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Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia: DSA


Disponibile, sul sito del #MIUR, l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.
Il numero di alunni con #DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.
L’#incremento del numero di #certificazioni registrato nell’arco degli ultimi quattro anni è notevole: quelle relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di #disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%.
Anche il numero di alunni con #disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con #discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%)

Risultati per nulla incoraggianti…

Io penso che molto sia da imputare alla introduzione forzata nella metodologia didattica di tutti i caratteri grafici contemporaneamente.

In un anno il bambino deve imparare a scrivere in Stampato maiuscolo e minuscolo, in Corsivo maiuscolo e minuscolo e in simboli numerici…

Sbagliatissimo!!!

I tuttologi sbagliano nel considerare i bambini tutti uguali, piccoli soldatini a cui si chiede di imparare il “Sapere” nelle tre declinazioni del : Sapere, saper essere, saper fare e tutto per “imitazione” invece che per “costruzione” logica. Perché anche la rappresentazione simbolica non è e non deve essere mera ri-produzione del segno ma consapevolezza di come do vita a ogni singolo simbolo grafico.

Poi ci sarà il bambino che proseguirà spedito e ci sarà quello più insicuro, l’importante è non forzare la mano, con NESSUNO, ma rispettare la loro crescita fisico-psichica. Perché lo sviluppo intellettivo è come lo sviluppo fisico: chi cresce prima in altezza e poi in grossezza e chi il contrario. (Le famose “intelligenze multiple” di Gardner vanno riviste anche in questa ottica. Nell’ottica cioé della PREDILEZIONE del bambino nel percepire la realtà attraverso i sensi: chi predilige osservare e chi invece ama ascoltare. Chi si diverte a “pasticciare” con le mani e chi invece ama “annusare o gustare”…).

Ecco che la costruzione graduale del segno grafico, la sua codificazione e decodificazione attivano i neuroni molto più che il mero “copia e incolla”, come io amo definire la scrittura dei segni presentati tutti contemporaneamente.

L’importante è “crescere” con la gioia della consapevolezza.

Nulla è più bello di un bambino che ti accoglie al mattino con un foglietto, con il quaderno e ti dice: “Maestra, ho “fatto” questo, è per Te”.

Il sapere va costruito nella spontaneità delle azioni, Montessori docet.

Io sono una ferma e convinta sostenitrice del Metodo FOL…

Alla luce di questi numeri i docenti dovrebbero riflettere moltissimo e avere l’umiltà di mettersi in discussione.

Fare scuola passa prima di tutto da qui.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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La sfida è, principalmente, educativa


Come dargli torto? Sono anni che il mio sogno è solo uno: Riportare il nostro Paese alla Cultura (per questo nel 2010 creai il gruppo su FB : https://www.facebook.com/groups/iopromuovocultura/).

Solo nella Cultura si realizza l’incontro con l’altro, il diverso da me.

Con l’ altro mi confronto, delineo i miei limiti e traccio il confine tra la mia e la sua libertà.

La Cultura non è solo l’Identità territoriale.

La Cultura è l’identità dell’Umanità.

Una visione miope di chi vive dentro una campana di vetro, oltre ad isolarmi dagli altri, mi priva della stessa gioia di vivere. Ibernati dentro una bolla d’aria che ti soffoca e opprime la mente, appiattendola. Ancora ieri lo scrivevo a Nicola Zingaretti, lo vado scrivendo qui e sugli altri social. Ne ha parlato Gianni Cuperlo, ed è stato frainteso anche da chi con la parola dovrebbe avere dimestichezza.

Il problema principale, in Italia e nel Mondo, è riportare l’Educazione al primo posto nelle politiche sociali di uno Stato di Diritto. Quella Scuola Statale che i governi di questi ultimi trent’anni si sono impegnati a fondo per distruggere e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

“Le Istituzioni non sono più capaci di arginare la multiforme e crescente povertà educativa, ci provano con interventi che arrivano quasi sempre quando il disagio è conclamato, perché quando il disagio è nascosto “non si vede” e tantomeno si combatte. Sempre più sono le situazioni in cui le persone “cadono” nel baratro e non hanno le forze per risalire la china, una condizione in cui i minori sono la parete più vulnerabile, quelli che subiscono le conseguenze di una condizione che mette a repentaglio la dignità, il rispetto, la fiducia: spesso tutto questo è vissuto in solitudine.

Questo disagio spesse volte sfocia in violenza e in devianza, trasforma persone miti in “delinquenti”, verso una deriva che inquina case, condomini, quartieri, città. Perdiamo alla vita civile interi pezzi delle nostre città e la responsabilità non è certo di chi li abita.

Virtu Che Dona

La crescita armoniosa di un bambino è frutto anche e soprattutto del contesto sociale in cui vive, si alimenta delle relazioni con gli adulti di riferimento, a partire dai genitori e dagli educatori scolastici. E se questi hanno abdicato al loro ruolo, quella crescita non avviene o avviene in maniera distorta.

“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante”.

«Gli uomini hanno dimenticato questa verità» disse la volpe. «Ma tu non la devi dimenticare. Diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…» 

«Io sono responsabile della mia rosa…» ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

[Antoine de Saint-Exupéry]

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Io me la cavo, a modo mio


Quest’anno mi sono trovata, mio malgrado, a dover lavorare in una scuola da “Io speriamo che me la cavo”. Nulla da eccepire per una che, come me, considera la sua professione alla stregua di una missione… La cosa che mi indigna è che pur avendo a disposizione i mezzi per realizzare una didattica innovativa che vada oltre i banchi e la cattedra, ti tocca vedere una stanza adibita a materiale di scarico, dove, ammassati senza alcuna cura trovi computer nuovi (con installato window 10), scrivanie addossate una sull’altra e … aspetti.

Aspetti che venga un addetto, inviato dai “piani alti”, a sistemare l’aula di informatica. Poi, ti svegli e decidi che sei stanca di aspettare e che anche questi bambini hanno gli stessi diritti di bambini più “fortunati”.

Allora ti rimbocchi le maniche, chiedi aiuto a due colleghe volenterose e….voilà, oggi ho fatto la gioia dei miei alunni, e per festeggiare: Tutti a giocare col pc…

Scriveva Andrea Canevaro che è la società che crea l’handicap quando non mette il disablle in condizioni tali per poter interagire col mondo, la cosa più grave è quando questo lo fa la Scuola Pubblica, quella scuola che, come denunciava Don Milani, cura i sani e respinge gli ammalati.

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Spigolando nel campo pedagogico


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Maria Montessori, forse, entra troppo poco nelle nostre scuole.

Ristudiando mi rendo conto, con meraviglia, di quanto il mio modo di fare e di intendere l’insegnamento sia contaminato dal suo pensiero, non solo, prendo coscienza di quanto i vari pedagogisti, educatori, insegnanti siano stati importanti nel mio percorso professionale.

Alla fine ciascuno di loro, condividendo esperienze e pensieri, mi hanno aiutato, e mi aiutano, a restare con i riflettori puntati sul bambino e non su di me.

Il focus è la sua mano, la sua mente, la SUA libertà che va sempre rispettata.

Non possiamo esigere rispetto se non siamo i primi a rispettare i bambini. Questa non è una verità nata oggi, ma la si trova già anche nel Vangelo. Quanto potremmo imparare ed autocorreggerci, così come insegnava Montessori e Rodari, se solo ci impegnassimo a leggere di più, a riflettere di più su ciò che leggiamo!
Maestri il Mondo ne ha avuti tanti, Maestri che non avevano bisogno della ribalta per splendere di luce propria e non riflessa.

Maestri che hanno tenuto alta la fiaccola sul moggio, ma gli uomini camminano a testa bassa e vivono in quella zona fatta di ombre scambiandole per l’unica e sola realtà…

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Loris Malaguzzi


Loris-MalaguzziNon conoscevo, Loris Malaguzzi, mi ci sono imbattuta per caso, stamane, ed è rincuorante vedere come il suo pensiero è anche il mio. Il suo approccio alla didattica è uguale al mio. Ed è grazie a questo approccio che ho sempre avuto tante soddisfazioni.

Loris Malaguzzi privilegiava:
1. l’attenzione primaria al bambino e non alla materia da insegnare,
2. la trasversalità culturale e non il sapere diviso in modo settoriale,
3. il progetto e non la programmazione,
4. il processo e non il solo prodotto finale,
5. l’osservazione e la documentazione dei processi individuali e di gruppo,
6. il confronto e la discussione come alcune delle strategie vincenti della formazione,
7. l’autoformazione degli insegnanti.

Diceva Malaguzzi: “… i bambini costruiscono la propria intelligenza. Gli adulti devono fornire loro le attività ed il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare”.
«Gli dicono: – che il gioco e il lavoro – la realtà e la fantasia – la scienza e l’immaginazione – il cielo e la terra – la ragione e il sogno – sono cose – che non stanno insieme. – Gli dicono insomma – che il cento non c’è – . Il bambino dice: – invece il cento c’è”»
(Loris Malaguzzi, I cento linguaggi dei bambini)
Il bambino è fatto di cento.

Il bambino
ha cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

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Pane e marmellata o pane e olio?


Fette-biscottate-e-marmellata-500x444Chi ha esperito la vittoria dopo la fatica conosce quanto sia duro il cammino, la lotta, per uscire dal tunnel in cui la vita l’ha cacciato.

Ci sono tantissimi bambini che per motivi più o meno riconosciuti e certificati dalla “scienza medica” sono cresciuti, e crescono, come “figli di un dio minore”.

Ci sono mamme che hanno trascorso, e trascorrono, notte insonni nel tormento e nell’angoscia chiedendosi come fare per aiutarli. Quelle lacrime notturne, quelle angosce, sono quelle che danno la forza di alzarsi al mattino e dedicarsi a loro. E non ci sono tempi, non ci sono pause durante il giorno, che giustifichino il “non-intervento” che gli consenta di superare le loro disabilità. Perché la disabilità la si supera, anche se non la si elimina, e la si supera quotidianamente a costo di fatica, di rinunce, di sacrifici.

Nessuno può comprendere la difficoltà, il lavoro che questi bambini compiono per non essere identificati e catalogati con il loro deficit (sensoriale, motorio o psichico). Nessuno pensa di mandarli in vacanza… mai. Per loro ogni giorno, ogni istante, è scuola ed ogni giorno può avere il suo momento di “vacanza”. Ma non è la vacanza al mare o in montagna… E’ la vacanza dal dolore in un attimo di “gioia”. Quella gioia pura che ogni mamma prova davanti al più piccolo progresso verso l’autonomia del proprio figlio, della propria figlia.

Quando poi, da adulti, riescono a camminare con le proprie gambe, a realizzare da soli il loro futuro, allora ti complimenti con te stessa per la forza, la tenacia, la caparbietà con cui hai affrontato tutto e tutti. La società scolastica in primis.

Pensando a queste mamme-coraggio, a questi figli a cui la vita ha negato la gioia di vivere una fanciullezza piena io mi indigno, e continuerò ad indignarmi, contro il movimento messo su da Parodi e dai suoi seguaci che vogliono crescere figli bamboccioni. Che pensano che “regalando” loro più ore di ozio ne fanno figli sani e istruiti. L’istruzione non è un optional e non la si ottiene come se fosse una spalmata di marmellata sulla fetta biscottata.

L’istruzione è fatica mentale in primis e poi…fisica.

Non dico che i bambini, i ragazzi, debbano stare incollati alla sedia dieci ore al giorno, come fanno nei Paesi asiatici… ma nemmeno si può pretendere di mandarli 5 ore a scuola e poi oziare, bighellonare per il resto delle 19 ore! Specialmente quando questo bighellonare lo si fa davanti al computer, alla play station o alla Tv.
Nel libro dell’ Ecclesiaste (Qoelet) si dice che c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione. Ma il tempo non è altro che una categoria del pensiero razionale, una forma-idea, così come lo spazio. Tutto è relativo in questo mondo. La stessa percezione che abbiamo del tempo svanisce e si perde davanti all’infinità dell’Universo e lo vedranno i nostri pro-pro-nipoti – se il progresso scientifico non verrà interrotto per un Apocalypse now – quando si potranno teletrasportare nello spazio in un nano secondo… ma per farlo devono “studiare”, applicarsi con tanto di olio di gomito.

Dedicata a mio figlio Daniele

[#AngeliKamente pensiero pedagogico]

 

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E’ suonata la campanella


campanella

Quando non comprendi cosa ha fatto bere, la collega del turno antimeridiano, durante la merenda agli alunni.

Oggi, dopo che se ne è andata via è suonata la campanella per la mensa e uno fa:

-“Maestra è suonata la campanella!”… dopo di lui un’altra voce:

-“Maestra è suonata la campanella!”… e quindi una terza: -“Maestra è suonata la campanella!”…

Li guardo interdetta, smetto di spiegare e inizio a chiedere a ognuno:

-“Cosa è successo?”- E ciascuno di loro mi rispondeva:

-“E’ suonata la campanella!”…

Ero arrivata a chiederlo per la 15 volta quando si alza D. e fa: -“Maestra, devo dirti una cosa seria e importante!”…

Allora cerco di frenare l’ilarità della classe invitando tutti al silenzio per ascoltare il compagno mentre gli chiedo: -“Dobbiamo prepararci i fazzoletti per piangere?”

Bum… un altro scoppio di risate…

-“No, no” – mi fa -“Ma è una cosa seria e importante!”

Reinvito tutti al silenzio e D. dice:

-“Maestra è suonata la campanella!”

#ariadiprimaveraascuola#alunnieuforici

della serie #quandosuonalacampanella e loro non vedono l’ora di alzarsi dal banco…

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Con-dividere


our-associatesOggi molti pensano che se condividi qualcosa lo fai solo per metterti in mostra. Siamo talmente malati di narcisismo e di protagonismo che quando vediamo che altri mettono a disposizione, condividendo, il proprio lavoro, le proprie conoscenze (non competenze…ma co-no-scen-ze) lo facciano solo per mettersi in mostra. E’ proprio vero che giudichiamo gli altri col nostro metro personale. Il Maestro Antonio Caruso, in arte Nino Caruso (Tripoli, 19 aprile 1928 – Roma, 19 gennaio 2017), ceramista, scultore e designer italiano, sottolineava nel suo libro “Decorazione ceramica”, ed. Hoepli-Torino, proprio l’ incapacità degli italiani di condividere le proprie scoperte… il proprio sapere. E’ vero, siamo gretti e meschini questa è la prima rovina del Paese, insieme all’ignoranza, l’analfabetismo funzionale. Lui, infatti, diceva che in America la decorazione della ceramica si era sviluppata grazie alla condivisione. Condivisione che nel mondo anglo-sassone è la prassi mentre in Italia uno muore e si porta i suoi “segreti” del mestiere nella tomba.
Io amo condividere con gli altri, amo mettere al servizio degli altri quelle piccole cose che faccio. E’ nella mia natura e come me lo fanno moltissimi altri docenti perché è nella condivisione dei contenuti, nel confronto delle idee, che la società evolve. Che la Cultura riceve lo slancio necessario per farsi linfa creativa ed evolutiva. Invece ci sono molti che sono talmente avari, talmente meschini, che preferiscono “rubartele” le idee piuttosto che darti la soddisfazione di dirti “Grazie”…
Beninteso che a me non interesse nemmeno sentirmi dire grazie. Io sono felice, appagata, quando so di essere utile agli altri. Nulla è più gratificante di questo per me.
Dai amore, metti amore in tutto quello che fai… Questo è il motto della mia vita. Non importa la ricompensa del mondo, per questo le grandi Menti… i Maestri non hanno mai voluto ricompense. La ricompensa più grande non sta nell’avere ma nel donare. Provate a “donare” e vedrete come il vostro cuore si riempirà di gioia… Altro che la sospirata felicità che tutti bramano! La vera gioia è “il Dono”…

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[cit.] Condividere – con-di-vì-de-re (io con-di vì-do)

Sign. Possedere insieme; partecipare insieme; offrire del proprio ad altri
Composto da con e dividere, a sua volta, incertamente, dal latino: dis separazione e videre vedere. Vedere separato.

Al di là della condivisione del bagno fra coinquilini, il condividere si svela una galassia complessa.

La condivisione può essere la partecipazione comune ad un progetto, una tensione d’insieme, un essere d’accordo, un’esperienza che affratella ed è vissuta a un tempo da più punti di vista diversi – e perciò più ricca, fertile di discernimento, di emozione comunicante.

Oggi questa parola surfa sulla cresta dell’onda grazie ai social network, in cui indica l’azione del pubblicare, del comunicare, del portare alla conoscenza dei propri amici un pensiero, un testo, una canzone, un video, un sito: meno intima ma più concreta, questa accezione potenzia il canale di una formazione culturale collettiva, in cui il condiviso è proposta, semina di informazione, mattone comune – canale fondamentale in ogni rapporto umano, condivisione che porta a condivisioni sempre più profonde.

Come quando conosci qualcuno, gli regali un libro, lui poi te ne dà un altro, poi discutete su qualcosa, e via e via passa il tempo, e prima che possiate rendervene conto siete diventati fratelli con ideologie rigogliose e progetti brillanti, su una strada vostra e pura che è davvero condivisa. E mica male, questo condividere.

«La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire si moltiplica e diventa più grande». [Hans-Georg Gadamer]

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Saliamo sulla cattedra


Facebook mi ripropone oggi un post che scrissi due anni fa:

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Io vado a scuola perché credo che sia mio compito spingere i bambini, i futuri cittadini attivi di questo Paese, non solo a sognare ma a iniziare a costruire un Paese diverso.

Se vogliamo che il Paese esca da questa stagnazione cronica dobbiamo fare in modo di “guarire” i cervelli incancreniti degli italiani adulti.

Se vogliamo adeguarci ad un mondo in continua evoluzione, ad una società liquida e complessa, dobbiamo iniziare a formare già da subito i bambini a vivere in modo completamente diverso da come viviamo, pensiamo, ragioniamo noi.

Se vogliamo stare al passo coi tempi dobbiamo smetterla di voler piegare l’ apprendimento della nuova generazione alle nostre conoscenze. Non dobbiamo pretendere che loro si allineino al nostro pensiero vecchio, rispetto al loro.

Se rimaniamo ancorati al passato (e quanti docenti ci sono che vanno avanti campando di rendita, non solo di lezioni riproposte con la stessa metodologia stantia e vecchia ma anche con fotocopie di cose fatte 10 – 15 anni fa?) non lamentiamoci poi che il Paese non evolve.

Se vogliamo che vi sia crescita sociale ed economica dobbiamo avere il coraggio di rompere gli schemi, di ribellarci al sistema se questo ci vuole ingabbiare in riti burocratici, dobbiamo avere il coraggio di salire sopra la cattedra insieme ai nostri alunni e/o di sederci nei banchi con loro. Occorre una rivoluzione copernicana che ribalti la didattica, e non parlo solo dell’innovazione digitale ma proprio di un capovolgimento nel modo di fare “scuola”… [#AngeliKaMente stanca di stereotipi, cliché e grigia quotidianità, ultima idealista?]

 

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Adoro i miei alunni!!!


Dicono che i docenti lavorino solo 4 ore…ma io gongolo quando invece a quest’ora un alunno mi contatta su whatsapp per ricordarmi una promessa che avevo fatto loro . Oggi ci era venuto un dubbio, consideravamo “tranne” come preposizione ma sul loro testo lo dava come voce verbale… ammetto la mia impasse del momento e avevo promesso loro che avrei cercato sul sito dell’accademia della Crusca… Mentre un altro mi contatta su classdojo per dirmi ancora qualcos’altro…

(acca a parte, spero che sia un errore del t9… 🤔🤔🤔🤔) questa la chiacchierata:

Schermata 2018-03-15 alle 20.45.20.pngSchermata 2018-03-15 alle 20.45.38.pngSchermata 2018-03-15 alle 20.45.56.png

Questo il messaggio su classdojo

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Ditemi se non devo essere orgogliosa di loro e come si fa a non amare il mio “lavoro”…