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L’Europa è anche il MIO Paese!


Queste le parole di Verhofstadt:

-“L’Italia, è diventata il fanalino di coda dell’Europa per un malgoverno che non è di ieri ma di almeno un ventennio (dai tempi di Berlusconi); un malgoverno peggiorato sotto Salvini e Di Maio, con il loro comportamento antieuropeo e «odioso» verso altri Stati membri; Salvini è specializzato a bloccare i porti ai migranti, ma blocca anche la creazione di un vero confine europeo, di una guardia costiera europea e blocca la riforma di Dublino, scelte assurde che pagano i cittadini italiani; il governo non ha una strategia per la crescita ma una tattica per farsi rieleggere con regali e debiti; Di Maio intrattiene rapporti coi gilet gialli che per due volte hanno chiesto un colpo di Stato contro il presidente francese; questa è l’Italia oggi, l’Italia che è più di un Paese, è una civiltà sulle cui basi è nata la civiltà europea, e per secoli artisti, scrittori e intellettuali per comprendere la civiltà europea hanno visitato l’Italia: Montaigne l’ha fatto, Goethe l’ha fatto. Dico queste cose in italiano, ha spiegato Verhofstadt, perché sono innamorato dell’Italia e degli italiani”.

Quel “burattino” dato a Conte non è altro che l’indignazione di una persona che ama l’Italia, Paese dove è nata la civiltà europea (ancora sue parole), piombata nell’oscurantismo della Ragione.

Io sono italiana e sono anche europea. Perché questa Europa è la MIA casa.

Shakespeare, Voltaire, Flaubert, Kant, Picasso, Goethe… giusto per citare i primi nomi che mi vengono in mente, appartengono a me, alla MIA cultura, nella stessa maniera in cui mi appartengono Dante, Manzoni, Foscolo, Verga e Pirandello…

In questa Europa ci sono stati i più grandi fermenti letterari, artistici, culturali.

In questa Europa è stata costruita una intera civiltà occidentale che partendo dalla “MAGNA GRECIA” , grazie all’ Impero Romano, si è espansa, al di là di tutte le guerre fratricide tra i vari stati che per secoli hanno dilaniato questo suolo, che io considero il MIO suolo Patrio contro gli imperi russi, cinesi e americani…

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Uno sputo nell’occhio del mondo


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La Politica, nell’accezione più alta del termine, è una cosa seria e non si fa coi selfie, sui social, al bar ma nei luoghi preposti e la si affida a persone serie, competenti, qualificate e non a due sbruffoni di periferia che pensano solo a mangiare sulle nostre spalle. La Politica vera è una cosa seria e non si fa con slogan da “Pubblicità e Regresso” al Medioevo. SETTANTATRE anni di Pace sono stati garantiti in Europa grazie alla buona volontà di un pugno di persone illuminate, tra questi, in primis, gli italiani… e non possono arrivare due scolaretti papponi a distruggere ciò che i nostri Padri hanno costruito e solo perché loro vogliono vivere da pascià sulle nostre spalle. Pensate ai figli, pensate ai nipoti se non volete pensare a voi stessi ed ai vostri egotici interessi! Che mondo volete per loro? Un Mondo di homo homini lupus o continuare a vivere in un Mondo Democratico nel Rispetto della Giustizia, dei Diritti e dell’Uguaglianza tra i popoli?
(Guardate questa immagine, prendete le misure e vi renderete conto che noi siamo solo uno sputo nell’occhio del Mondo. Smettiamola di fare gli sbruffoni…)

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GLI EMIGRANTI (E. De Amicis 1882)


 

 

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Cogli occhi spenti, con lo guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s’ascende il palco de la morte.
E ognun sul petto trepido si serra
Tutto quel che possiede su la terra.
Altri un misero involto, altri un patito
Bimbo, che gli s’afferra
Al collo, dalle immense acque atterrito.
Salgono in lunga fila, umili e muti,
E sopra i volti appar bruni e sparuti
Umido ancora il desolato affanno
Degli estremi saluti
Dati ai monti che più non rivedranno.

Salgono, e ognuno la pupilla mesta
Sulla ricca e gentil Genova arresta,
Intento in atto di stupor profondo,
Come sopra una festa
Fisserebbe lo sguardo un moribondo.
Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo.

Vanno coi figli come un gran tesoro
Celando in petto una moneta d’oro,
Frutto segreto d’infiniti stonti,
E le donne con loro,
Istupidite martiri piangenti.
Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora
Il suol che li rifiuta amano ancora;
L’amano ancora il maledetto suolo
Che i figli suoi divora,
Dove sudano mille e campa un solo.
E li han nel core in quei solenni istanti
I bei clivi di allegre acque sonanti,
E le chiesette candide, e i pacati
Laghi cinti di piante,
E i villaggi tranquilli ove son nati!
E ognuno forse sprigionando un grido,
Se lo potesse, tornerebbe al lido;
Tornerebbe a morir sopra i nativi
Monti, nel triste nido
Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

Addio, poveri vecchi! In men d’un anno
Rosi dalla miseria e dall’affanno,
Forse morrete là senza compianto,
E i figli nol sapranno,
E andrete ignudi e soli al camposanto.
Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora
Dai muti clivi che il tramonto indora
La man levate i figli a benedire….
Benediteli ancora:
Tutti vanno a soffrir, molti a morire.
Ecco il naviglio maestoso e lento
Salpa, Genova gira, alita il vento.
Sul vago lido si distende un velo,
E il drappello sgomento
Solleva un grido desolato al cielo.
Chi al lido che dispar tende le braccia.
Chi nell’involto suo china la faccia,
Chi versando un’amara onda dagli occhi
La sua compagna abbraccia,
Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

E il naviglio s’affretta, e il giorno muore,
E un suon di pianti e d’urli di dolore
Vagamente confuso al suon dell’onda
Viene a morir nel core
De la folla che guarda da la sponda.
Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
V’allieti il sole il misero viaggio;
Addio, povera gente,
Datevi pace e fatevi coraggio.
Stringete il nodo dei fraterni affetti.
Riparate dal freddo i fanciulletti ,
Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
Sfidate uniti e stretti
L’imperversar de le sciagure umane.
E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
E tornare ai villaggi umili e cari,
E ritrovare ancor de le deserte
Case sui limitari
I vostri vecchi con le braccia aperte.

[http://www.risorgimentofirenze.it/gli-emigranti-poesia-di-edomndo-de-amicis/]

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Io, speriamo che me la cavo


Quanto siamo “provinciali” noi italiani? Non solo “chiudiamo” i porti, NOI, un popolo di NAVIGATORI, ma pensiamo che oltre il nostro miserevole orticello non ci siano altri mondi.
Ignoranti e presuntuosi continuiamo a considerarci “l’ombelico del mondo”… Lo eravamo, forse, una volta, al tempo in cui nel nostro Paese si faceva Cultura, ricerca scientifica, grandi invenzioni, Arte. Oggi, che abbiamo svenduto i nostri gioielli di famiglia ci sono rimaste addosso solo le pulci e per consolarci ce la prendiamo con chi sta peggio di noi in quanto, perso dignità (sostenendo un governo grullo-fascio-leghista) non abbiamo nemmeno la compassione e la saggezza dei bambini raccontati dal compianto Marcello D’Orte: “Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi!” (da Descrivi la tua casa)
Intanto: “L’hanno scorso io mi sono vestita da Cenerentola, e pure quest’anno mi vestirò da Cenerentola, perché il vestito è facile, basta che prendi delle pezze“. (da A Carnevale ogni scherzo vale…).
È arrivato un nuovo anno, portando con sé già tanti problemi, contrattempi e siamo al 9° mese di gestazione di questo governicchio di incompetenti e pieni di livore che stanno facendo la pacchia sulle nostre spalle senza che abbiano fatto una sola legge che porti benessere al Paese mentre continuano a sbafare sfruttando l’odio e il livore di gente ignorante e intellettualmente limitata.
Ciliegina sulla torta la boutade di “giggino” che si offre di “ospitare a casa sua i gilet gialli”.
Ma i francesi, che non sono cialtroni come noi e che sanno che il Mondo non è circoscritto al loro confine territoriale, gli hanno risposto con le rime facendoci fare, per l’ennesima volta, la figura dei fessi e degli imbecilli.
Loro hanno l’ ORGOGLIO… Loro sono il Popolo che ha preso la Bastiglia… Noi invece sappiamo solo barricarci nelle nostre case e da lì gridare “Al Lupo… al lupo”.
Vili, codardi e fanfaroni.
Io, speriamo che me la cavo…
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(Lui ci ha provato a fare qualcosa, noi dovremmo imparare da lui… meditate nell’ascoltare queste parole, sempre se siete capaci di meditare.)
 
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Copio e incollo


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Foto: Opera di Alberonero, Catanzaro.

“Ho atteso alcuni giorni prima di intervenire pubblicamente sull’arresto del sindaco di Riace. Ho voluto prima leggere l’ordinanza del Gip, ho voluto riflettere su tanti commenti, ho voluto lasciar sedimentare le mie emozioni. Per diverse ragioni – non ultimo, il mio ruolo di docente di materie giuridiche che insegna ai propri allievi il valore della legge, il diritto della critica e dell’impegno per cambiare le norme ingiuste ma anche il dovere di rispettarle finché vigenti – ho ritenuto di non poter confinarmi in uno slogan (io sto con Mimmo Lucano, questo è certo) ma di dover articolare il mio pensiero, distinguendo alcuni profili, a mio avviso i più rilevanti, della vicenda.
C’è innanzitutto l’aspe
tto giuridico-formale. Posto che il Gip liquida molti dei capi d’accusa (e inviterei tutti a soffermarsi su questo dato: è abbastanza raro che un Procuratore capo sia così clamorosamente smentito in sede di valutazione delle richieste di misura cautelare) e che la vicenda dei matrimoni combinati è risibile (è davvero incredibile che per un (1) matrimonio forse combinato e un (1) matrimonio suggerito e nemmeno celebrato si parli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) l’unica accusa rimasta in piedi è quella relativa all’affidamento diretto del servizio di raccolta differenziata a cooperative prive dei requisiti richiesti.
Rispetto a questa accusa Mimmo Lucano è un cittadino come tutti gli altri. Dovrà difendersi secondo le regole, ha diritto ad essere considerato innocente fino all’ultimo grado di giudizio e dovrà pagare nel caso abbia sbagliato. Si può e si deve aggiungere che non gli viene contestato nessun arricchimento personale, che l’affidamento riguarda un servizio erogato in un piccolissimo centro abitato e quindi per importi molto contenuti e che è del tutto evidente la sproporzione dei mezzi d’indagine utilizzati e della misura cautelare applicata, ma chiunque – anche se vittima di un accanimento investigativo – deve essere giudicato come tutti gli altri.
Accanto a queste cons
iderazioni ci sono quelle più propriamente politiche. Le dichiarazioni di Salvini (e anche di alcuni deputati 5 stelle) sono inaccettabili in qualunque contesto democratico. La criminalizzazione delle idee altrui, la volontà di annientamento degli avversari, l’odio sparso a piene mani, la strategia di estremizzazione delle posizioni ravvivano ancora una volta l’allarme sullo scivolamento di questo paese verso una democrazia svuotata dei propri valori e riempita di autoritarismo. Allo stesso modo, l’azione sempre più dura di pezzi della magistratura e dell’apparato statale in Calabria sta conducendo verso l’azzeramento di esperienze scomode e alternative, con il rischio (o la volontà) di sterilizzare i fermenti positivi che ancora si sviluppano in questa Regione. Tra scioglimenti dei comuni, interdittive antimafia e ordinanze di custodia cautelare poi annullate si sta colpendo – da Cortale a Gioiosa a Riace – sempre più spesso chi non è allineato.
Guardare alla magistratura e/o alle prefetture con la massima fiducia e con la speranza che da loro venga lo sradicamen
to della ‘ndrangheta e della mala politica non può significare accettare acriticamente che esse si posizionino oltre la legge.
Ma non è ancora questo il punto.
Se si inscrive la vicenda di Mimmo Lucano dentro un perimetro esclusivamente legalitario o politico non si può comprendere quello che è accaduto in questi anni a Riace.
Riace è stato un modello si è chiesto qualcuno in questi giorni? Penso di si, penso anche che forse lo abbiamo rivestito di una retorica eccessiva e non abbiamo voluto vederne alcuni limiti (ad esempio, si dovrebbe riflettere sulla capacità o meno di generare sviluppo economico duraturo una volta ripopolati i borghi), ma Riace ha parlato al mondo della possibilità di salvare le vite degli ultimi, di dargli una speranza, di costruire incontri, di privilegiare l’
umanità invece del denaro. E soprattutto Mimmo Lucano è stato un uomo, un uomo che ha caparbiamente e generosamente dedicato le proprie energie verso uomini e donne che non conosceva, che avevano un altro colore dal suo, che scappavano da guerre lontane. Un uomo che ha fatto indubbiamente, evidentemente, costantemente del bene.
E’ per questo dato – l’umanità che trionfa in un minuscolo paesino della Locride mentre soffre nel resto del mondo – che Mimmo Lucano dovrebbe essere candidato per il premio Nobel della Pace. Anche, o forse soprattutto, se avesse violato qualche norma procedurale o non avesse osservato qualche disposizione di legge. Per i suoi eventuali errori dovrebbe pagare, ma allo stesso tempo per i suoi evidenti e straordinari meriti dovrebbe essere riconosciuto per quello che è: un uomo speciale, un eroe.

Qualche giorno fa, prima di questa vicenda, all’inizio del mio corso ho chiesto ad alcuni studenti di leggere un libro di Natalia Ginzburg (Serena Cruz, o la vera giustizia) per poi discutere del rapporto tra legge e giustizia. La tensione tra legge e giustizia affonda nella notte dei tempi e sappiamo anche che non sempre chi sta dalla parte della giustizia ottiene ragione. Ma questo non è un motivo sufficiente per non continuare a stare dalla parte degli indiani, come direbbe il mio amico Giancarlo Rafele.

Chi, come me, insegna diritto nelle aule universitarie, insegna – deve insegnare – anche a non trasgredire la legge. Ma se mai mi capitasse di essere sindaco della mia città e di trovarmi dinanzi ad una regola che sento profondamente ingiusta e dalla quale può dipendere la vita di una persona, proprio come Mimmo Lucano non esiterei, assumendomene tutte le responsabilità, a trasgredirla. Non viviamo per essere salvi, viviamo per essere giusti.”

Nicola Fiorita ( professore associato presso l’Università della Calabria )

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Dati reali e dati immaginari


_mostro_di_lochness_by_lmmphotos-d86cjl4La Mente umana è un Universo ancora in larga parte poco esplorato… Siamo convinti che quello che pensiamo corrisponda realmente alla realtà. Suggestionati da una visione di massa ci lasciamo soggiogare da una realtà artefatta che per noi però è reale. Tendiamo, nella nostra fallacia logica, a generalizzare fino a che il moscerino non è diventato un elefante… il Mostro di Loch Ness, di cui tutti ne parlano, tutti ci credono ma nessuno l’ha mai visto.

Così accade con l’immigrazione, oggi.

Da un’indagine statistica sembra che la percezione che gli italiani hanno di questo fenomeno sia come quella che hanno coloro che si tramandano la storia del Mostro di Loch Ness.

Allora, oggi, ho perso un po’ di tempo… ho scattato le foto e li ho risistemate ma penso che per amore della Verità ne perderei ancora il doppio.

Ecco i dati pubblicati dal Ministero dell’Interno…

So che il mio non sarà tempo perso se riuscirò a far rinsavire, riportandolo alla ragione, almeno dieci italiani. Se poi ciò non accadesse lascio cadere le braccia e filosoficamente dico:

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico…
Buona lettura a voi.

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Nave o aereo? Grazie, meglio il barcone.


indexPerché viaggiano su barconi da clandestini e non comodi su un aereo?

Requisiti per l’accesso in Italia da paesi extra UE:

1. Formulario domanda di visto

2. Foto tessera

3. Passaporto

4. Fotocopia passaporto (copertina + prime 4 pagine)

5. Pagamento visto (circa 60€)

6. Libretto di famiglia (con certificato nascita e nomi dei genitori)

7. Documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto

8. Prenotazione biglietto di andata e ritorno

9. Dimostrazione della disponibilità in Italia di un alloggio: vouchers turistici, prenotazione alberghiera, dichiarazione di ospitalità da parte dell’italiano (meglio se firmata dal sindaco) + passaporto dell’italiano 😦

10. Dimostrazione del possesso di mezzi economici di sostentamento, nella misura prevista dalla Direttiva del Ministero dell’Interno 1.3.2000 (fideiussione) 🤑

11. Documentazione giustificativa della propria condizione socio-professionale 🤑👨🏽‍🔧

12. Assicurazione sanitaria avente una copertura minima di €30.000 per le spese per il ricovero ospedaliero d’urgenza e le spese di rimpatrio 🤑🤑🤑

Che fino al punto 8, se venissi da un paese civile, evoluto e non in guerra magari riuscirei pure a reperire quello che serve.

Ad ogni modo, DOPO TUTTO CIÒ, se il tuo paese d’origine è in Africa, Medioriente o Asia meridionale, il 99% delle volte il visto viene RIFIUTATO con un semplice NO. 👎

QUALCUNO (CHE SIA REALMENTE INFORMATO) CONOSCE IL PERCHÉ? 🤔

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Rompiamo il silenzio sull’Africa


Africa

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana.

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

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In un Paese che funziona…


 

default-italiaStamane ho avuto la prova tangibile di quanto male possa fare la demagogia. Qualcuno mi ha postato un “articolo” a firma di un certo Paolo Barticchia, che non so chi sia, ma che solo a leggerlo mi ha fatto salire il sangue alla testa. Questo signore scrive che:
È una caratteristica dei sinistri accusare gli altri dei peggiori difetti marchiati a fuoco nel LORO DNA! È per questo che accusano gli altri di essere partigiani, ladri, analfabeti funzionali, demagoghi, fascisti, razzisti, e così via!

Gli Analfabeti Sociali della Sinistra

Il PD pensa che uno dei problemi dell’Italia sia “l’analfabetismo funzionale”.
Un analfabeta funzionale ha difficoltà a comprendere il significato di un testo, di un articolo, di un ragionamento articolato.
Purtroppo per il PD, essere analfabeti funzionali non significa essere incapaci di comprendere la realtà.
Una città dove le attività commerciali languono o chiudono non richiede l’intelligenza funzionale per essere compresa.
Il problema non è l’analfabeta funzionale che non sa leggere le statistiche (taroccate) del Governo sulla ripresa economica, ma la classe politica che pensa che imbellettare le cifre possa modificare la realtà.
Un Paese stipato di persone senza né arte né parte, senza condivisione culturale, senza occupazione se non irregolare quando non illecita, capaci di portare al degrado intere aree, non necessita di un’alta funzione intellettuale per essere valutato.
Per la puzza di piscio, per i roghi abusivi, per le macellazioni per strada, basta avere il naso.
Per vedere le baraccopoli, gli abusivi, lo spaccio davanti a tutti, la prostituzione ad ogni angolo, i gruppi di nullafacenti fermi ai bar, basta avere gli occhi.
Il PD pretendeva di confutare la realtà sensoriale con le affermazioni di principio, meglio se provenienti da personaggi alti e ieratici, rialzati dalla loro granitica superiorità etica.
E così per la giustizia a singhiozzo, per la pubblica amministrazione folle, per l’Europa indifferente, per la realtà internazionale vissuta a senso unico, per mille altri argomenti sviluppati nel modo da distanziarsi quanto più possibile dal comun sentire.
La sinistra ha un problema con la realtà e questo problema è diventato evidente col problema dei migranti.
Fintantoché si discuteva di teorie economiche, di spesa pubblica, di norme giuridiche ispirate a questo o a quel principio, si finiva sempre in una situazione complessa e di non facile interpretazione per cui si poteva sempre trovare un punto che consentisse di darsi ragione.
Ma coi migranti gli effetti delle menzogne sono diventati evidenti, diffusi, riconosciuti da tutti.
L’ideologia ha avuto torto, ma il sinistrorso non può permettersi di mettere in dubbio una sua ideologia, finirebbe col dover dubitare di tutte.
E allora, non potendosi permettere di cambiare le sue idee bacate, la sinistra vorrebbe cambiare gli elettori, gli analfabeti funzionali, insomma.
Che dopo essersi sentiti descrivere come deficienti, dovrebbero farsi fare un lavaggio del cervello da quelli che sanno, e poi, gioiosamente, tornare a votare a sinistra.
Io analfabeta funzionale.
Tutti voi, analfabeti sociali.

All’amico che mi ha postato tante insulsaggini in cui le parole “sinistra e immigrazione” fanno un binomio da lavaggio del cervello per decerebrati ho risposto:

“AGLI  ANALFABETI  SOCIALI  DELLA  DESTRA”

Carissimo Aldo mai vista tanta retorica.

Qui nessuno nega niente.

Digli a questo Paolo Bardicchia che invece di fare tanta demagogia che si scagliasse contro il governo affinché si desse una mossa e risvegliasse gli italiani dalla contemplazione delle loro miserie.

Che l’italiano “analfabeta funzionale” la smettesse di frignare e si rimboccasse le maniche, muovesse il sedere e si desse da fare senza aspettare la manna dal cielo.

L’italiano medio, analfabeta funzionale, nulla facente e che vive con l’assegno di disoccupazione o con il REI, la smettesse di girarsi i pollici, si inventasse un lavoro, si mettesse a pulire i cessi pubblici che insozza e a costruire case lì dove ci sono le baraccopoli. Che coprisse le buche nelle strade così le ragazze non ci finiscono dentro e non vanno al creatore.

In un Paese con una politica che funziona e con personale che lavora non è civile che bisogna aspettare un anno per farsi un esame del sangue.

In un Paese che funziona i tetti delle scuole non cadono sulle teste degli studenti o i banchi sulle loro gambe.

In un Paese che funziona i genitori e gli alunni rispettano gli insegnanti e non li mandano in ospedale.

In un Paese che funziona i figli non massacrano i genitori per avere i soldi per comprarsi la droga.

In un Paese che funziona la Mafia e il malaffare sarebbero stati sconfitti da un pezzo se chi ha  il dovere di contrastarli non facesse affari con loro (vedi ‘ndrangheta e Lega al nord e tutto l’apparato pubblico e privato)

In un Paese che funziona gli autobus e i treni arrivano puntuali. I dipendenti non timbrano il cartellino e se ne vanno a fare la spesa.

In un Paese che funziona non ci sono evasori.

In un Paese che funziona il popolo conosce il senso civico e ne rispetta le leggi senza aspettare il reddito di cittadinanza.

In un Paese che funziona ed è civile si accolgono gli stranieri e li si rifocilla per poi consentire loro di riprendere il cammino e non li si tiene come bestie dentro locali fatiscenti, stipati a 5-6-11 in baracche o in alberghi che ne possono contenere solo due.

In un Paese che funziona la burocrazia è celere e non fa aspettare questa gente due anni per decidere se deve dargli il permesso di soggiorno o il foglio di via…

In un Paese che funziona i bambini girano liberamente per strada senza la paura di incappare in qualche pedofilo, per strada o in casa.

In un Paese che funziona si circola liberamente senza preoccuparsi che un signore elegante, italiano, ti apra lo sportello della macchina, ci si infila dentro e ti ruba la borsetta.

In un Paese che funziona non ci sono le tasse che continuano ad aumentare, il debito pubblico che continua a salire, la disoccupazione e la povertà della popolazione al massimo storico.

In un Paese che funziona lo Stato, i suoi governanti potrebbero creare posti di lavoro investendo in energie alternative, nell’edilizia, buttando giù case vecchie e costruendone di nuove.


In un Paese che funziona lo Stato avrebbe a cuore l’Ambiente e creerebbe posti di lavoro nell’agricoltura, per incentivarne la produzione.


In un Paese che funziona ci si preoccuperebbe della pulizia di fiumi, laghi, coste e mare per aprirlo al turismo d’elite e non.

In un Paese che funziona le industrie non bypassano la legge per infossare i rifiuti tossici nelle campagne.


In un Paese che funziona lo Stato si preoccuperebbe di creare occupazione investendo in settori nevralgici che il mercato globale richiede: Tecnologia e Ricerca scientifica.

In un Paese che funziona sai quanti posti di lavoro si creerebbero e non solo per gli italiani ma anche per gli immigrati?

Ma di cosa stai parlando? Solo gli analfabeti funzionali, e i tipi come Salvini (ma lui è giustificato perché mira al Potere Assoluto), possono pensare che il problema di un Paese siano gli immigrati… e chi ha scritto questo articolo ne è la dimostrazione lampante!

Una volta si andava in chiesa e tutti si sentivano trascinati dall’onda emotiva scatenata dalle preghiere e dai canti collettivi, sarebbe meglio rifrequentare le parrocchie per riacquistare un po’ di “serenità psichica” invece di stare sui social e riempirsi la testa di c@@@@@e..

 

Fammi un favore, adesso prendi questa mia risposta e valla a incollare nella bacheca di questo “signor sconosciuto” analfabeta mentale.

 

 

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Democrazia moribonda


lutto

Mi imbatto in questo commiato di Alessandro Barbano, la sua pacatezza nel congedarsi dai lettori de “Il mattino” mi ha catturato.

Ecco, forse è questo che si è perso in Italia: la pacatezza espressiva. Al sarcasmo e all’ironia si contrappone l’insulto e la demagogia populista.

Riporto le sue parole e mi piacerebbe che risuonassero nelle orecchie di almeno il 50% dei miei contatti… e che questo 50% si fermasse un attimo. Leggesse e rileggesse quanto Barbano dice tra le righe e dentro le parole.

Mi piacerebbe che almeno il 50% di chi è tra i miei contatti andasse oltre il segno grafico e ne percepisse il contenuto intrinseco. Se non accade, allora è giunta l’ora di listare il braccio e i portoni delle case a lutto perché avere al Ministero degli Interni uno che ha l’appoggio della Le Pen, come qualcuno ha scritto su Twitter, è un insulto alla Costituzione ed ai Padri Costituenti. E’ un riuccidere coloro che per darci la Democrazia sono morti:

“Durante questo periodo la crisi del Paese è andata sempre più coincidendo con la crisi del suo racconto. E cioè con l’imporsi di una retorica che ha svuotato di senso le parole su cui si fonda il patto civile tra rappresentati e rappresentanti, tra cittadini e istituzioni. Con l’effetto di indebolire la delega del sapere e del potere, annullare la valenza simbolica dell’autorità, azzerare le forme della democrazia, instaurando nel discorso pubblico un analfabetismo che ci fa vedere l’Italia peggiore di quanto sia nella realtà. Così sfuma ogni differenza tra le élite e la casta, tra il compromesso e l’inciucio, tra le prerogative quirinalizie e i veti eterodiretti. Allo stesso modo è possibile dichiarare l’impeachment del capo dello Stato e il giorno dopo recarsi al Colle per un colloquio privato, senza che ciò abbia alcuna conseguenza apparente sulla qualità delle relazioni istituzionali. Ciò vuol dire che più le parole sono forti, meno valgono.

A una babele di parole irrilevanti è ridotta la politica. La tattica detta i tempi e occupa gli spazi di una dialettica pubblica caduta in un’impasse permanente, senza esiti né direzione. La tattica ci consegna dopo tre mesi di trattative un governo che lega in un contratto due radicalismi, ma ci consegna anche l’urgenza di una pedagogia civile capace di rieducare la società. È in questo momento che si sente la mancanza di un pensiero moderato, in grado di persuadere i cittadini, con la stessa efficacia del populismo, che la democrazia non è solo utile e necessaria, ma è anche bella, con tutte le sue imperfezioni.”