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Santi o carogne? La società decide


C’è tutta una lunga lista di filosofi e di pedagogisti che hanno influenzato moltissimo il mio pensiero… Uno di questi è Rousseau, anche io come lui sono convinta che tutti nasciamo con dentro una grandissima bontà (e basta guardare i bambini per averne conferma), poi cresciamo e gli avvenimenti che ci investono, tutto ciò che ci accade, non sono altro che conseguenze delle nostre azioni che sono determinate da due fattori sociali: la povertà e/o la ricchezza. Su questi parametri che la società stabilisce per il singolo costruiamo la nostra vita. Da questa visione del mondo ne scaturisce che possiamo diventare carogne o santi.

Dipende da noi, dal nostro “libero arbitrio”.

Nessuna legge imposta mi fa o mi rende migliore. C’è una sola legge che la maggior parte degli uomini continua a calpestare ed è quella dell’AMORE.

Chi ama (o chi ha fede, direbbe San Paolo) non ha bisogno di leggi umane per sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Chi Ama non ha bisogno di capi, guru, maestri, politici corrotti, mascalzoni e farabutti più degli altri, né di riti e cerimonie perché, chi riesce ad ascoltare il suo cuore, sarà guidato sempre e solo dall’Amore.

Quando incontriamo per strada un povero, un mascalzone, un ladro, un malfattore (uso il maschile in senso universale riferito all’umanità) perché non iniziamo a chiederci: “Cosa ho fatto io per questa persona per portarla a fare ciò che fa? Per costringerla a delinquere e a nuocere a me e agli altri? Perché, se è vero che noi siamo gli artefici del nostro destino è anche vero che quel destino è stato determinato da chi mi vive accanto: genitori, insegnanti, governanti, uscieri… la società TUTTA è responsabile della delinquenza così come della “santità”.

La società che respinge, che umilia, che abusa, che tratta il diverso come un reietto è responsabile, come e più del reietto, del Male che si compie e invade, incunenadosi tra le pieghe dell’ipocrita perbenismo, il mondo.

Ma noi continuiamo a indicare la Luna e guardiamoci il dito.

#AngeliKaMente buongiorno e… buona colazione

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La piccola fiammiferaia


Quanto più si avvicina il Natale tanto più nella mia mente si fa strada il racconto della “Piccola fiammiferaia”. Certe letture, quando le fai da piccola (credo che avevo 5 anni quando lessi questa storia di Andersen, una delle mie prime letture) ti “educano” più di mille insegnamenti e di mille azioni in cui ti imbatterai crescendo… E constatare che oggi come 100-1000 anni fa c’è chi riesce a vivere fregandosene di chi sta al freddo e all’addiaccio, ripetendo slogan che gente folle e disturbata mentale gli ha inculcato per tacitare la sua coscienza, non avete idea di quanto mi faccia uscire il fumo dalle orecchie (per usare un eufemismo).

E’ facile augurare “Buon Natale e Buone feste” a chi se ne sta al calduccio delle sue case senza avvertire profonda tristezza e tanto dolore per chi è nei lager libici, sotto le bombe di pazzi criminali, chi tenta il tutto per tutto sfidando il mare su precarie imbarcazioni di fortuna, chi si trova incarcerato per le sue idee politiche e religiose, chi si trova in preda alla sofferenza in un letto di ospedale e chi vaga per le strade in cerca di “un cerino” da accendere per riscaldarsi le mani…:

“L’assessore comunale Juri Andriollo esprime «profondo dolore» e assicura il «massimo impegno di Bolzano per l’accoglienza. I numeri di immigrati in questi mesi sono eccezionali. Serve l’aiuto della Provincia e anche degli altri Comuni», ribadisce. Sinistra die Linke, annunciando un’interrogazione parlamentare, evidenza che non si tratta del primo caso di un migrante morto per freddo a Bolzano. «Ogni persona – prosegue la nota – ha il diritto di avere una casa e un tetto sotto il quale rifugiarsi. La soluzione al problema non può essere limitata al susseguirsi di infiniti interventi temporanei ed emergenziali per contrastare una situazione che emergenza non è perché si ripresenta puntuale, con numeri sempre in aumento, ad ogni inverno».

Secondo Anpi Alto Adige, «le periferie urbane, sociali e umane dove, a fianco delle ricche luci dei Mercatini affollati e del turismo opulento, si ripetono queste tragedie annunciate sono lo specchio della nostra terra e la misura della sua civiltà, del suo stato di salute, dei suoi fallimenti, dei suoi egoismi. Questa morte non può e non deve lasciare indifferenti».”

https://www.lastampa.it/cronaca/2022/12/16/news/morto_di_freddo_a_19_anni_choc_a_bolzano-12417022/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM8-S1-T1

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Uomini e donne: la dicotomia


Fino a che gli esseri umani non accetteranno la loro dicotomia, la loro androgenicità, non usciremo mai dalle guerre e dall’odio verso i nostri simili. Siamo tutti figli mercuriali, in ciascuno di noi si celano sia la parte maschile che quella femminile (Pascoli la chiamava “fanciullino”, quella parte dolce e delicata che giace dentro gli uomini).

La paura, la rabbia, l’odio per il “diverso” non sono altro che la manifestazione della non accettazione di questa verità.

Non comprendiamo, invece, che accettarci per ciò che siamo ci rende liberi e non schiavi delle nostre ipocondrie e delle nostre paranoie.

Ipocondrie e paranoie alimentate da miti, leggende, religioni, precetti religiosi scritti da uomini. Gesù durante la sua vita non ha mai diviso le donne dagli uomini. Divisione sottolineata dalla misoginia paolina (non dimentichiamoci che Paolo di Tarso era un ebreo e che la sua formazione era ebraica. Quell’ebraismo che già dall’incipit della Genesi distingue gli uomini dalle donne: “Tu uomo lavorerai la terra… tu donna partorirai nel dolore. Parole lapidarie che hanno inchiodato nei secoli dei secoli le donne e gli uomini dentro una rigida catalogazione. In un dualismo eterno da cui è difficile uscirne. Non da meno fu Maometto 620 anni dopo… Quel Maometto che scrisse il Corano dopo aver soggiornato a Gerusalemme e conosciuto la Bibbia)

#AngeliKaMente in vena di introspezione…

(In foto la statua di Mefistofele e Margherita scolpita in un’unico tronco di Sicomoro. Attrazione principale del Salar Jung Museum di Hyderabad, India è stata costruita nel XIX secolo in Francia da un artista ignoto, forse ispirata dal “Faust” di Goethe )

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Se questo è un uomo


LAMPEDUSA – Venti giorni appena. L’ultima vittima del Mediterraneo trasformato in fortezza è un neonato. Ed è morto di freddo. “Li abbiamo visti arrivare tutti inzuppati, tremanti”, dice il dottore Francesco D’Arca, responsabile del poliambulatorio di Lampedusa. “La mamma, una ragazza ivoriana giovanissima, di diciannove anni, ci ha raccontato che il piccolino già stava male prima della partenza, voleva raggiungere l’Italia per farlo curare”.

Ed invece, quando la motovedetta attorno all’una di notte è arrivata in porto con a bordo i naufraghi salvati su tre barchini intercettati al largo, ad accoglierlo c’era solo una bara bianca, che lo aspettava al molo Favaloro di Lampedusa. L’ennesima che si andrà ad impilare nella camera mortuaria dell’isola, dove già riposa la donna di quarant’anni che ieri ha lottato per la vita fino alle coste e per lungo tempo sono rimaste le vittime dei naufragi delle scorse settimane.

Neonati uccisi dall’esplosione del motore sul barchino su cui viaggiavano, due gemelline morte di freddo e di stenti, donne, uomini arrivati solo da morti sulla sponda nord del Mediterraneo. Altri ancora sono stati inghiottiti dalle onde e di loro non è stato trovato neanche un cadavere a cui dare sepoltura…

Sempre più dolorosamente attuale l’eco della poesia, Se questo è un uomo:

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.”

P. Levi, La tregua, Torino, Einaudi, 1965, p. 9

Come si fa a non provare pietà per questi “disperati”?

Ma i destrorsi cosa hanno al posto del cuore? Pietre, macigni?

Nella “Vita di S. Antonio di Padova” si riporta un episodio, un “miracolo”, vero o leggenda conta poco, quello che conta è il messaggio:

“In una località della Toscana si stanno celebrando con solennità i funerali di un uomo molto ricco. Al funerale è presente Antonio, che, scosso da un’ispirazione, si mette a gridare che quel morto non va sepolto in luogo consacrato, perché il cadavere è privo di cuore.

I presenti rimangono sconvolti e inizia un’accesa discussione. Alla fine vengono chiamati dei medici, che aprono il petto al defunto. Il cuore non è effettivamente nella cassa toracica e viene poi rinvenuto nella cassaforte dov’era conservato il denaro”.

Meditate gente, meditate su dove avete il vostro cuore.

Articolo su Repubblica

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Giovani, ragazzi, adolescenti su Internet


Genitori, tutelate i vostri figli. Non lasciateli soli davanti a tablet, telefonini e computer.

Una volta si diceva di non lasciarli soli davanti alla TV che era “una cattiva maestra”, come ben diceva Popper… Oggi li si lascia da soli davanti a un mezzo molto più pericoloso: Internet.

Le scuole, sensibili all’argomento e alla “salute” dei futuri cittadini, fanno del loro meglio per metterli in guardia, diverse le iniziative che ogni anno si attuano per sensibilizzare i ragazzi sul cyberbullismo e sui pericoli della rete, che sono tantissimi.

Molti lavorano per aiutarli ad aprire gli occhi, da Generazioni Connesse a Parole O_Stili a Aics Prevenzione Cyberbullismo ma noi docenti sappiamo benissimo come poco può la scuola quando i ragazzi si ritrovano in casa, da soli e senza alcun controllo, così accade di finire nella rete dei pedofili, o nella pratica del Blue Whale Challenge il “gioco” che ha portato al suicidio centinaia di ragazzi tra i 9 e i 17 anni in modo orribile o, ancora, cadere vittima della sindrome Hikikomori (che riguarda i bambini, gli adolescenti e gli adulti sotto i 30 anni).

Parlate coi vostri figli per non leggere più notizie di suicidi o di adescamenti pericolosi, come è accaduto a Daniele, suicidatosi a 24 anni perché aveva scoperto che la ragazza di cui si era innamorato online era in realtà un uomo di 64 anni…

Fate tesoro dell’esperienza degli altri per evitare di doverla verificare personalmente.

#AngeliKaMente

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Fascista o comunista… (ammesso che abbia un senso il “comunismo” oggi)


E qualcuno oggi mi ha detto che sono “nera” perché condanno l’azione militare di Putin in Ucraina.

Cavolo, ero fascista e non lo sapevo…

Mi hanno dato della fascista quando ero contro i vaccini, perchè anche la salute è un fatto di bandiera e non di avere un altro punto di vista riguardo al sistema sanitario predominante… e io che pensavo che essere di sinistra significasse essere “Libera di fare le mie scelte visto che, dicono, qualcuno mi ha dato il “libero arbitrio” al momento della mia nascita. E il libero arbitrio presuppone che OGNI SINGOLO UOMO è chiamato a rispondere solo delle sue azioni che devono essere improntate sulle basi di una “civile convivenza democratica” . La civile convivenza democratica chiama i cittadini ad essere responsabili in prima persona dei loro comportamenti e non delle “imposizioni”… ma non voglio aprire un altro capitolo.

Nel contingente mi chiedo: Da quando perorare la causa di 45 milioni di persone che si sono svegliati una mattina e hanno trovato l’invasore in casa è “fascismo”?

Fatemi capire. Pensate, credete davvero, che Putin, il guerrafondaio, sia COMUNISTA e di SINISTRA? No, perché se così fosse qui abbiamo un problema serio riguardo alla semantica. O forse ce l’ho io. Anche la Cina è “comunista”, dicono loro, perché eredi di Mao, eppure nessuno stato è più oppressivo e schiavista di quello cinese che reprime i moti di rivolta del popolo costringendolo a lavorare 24h su 24h e senza alcuna tutela sindacale…

Russia, Cina, Corea del Nord, Iran,… vi sembrano paesi “liberi”?

Io associo la parola “Libertà” alla SINISTRA ed ho sempre associato le parole di “schiavitù, servilismo, bavaglio, guerra” alla destra del padrone e del capitalismo.

Ho sempre pensato che fosse giusto e bello cantare “Bella Ciao” le cui parole dicono:

Una mattina mi son alzato

o bella ciao, bella ciao

una mattina mi son alzato

e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

o partigiano, portami via

che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

e se io muoio da partigiano

tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

e seppellire lassù in montagna

sotto l’ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

tutte le genti che passeranno

mi diranno: Che bel fior!

E questo è il fiore del partigiano

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

e questo è il fiore del partigiano

morto per la libertà.

Possibile che questo sia diventato il canto dei fascisti?

Gli abbiamo ceduto anche questo, oltre al potere e al diritto di massacrare?

Vi prego, non svegliatemi dal MIO sogno…

Voi pensatela come credete.

#AngeliKaMente… Buongiorno…

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Guerra e Pace


“Quanto maggiore appare la necessità, tanto minore appare la libertà. E viceversa.”

Una sconfitta della Russia significherebbe la fine della Russia, di Putin e della sua corrotta politica. Ed è un esito che un megalomane suo pari difficilmente potrà accettare.

Come finirà? Riuscirà a salvarsi la faccia?

La Storia ce l’ha insegnato come finiscono in occidente, dove il pensiero liberale e democratico è nel nostro DNA, i dittatori e le dittature…

Ce lo insegna la nostra storia italica: dai moti di Palermo contro i francesi, ai moti napoletani capeggiati da Masaniello contro gli spagnoli. Dalle cinque giornate di Milano contro gli austriaci alla lotta partigiana contro i nazi-fascisti.

L’orgoglio di appartenere a una Nazione, la fierezza nella Bandiera Nazionale non stridono, come vogliono i populisti di destra, con l’ adesione a una Unione di Popoli sotto l’egida della Pace e della Libertà individuale e nazionale.

Pace e Libertà sono un’ossimoro in quegli stati dove il popolo soggiace alla legge delle armi, degli arresti di massa, alla censura e dove il popolo è costretto a chinare le spalle e la testa.

C’è una Ragione superiore che la misera ragione materialista, basata sugli interessi personali e megalomani, non potrà mai sottomettere ed è quella dettata dall’ Amore.

Quella che un folle ci ha detto di seguire tremila anni fa e l’Amore è Pace e non Guerra (#AngeliKaMente, urlo BASTA… basta sangue, morti, schiavi, sorprusi e violenze)

“La guerra è un atto contrario alla ragione umana e a tutta la ragione umana.” (Lev Tolstoj)

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Il bambino: Un Universo immenso che contiene al suo interno il passato e il futuro. Spetta a noi, mamme, nonni, docenti, il compito di aiutarli a realizzare in modo armonioso ed equilibrato la loro crescita.

Importante, fin dai primi mesi di vita, avviarli con dolce fermezza all’autonomia; non dimentichiamoci che di tutti i cuccioli del Regno Animale, i cuccioli di uomini sono i soli che acquistano questa capacità molto più lentamente degli altri.

Abituarli all’autonomia non solo contribuisce a sviluppare nel bambino la consapevolezza di sé e quindi l’autostima ma anche la capacità di padroneggiare e gestire lo spazio che lo circonda.

Uno spazio che si fa sempre più grande e che incute tanta paura quando oltrepassa i confini prima della culla poi della sua stanzetta, della sua casa, del mondo… dell’Universo. Questa esplorazione del mondo che lo circonda ne rafforza la capacità di muoversi con maggior precisione, determinazione e consapevolezza.

Come lo si abitua a tutto ciò? Lasciandolo libero, fin da piccolo, di fare da sé. Di cadere, sbucciarsi le ginocchia, riempirsi di lividi, farsi male e … rialzarsi. Sono queste le esperienze che fanno di un bambino un adulto sicuro di sè e che non piange davanti alle difficoltà che la vita gli pone davanti.

Il problema più grande i bambini lo incontrano nella scuola primaria, quando, trovandosi davanti a un foglio bianco non hanno idea di come scrivere. La stessa “paura” che deve affrontare uno scrittore quando deve iniziare a scrivere il suo libro, o la sua poesia, la chiamano la “sindrome del foglio in bianco”.

Giustificabilissima, comprensibile, per un insegnante che conosce la psicologia dell’Età Evolutiva e che ha studiato Piaget, Montessori, le Agazzi, Freinet, Steiner e Vygotskij (giusto per citarne alcuni) e i tantissimi altri grandi pedagoghi, mentre nel bambino può ingenerare malessere, frustrazione e senso di inadeguatezza e/o incapacità. Perchè il problema non è dato solo dal tracciare il segno grafico ma anche da quella pagina bianca. Come devo riempirla? Inizio dal basso, dall’alto, dal centro… Dal bordo…

Si chiama “percezione e gestione dello spazio” che in questo caso è quello fisico di quel piccolo foglio.

La maggior parte, quelli che hanno avuto la fortuna di fare un’ottima scuola dell’infanzia, sono già avviati alla scrittura molti, invece, si…perdono. Si smarriscono. Si avviliscono.

Molti, abituati a delegare alla mamma, al papà o ai fratelli più grandi assumono un atteggiamento “rinunciatario” e questo li porta a un rifiuto nell’esecuzione del compito e se ne escono dicendo: Non lo so fare… Non ne sono capace.

Non c’è scusa peggiore di questa perché dicendo così lui si deresponsabilizza, se ne lava le mani e si crogiola in questa sua “supposta incapacità“.

Allora vi scongiuro, lasciate che i vostri figli escano da casa, si alzino dal letto o dalla poltrona. Lascino da parte TV, tablet e videogiochi e mandateli giù in cortile, nel parco a correre, saltare, impiastricciarsi le mani con la terra e/o con la farina. Si sporcheranno i vestiti, cadranno e si sbucceranno le ginocchia, poco importa perché voi avrete la soddisfazione più grande: Figli felici, sicuri di sé e che non si arrenderanno davanti alle più piccole difficoltà. Ma soprattutto sapranno padroneggiare lo spazio del foglio del quaderno e a sviluppare il pensiero metacognitivo e quindi la logica (#AngeliKaMente formata all’ombra della Pedagogia e della Psicologia)

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Banchi mono posto, sedie con le ruote?


Qualcuno mi ha riportato su un mio post su FB di un anno fa:

Ho vissuto ben 10 anni in collegio e ho sperimentato il “comunismo” campanelliano fin dall’età di otto anni. La Scuola Pubblica che negli ultimi anni ha cercato di cambiare parlando di PEI e PEP non ha fatto altro che accentuare l’individualismo della persona, dell’alunno. Ancora oggi la maggior parte dei docenti faticano a staccarsi dalla desueta consuetudine della lezione “frontale”. Il risultato di questa metodologia è sotto gli occhi di tutti: assenteismo e abbandono scolastico. Individualismo dell’essere che ha raggiunto vette mai viste finora.Ed eccoli qui i docenti abituati a stare in cattedra, a mettersi la toga del “giudice” per valutare con i voti i loro discenti, sollevarsi contro la prospettiva di buttare nella spazzatura quei banchi obsoleti, frutti di quella didattica frontale che dal 1925 poco è cambiata. Eppure quanti sono i docenti “illuminati” che in questi anni hanno cercato di adattare l’aula per renderla consona alla lezione che intendevano fare? Quanti sono i docenti, anche non illuminati, che si sono sempre lamentati di quei banchi vecchi, le sedie rotte che ti rovinano anche i vestiti e le calze?Dove metto il vocabolario di greco, si chiedono costernati…E non so se piangere o ridere, perché io vedo in questa opportunità non solo l’occasione buona per avere un’aula più moderna e colorata ma anche la possibilità di ripensare DAVVERO a un nuovo metodo di studio.La classe capovolta (la flipped classroom, per usare un anglicismo), il cooperative learning e tutti gli altri stratagemmi che potrebbero finalmente prendere corpo, dopo essere stati tanto osannati ed esaltati ma mai adottati in pieno, all’improvviso sembrano spariti.Qua, mi sa che, prima di cambiare i banchi, dovremmo resettarci tutti il cervello.Perché fatichiamo a vedere le potenzialità di questi “banchi” che possono contribuire a formare le future generazioni al senso di “comunità sociale”? Educarli fin da piccoli a “lavorare insieme”, uniti per raggiungere un comune obiettivo? Per acquisire, anche se non in modo diretto, la consapevolezza che oltre il “me” esiste anche l’altro? Quale modo migliore per abbattere l’individualismo che, ai tempi odierni, acceca anche la persona più altruista? Come far comprendere l’idea che da solo produco per uno e che insieme produciamo per tutti?Inviterei i colleghi, di ogni ordine e grado, a riflettere e a guardare ad altri punti di vista che non siano quelli dei loro piccoli orticelli.Una sola parola basta per aiutarci in questo momento in cui vediamo stravolte le nostre metodologie e la nostra concezione della scuola: resilienza.La formazione di una “umanità” migliore parte anche da qui…Da una semplice sedia che può fare una grandissima differenza.[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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Vaccino si, vaccino no


L’errore più grande del Governo (italiano e degli altri stati) è stato quello di etichettare gli individui come no vax vs si vax . Questo ha portato a due schieramenti, a due fazioni che si insultano, denigrano e si fanno la guerra.

Un Governo, retto da persone sagge e intelligenti e che vogliono il bene di TUTTI i cittadini, non dovrebbe MAi creare un tale clima tra i suoi governati.

Mi chiedo chi viene a beneficiarne, cui prodest?

Non è vero che tutti coloro che non si vaccinano siano ignoranti, stupidi e che non hanno a cuore il bene della collettività.

Questo è quello che vuol far credere un Governo di incapaci.

Certo, ci sono tanti ignoranti in Italia e nel mondo, l’analfabetismo funzionale appartiene a tutti, però, vaccinati e non vaccinati. Smettiamola con questa falsa propaganda mediatica.

Chi si vaccina non è più intelligente e non è vero che si preoccupa di più degli altri, chi si vaccina lo fa in primis per se stesso, perché ha paura di finire intubato.
Chi non si vaccina non può mettere a rischio un vaccinato, dire questo significa confermare l’inefficacia dei vaccini (e in molti casi è così…)

Basta con l’ìipocrisia e con il finto buonismo!

Poi, a questa multiforme varietà di pensieri, a queste narrazioni che si vogliono far passare come la sola verità e che continuano a circolare perché ormai la popolazione è inebetita(da una parte e dall’altra), prendiamo atto che ci sono individui che pensano che il modo di affrontare il problema sia completamente sbagliato. Che a un “vaccino di massa”, sparato alla cieca come un insetticida in un campo di grano, o in un qualsiasi altro orto o giardino, sia preferibile una cura specifica e mirata solo verso chi ne ha veramente bisogno.

Basta solo soffermarsi a riflettere sul “perché” il virus prima, e il vaccino poi, non abbia su tutti gli individui lo stesso effetto.

Abbiamo i positivi asintomatici, quelli che si ammalano e guariscono come se avessero avuto una semplice influenza, quelli che si ammalano e guariscono ma trascinandosi dietro trascichi pesanti e…chi muore. Idem i vaccinati: una percentuale a cui sembra che sia stata somministrata solo acqua, altri con sintomi lievi, altri con sintomi gravi e altri fanno ritorno al creatore. Poi ci sono quelli che, in famiglia, hanno un congiunto positivo e loro continuano ad essere negativi e quindi non contagiati dal coniuge, dal figlio, dal genitore.

Questo conferma la teoria medica omeopatica, ad esempio, che poi non è una verità ascientifica: Non usciamo da una fabbrica come un modello tecnologico ma veniamo al mondo con un ricco e ben distinto DNA, individuale e personale.

L’idea di omologare tutti è questo che mi fa accapponare la pelle.

È vero che, un atteggiamento sconsiderato della maggior parte della popolazione ha vanificato i mesi in cui siamo stati tutti tappati in casa ma questo non giustifica quello che si ostinano a chiamare “immunità di gregge”, che non ci sarà mai primo per i motivi suddetti, secondo perché, per avere una vera immunità di “gregge” si dovrebbero inoculare i vaccini a settemiliardi di persone a tutti nello stesso momento e non a 10-20-30 al giorno (considerando che questi vaccini hanno la scadenza, come un qualsiasi prodotto alimentare, e la perdita di efficacia nel tempo. Così come è semplicemente ridicolo dare la scadenza, per legge, a un pezzo di carta che dura più del vaccino, oltretutto).

La domanda è giusta, è la risposta al problema che è sbagliata. E al governo o ci prendono per scemi o per… marionette. Tertium non datur.

Poi non parliamo del caos che hanno fatto quando sono comparsi i vaccini: Prima solo ai sanitari e ai vecchi… Poi a quelli a rischio. Poi solo dai 50 in su… Poi sotto i 50… Fino a coinvolgere anche i minorenni.