulla bella scrittura è stato abolito molti ma molti anni fa.

Pirandello, in bella scrittura, alle elementari, aveva un emerito CINQUE…

“Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”, diceva il buon maestro Manzi che, badate bene, non è un limite alle capacità dell’alunno ma la presa cosciente che ha dato il massimo che poteva dare.

Il cervello si affina a forza di tentativi ed errori, non col ricalco.

L’apprendimento è un’ azione volontaria non meccanica.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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Educazione cosmica


Maestra, insegnami il fiore ed il frutto

“Col tempo, ti insegnerò tutto!”.

Insegnami fino al profondo dei mari

“Ti insegno fin dove tu impari!”.

Insegnami il cielo, più su che si può

“Ti insegno fin dove io so!

”.E dove non sai?“

Da lì andiamo insieme

Maestra e scolaro, dall’albero al seme.

Insegno ed imparo, insieme perché

Io insegno se imparo con te!”.

[Bruno Tognolini]

In questa filastrocca è condensato il concetto pedagogico montessoriano dell’ educazione cosmica.

Come dico sempre ai miei alunni, noi siamo un tutt’uno e la “divisione” per discipline delle conoscenze ci fa perdere di vista la finalità stessa della nostra azione pedagogica che è quella di formare il futuro abitatore di questo pianeta a una visione “cosmica”. Dove tutto è interconnesso e interdipendente.

Nessun uomo è un’isola!

Il buon docente non è colui che entra in classe spiega la paginetta della materia e se ne torna a casa. Il buon docente è colui che apre la pagina e insieme ai suoi discenti ne analizza parole, senso e contenuto e che dopo aver fatto questo solleva gli occhi e porta gli alunni fuori dalla finestra ad “osservare” il mondo e a cercare il nesso tra ciò che hanno appena appreso con tutto quello che in quella pagina non è compreso.Durante le mie lezioni, a un certo punto, sono i miei stessi alunni che mi dicono:”Maestra, siamo partiti dalle preposizioni e come è che siamo finiti nella storia, nella geografia, nella scienza?”

Allora mi fermo, rifletto e il salutare e benedetto senso di colpa, il mio grillo parlante, mi chiede se per caso non ho esagerato, se ho divagato troppo… Perché insegnare, educare, è anche questo: Mettersi sempre in discussione…

Allora guardo in faccia i miei alunni e vedere la loro curiosità, il loro interesse, la loro attenzione mi rassicura e torno a parlare delle preposizioni.

Questo per me è “fare scuola”…

“Dai a Dio ciò che è di Dio: ma ora dai all’uomo ciò che è dell’uomo. Bisogna sviluppare nel bambino un’ammirazione di questa umanità inconscia che pensa e crede di lavorare per se stessa e invece lavora per gli altri… Questo prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.”Nessun uomo è un’isola!

[#AngeliKaMente pervasa dello stesso spirito cosmico montessoriano]

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La scuola oggi: tra modernità e obsolescenze arcaiche


Prima…

Ho vissuto ben 10 anni in collegio e ho sperimentato il “comunismo” campanelliano fin dall’età di otto anni. La Scuola Pubblica che negli ultimi anni ha cercato di cambiare parlando di PEI e PEP non ha fatto altro che accentuare l’individualismo della persona, dell’alunno. Ancora oggi la maggior parte dei docenti faticano a staccarsi dalla desueta consuetudine della lezione “frontale”. Il risultato di questa metodologia è sotto gli occhi di tutti: assenteismo e abbandono scolastico. Individualismo dell’essere che ha raggiunto vette mai viste finora.

Ed eccoli qui i docenti abituati a stare in cattedra, a mettersi la toga del “giudice” per valutare con i voti i loro discenti, sollevarsi contro la prospettiva di buttare nella spazzatura quei banchi obsoleti, frutto di quella didattica frontale che dal 1925 poco è cambiata. Eppure quanti sono i docenti “illuminati” che in questi anni hanno cercato di adattare l’aula per renderla consona alla lezione che intendevano fare? Quanti sono i docenti, anche non illuminati, che si sono sempre lamentati di quei banchi vecchi, le sedie rotte che ti rovinano anche i vestiti e le calze?

Oggi

Dove metto il vocabolario di greco, si chiedono costernati…E non so se piangere o ridere, perché io vedo in questa opportunità non solo l’occasione buona per avere un’aula più moderna e colorata ma anche la possibilità di ripensare DAVVERO a un nuovo metodo di studio.

La classe capovolta (la flipped classroom, per usare un anglicismo), il cooperative learning e tutti gli altri stratagemmi che potrebbero finalmente prendere corpo, dopo essere stati tanto osannati ed esaltati ma mai adottati in pieno, all’improvviso sembrano spariti.

Qua, mi sa che, prima di cambiare i banchi, dovremmo resettarci tutti il cervello.Perché fatichiamo a vedere le potenzialità di questi “banchi” che possono contribuire a formare le future generazioni al senso di “comunità sociale”? Educarli fin da piccoli a “lavorare insieme”, uniti per raggiungere un comune obiettivo? Per acquisire, anche se non in modo diretto, la consapevolezza che oltre il “me” esiste anche l’altro? Quale modo migliore per abbattere l’individualismo che, ai tempi odierni, acceca anche la persona più altruista? Come far comprendere l’idea che da solo produco per uno e che insieme produciamo per tutti?

Inviterei i colleghi, di ogni ordine e grado, a riflettere e a guardare ad altri punti di vista che non siano quelli dei loro piccoli orticelli.

Una sola parola basta per aiutarci in questo momento in cui vediamo stravolte le nostre metodologie e la nostra concezione della scuola: resilienza.

La formazione di una “umanità” migliore parte anche da qui…Da una semplice sedia che può fare una grandissima differenza.

Io sto mettendo a confronto una didattica “frontale” che se non ha portato all’abbandono scolastico ha formato comunque individui sempre più individualisti ed egoisti a una didattica che coinvolge TUTTI gli studenti. Nessuno escluso. Dove l’alunno non viene discriminato con un PEP o un PEI ma coinvolto, insieme ai compagni, nell’attività dell’apprendimento. Io parlo di “apprendimento collettivo, condiviso e di gruppo”. Dove il successo non è più personale ma condiviso in modo paritetico col gruppo. Se non si comprende questo è solo fiato sprecato.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]