Pubblicato in: Dalla parte dei bambini, La Scuola vista da me, Riflessioni personali, Scuola

Educazione cosmica


Maestra, insegnami il fiore ed il frutto

“Col tempo, ti insegnerò tutto!”.

Insegnami fino al profondo dei mari

“Ti insegno fin dove tu impari!”.

Insegnami il cielo, più su che si può

“Ti insegno fin dove io so!

”.E dove non sai?“

Da lì andiamo insieme

Maestra e scolaro, dall’albero al seme.

Insegno ed imparo, insieme perché

Io insegno se imparo con te!”.

[Bruno Tognolini]

In questa filastrocca è condensato il concetto pedagogico montessoriano dell’ educazione cosmica.

Come dico sempre ai miei alunni, noi siamo un tutt’uno e la “divisione” per discipline delle conoscenze ci fa perdere di vista la finalità stessa della nostra azione pedagogica che è quella di formare il futuro abitatore di questo pianeta a una visione “cosmica”. Dove tutto è interconnesso e interdipendente.

Nessun uomo è un’isola!

Il buon docente non è colui che entra in classe spiega la paginetta della materia e se ne torna a casa. Il buon docente è colui che apre la pagina e insieme ai suoi discenti ne analizza parole, senso e contenuto e che dopo aver fatto questo solleva gli occhi e porta gli alunni fuori dalla finestra ad “osservare” il mondo e a cercare il nesso tra ciò che hanno appena appreso con tutto quello che in quella pagina non è compreso.Durante le mie lezioni, a un certo punto, sono i miei stessi alunni che mi dicono:”Maestra, siamo partiti dalle preposizioni e come è che siamo finiti nella storia, nella geografia, nella scienza?”

Allora mi fermo, rifletto e il salutare e benedetto senso di colpa, il mio grillo parlante, mi chiede se per caso non ho esagerato, se ho divagato troppo… Perché insegnare, educare, è anche questo: Mettersi sempre in discussione…

Allora guardo in faccia i miei alunni e vedere la loro curiosità, il loro interesse, la loro attenzione mi rassicura e torno a parlare delle preposizioni.

Questo per me è “fare scuola”…

“Dai a Dio ciò che è di Dio: ma ora dai all’uomo ciò che è dell’uomo. Bisogna sviluppare nel bambino un’ammirazione di questa umanità inconscia che pensa e crede di lavorare per se stessa e invece lavora per gli altri… Questo prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.”Nessun uomo è un’isola!

[#AngeliKaMente pervasa dello stesso spirito cosmico montessoriano]

Pubblicato in: Dalla parte dei bambini, La Scuola vista da me, Riflessioni personali, Scuola, Società e Costume

La scuola oggi: tra modernità e obsolescenze arcaiche


Prima…

Ho vissuto ben 10 anni in collegio e ho sperimentato il “comunismo” campanelliano fin dall’età di otto anni. La Scuola Pubblica che negli ultimi anni ha cercato di cambiare parlando di PEI e PEP non ha fatto altro che accentuare l’individualismo della persona, dell’alunno. Ancora oggi la maggior parte dei docenti faticano a staccarsi dalla desueta consuetudine della lezione “frontale”. Il risultato di questa metodologia è sotto gli occhi di tutti: assenteismo e abbandono scolastico. Individualismo dell’essere che ha raggiunto vette mai viste finora.

Ed eccoli qui i docenti abituati a stare in cattedra, a mettersi la toga del “giudice” per valutare con i voti i loro discenti, sollevarsi contro la prospettiva di buttare nella spazzatura quei banchi obsoleti, frutto di quella didattica frontale che dal 1925 poco è cambiata. Eppure quanti sono i docenti “illuminati” che in questi anni hanno cercato di adattare l’aula per renderla consona alla lezione che intendevano fare? Quanti sono i docenti, anche non illuminati, che si sono sempre lamentati di quei banchi vecchi, le sedie rotte che ti rovinano anche i vestiti e le calze?

Oggi

Dove metto il vocabolario di greco, si chiedono costernati…E non so se piangere o ridere, perché io vedo in questa opportunità non solo l’occasione buona per avere un’aula più moderna e colorata ma anche la possibilità di ripensare DAVVERO a un nuovo metodo di studio.

La classe capovolta (la flipped classroom, per usare un anglicismo), il cooperative learning e tutti gli altri stratagemmi che potrebbero finalmente prendere corpo, dopo essere stati tanto osannati ed esaltati ma mai adottati in pieno, all’improvviso sembrano spariti.

Qua, mi sa che, prima di cambiare i banchi, dovremmo resettarci tutti il cervello.Perché fatichiamo a vedere le potenzialità di questi “banchi” che possono contribuire a formare le future generazioni al senso di “comunità sociale”? Educarli fin da piccoli a “lavorare insieme”, uniti per raggiungere un comune obiettivo? Per acquisire, anche se non in modo diretto, la consapevolezza che oltre il “me” esiste anche l’altro? Quale modo migliore per abbattere l’individualismo che, ai tempi odierni, acceca anche la persona più altruista? Come far comprendere l’idea che da solo produco per uno e che insieme produciamo per tutti?

Inviterei i colleghi, di ogni ordine e grado, a riflettere e a guardare ad altri punti di vista che non siano quelli dei loro piccoli orticelli.

Una sola parola basta per aiutarci in questo momento in cui vediamo stravolte le nostre metodologie e la nostra concezione della scuola: resilienza.

La formazione di una “umanità” migliore parte anche da qui…Da una semplice sedia che può fare una grandissima differenza.

Io sto mettendo a confronto una didattica “frontale” che se non ha portato all’abbandono scolastico ha formato comunque individui sempre più individualisti ed egoisti a una didattica che coinvolge TUTTI gli studenti. Nessuno escluso. Dove l’alunno non viene discriminato con un PEP o un PEI ma coinvolto, insieme ai compagni, nell’attività dell’apprendimento. Io parlo di “apprendimento collettivo, condiviso e di gruppo”. Dove il successo non è più personale ma condiviso in modo paritetico col gruppo. Se non si comprende questo è solo fiato sprecato.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

Pubblicato in: Dalla parte dei bambini, Notizie e politica, Organizzazioni, Riflessioni personali, Salute e Benessere, Società e Costume

Corona virus: facciamo il punto.


I primi pazienti hanno dovuto affrontare l’attacco di un virus nuovo, sconosciuto al nostro corpo e sconosciuto alla medicina tradizionale.

Hanno dovuto fare i conti con terapie “tampone” con cui i medici provavano ad arginare la virulenza dell’infezione.

Come per ogni virus, per un paziente con evidenze cliniche importanti ce ne sono tanti altri che possono essere asintomatici.

In un’indagine statistica sulla pericolosità del virus questo conta molto.

Se poi la popolazione non viene protetta ma addirittura esposte al contagio le categorie a rischio è ovvio che si scatena l’Apocalisse….

Alla luce di ciò, affermare che si è sbagliato a imporre il lockdown, che il Governo non ha rispettato la Costituzione imponendoci il coprifuoco il passo è lungo, non credete?

Tra l’isteria dei tanti e l’esaltazione dei molti c’è la ponderazione.

Negare la virulenza e la capacità di propagarsi del virus, specialmente vista l’asintomaticità di molti soggetti, è questo che per me è irrazionale. Dire è in circolazione da agosto(cosa che circola sui social ed è tutta da appurare) ce ne vuole.

Abbiamo contato i medici e gli infermieri morti (risulta che siano morti dottori quando si è ricoverato un paziente con una semplice polmonite? Anche mia madre l’ha avuta più di 40 anni fa. Nessun medico o infermiere che l’ha curata è morto. Nessun paziente ricoverato con lei si è contagiato…)

Adesso si. Le bare le abbiamo viste tutti e se è accaduto non è certo stato per una semplice polmonite. Il ceppo del covid si trova in tutte le influenze stagionali ma non certo con centinaia di degenti in terapia intensiva, in ospedali dove mancavano i ventilatori (occorre ricordare gli ammalati spediti a Palermo o in Germania dalla Lombardia?)

Gli eccessi sono deleteri.

Tra il chiudiamo tutto e l’apriamo tutto penso che la decisione presa sia stata la più saggia: lasciamo aperti solo i servizi essenziali: cibo e medicine.

Gli italiani alla fine hanno imparato anche a farsi il pane in casa.

I genitori hanno scoperto il piacere di stare coi figli e i figli il piacere di vedersi i genitori accanto.

Certi sapori, certi odori, certe emozioni che erano state dimenticate sono riaffiorate.

Gli italiani hanno ritrovato sensazioni che avevano perso.

Allora pensiamo a questo.

Abbiamo imparato cosa conta davvero nella vita e non è certo la cena al ristorante, la movida o le passeggiate e le spese compulsive al centro commerciale le cose che occorrono per colmare il vuoto esistenziale.

La distanza peggiore la viviamo ogni giorno quando ci alziamo ed ognuno se ne va per la propria strada incurante di chi gli passa accanto. Con gli occhi e la mente fissa al lavoro, al guadagno e non ci si accorge neanche di come è vestita la moglie, il marito…

Dei progressi che giorno per giorno fanno i figli a scuola.

Le acque del mare, dei fiumi, dei laghi sono tornate limpide.

Gli animali sono tornati a camminare indisturbati anche in città.

Il cielo si è fatto più terso.

L’aria più pulita e respirabile.

La Natura si è ripresa i suoi spazi.

Questo lockdown è servito per depurare la Natura e lo Spirito di chi non ha avuto paura a restare da “solo”.

Allora, smettiamola con le polemiche sterili solo per tirare acqua al proprio mulino alimentando il malcontento. Il virus ha rallentato la sua corsa, è diventato meno virulento, questo è quello che conta e non sarebbe accaduto se avessimo continuato a fare come se non stesse succedendo nulla.

Ricordiamocelo: Oltre NOI ci sono gli ALTRI.

Manteniamo la calma e usiamo la ragione… a prescindere.

Pubblicato in: Dalla parte dei bambini, La Scuola vista da me, Organizzazioni, Riflessioni personali, Società e Costume

Libertà ed emancipazione


La grande Maria Montessori aveva un concetto personalissimo nel definire la Libertà. Che non è quella del lasciar fare al bambino ciò che vuole bensì nel renderlo autonomo ed autosufficiente. Lei diceva che bisognava educare il bambino al “selfcontrol” concetto che io, quotidianamente, spiego ai miei piccoli alunni.
Oggi, molti adulti, devono tornare sui banchi di scuola per capire il vero senso della parola “Libertà”…
La scuola del permissivismo, del tutto è concesso, figlia anche di quel senso di colpa vissuto dai genitori che per lavoro dedicano poco tempo ai figli, ha portato ad avere una generazione con poca, o debole, spina dorsale.
La Libertà di cui parla Maria Montessori racchiude dentro di sé un principio sia Etico che Psicologico.
La vera Libertà nasce da una educazione impartita “costruendo” l’ambiente educante in cui il bambino esperisce le sue capacità e si sforza di superare i suoi limiti sotto l’occhio vigile ed attento dell’ insegnante.
Quindi, non un bimbo da imboccare, che porterebbe ad avere un adulto bamboccione, ma un bambino che si alimenta da solo, step by step, giorno dopo giorno.
Non un bambino che delega ma un bambino che sperimenta e vive con gioia la sua crescita.
Ogni piccola conquista lo gratifica e accresce la sua autostima rendendolo orgoglioso nel dire:-“Ho fatto da solo!”.
Ecco la vera Libertà…
L’emancipazione dalla schiavitù.
Oggi abbiamo adulti-bambini che pensano che lo Stato debba sopperire alla figura genitoriale perché incapaci di decidere da soli e, come figli capricciosi, fanno l’elenco dei giocattoli che devono trovare sotto l’albero.

Pubblicato in: Riflessioni personali, Salute e Benessere, Società e Costume

Corona virus: cosa ho re-imparato.



Ho re-imparato a seguire il ritmo dei giorni e delle stagioni.
Ho re-imparato a pensare a me stessa ed a prendermene cura.
Ho re-imparato che non posso vivere senza relazionarmi con gli altri.
Ho re-imparato quale sono le priorità dell’esistenza di tutti.
Ho re-imparato ad ascoltare non solo la ragione ma anche il cuore.
Ho re-imparato a modulare le mie giornate ripartendole tra il me e gli altri.
Ho re-imparato cosa significa essere mamma, e pure nonna.
Ho re-imparato che il regalo più prezioso è una giovane vita che nasce e che cresce.
Ho re-imparato ad ascoltare i bambini rafforzando l’idea che dobbiamo sempre e di più investire su una loro crescita armoniosa e culturale.
Ho re-imparato rafforzando ancora di più la convinzione che bisogna continuamente stimolare le loro capacità creative e la loro voglia di apprendere.
Ho re-imparato a godere dei ritmi lenti delle ore in cui non si ha nulla da fare.
Ho re-imparato ad avere fiducia nella legalità e nella giustizia, e non solo di quella umana, principalmente di quella divina, karmica, naturale… che dir si voglia (stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemu).
Ho re-imparato che in fondo l’unica cosa bella della Vita è la Vita stessa.
I fiori, incuranti di ciò che accade agli uomini, tornano a sbocciare. Sui rami secchi rispuntano le foglie e l’aria è piena di garruli stridi.
Ed io sono nonna per la terza volta.
Vi sembra poco?
Concludo con una frase fatta: Non tutti i mali vengono per nuocere.
Devo solo imparare ad avere più fiducia negli altri.
[#AngeliKaMente]

Pubblicato in: Notizie e politica, Riflessioni personali, Salute e Benessere, Società e Costume

#Corona virus


Finora non mi sono pronunciata sul #coronavirus né ho inveito, come hanno fatto e continuano a fare molti, contro il Governo ladro e incapace.

Seguo le vicende da lontano.

Leggo opinioni di questo e di quello.

Tutti bravi a criticare. Tutti esperti epidemiologici, tutti infettivologhi, tutti informati sul Sistema Sanitario.

Non ho nessuna competenza al riguardo per cui mi affido alle decisioni di questo Governo, da cittadina rispettosa della Legge cerco di osservarla con responsabilità e diligenza.

Non sono spaventata dal virus, il mio fatalismo non comprende l’ allarmismo personale. So di essere un soggetto vulnerabile ai virus influenzali, in casa dicono che prendo il raffreddore 14 mesi all’anno…

Non di meno continuo ad essere stanca di vedere video e post che mi vengono inviati e tutti negativi… complottisti… rabbiosi.

In Sicilia si dice: Chianciri u mottu su lacrimi pessi…(piangere il morto sono lacrime perse).

Si piange per il dolore della perdita che potrebbe scoppiarci in petto. Non si piange per chi è andato via. Né continuare a recriminare su ciò che NON si è fatto può resuscitare i morti. L’irresponsabilità non è solo del Governo ma dell’ infantilismo italico che in questi momenti si tocca con mano. Da quelli che scappano riempiendo i treni senza alcun accorgimento a quelli che se ne vanno in vacanza in Trentino e tornano a casa senza osservare la quarantena. Di gente che da Milano si sposta a Roma nonostante da giorni TUTTA l’Italia è ZONA ROSSA.

Di gente che se ne va a passeggio senza rispettare neanche la distanza di sicurezza.

Vogliamo CRESCERE? Vogliamo accettare le decisioni prese dal Governo? Avremo tempo di sollazzarci con le recriminazioni quando il Paese sarà tornato alla normalità.

Ora è tempo di SILENZIO nel rispetto di chi lotta ogni giorno, da paziente o da personale sanitario, da poliziotti o da addetti alla catena alimentare per garantirci il cibo, e i farmaci, necessari.

È tempo di riflessioni e di cautelarci, TUTTI. Per la salute nostra e dei nostri cari.

Pubblicato in: La Scuola vista da me, Notizie e politica, Riflessioni personali, Scuola, Società e Costume

Didattica a distanza: SI o NO?


In un post di Ivan Sciapeconi su Facebook in merito alla questione io sono intervenuta dicendo:

“Io mi collego ogni giorno coi miei alunni, i genitori presenti… a distanza. Lavoriamo e ci divertiamo. Riempiamo le ore di contenuti, motivazioni e risate… ed anche di sgridate per ristabilire l’ordine, come si fa in classe. Chi l’ha detto che non si può? Perché non si può? Troviamo anche il tempo di chiacchierare coi genitori”.

Lui mi ha risposto così:

“La penso diversamente. La scuola ha un potenziale di compensazione sociale che prende le mosse proprio dal non essere necessariamente allineata con la famiglia. Quella che stiamo sperimentando è la reazione a una situazione di emergenza che -per noi della primaria- prevede il medium del genitore. Possiamo erogare qualche contenuto, così, ma non tanto di più”.

Questa è stata la mia replica:

Perdonami, ma non sono d’accordo. Io “non erogo” il MIO Sapere.

L’ alunno non è un vaso su cui travasare un contenuto.

Io cerco di comunicare loro ciò che so. Cerco di incuriosirli, di stimolarli, di… punzecchiarli per aiutarli a costruire un pensiero critico e pensante. Li aiuto a strutturare il loro pensiero, a formulare e cooordinare le loro idee per incanalarli verso un uso consapevole delle loro conoscenze. E questo posso farlo sia a scuola sia stando a casa e abitando a km di distanza.

Cosa intendi quando dici che la scuola non deve essere “allineata” con la famiglia?

La Scuola chiede alla famiglia collaborazione e partecipazione alla vita del figlio. Nessun docente può rendere la sua azione educativa e didattica incisiva nel processo evolutivo dell’alunno se non ha il supporto della famiglia.

La scuola, democraticamente, dialoga con tutti, alunni e genitori, perché ambedue hanno un fine comune: contribuire alla crescita di un individuo che sia in grado di partecipare attivamente alla vita sociale e civile del Paese in cui vive (e, in questo momento, con l’educazione a distanza entra in gioco anche la formazione permanente degli adulti) e di essere in grado di cooperare al benessere comune.

È un caso che stiamo vivendo in una società egotica e individualista dove ognuno pensa a coltivare il suo orticello e non si rende conto che siamo intimamente in relazioni gli uni con gli altri? Che ogni nostra azione si ripercuote, in bene e in male, sull’intero sistema economico-sociale?
Durante le ore di collegamento, in multiconferenza, noi “comunichiamo” e comunicando approfondiamo la semantica delle parole. Riflettiamo sull’importanza del ruolo che la Parola, il Verbo per antonomasia, ha nel riuscire a stabilire una comunicazione che sia efficace ed efficiente. Si parte proprio dalla Primaria che , tu mi insegni, è il mattone, costituisce le fondamenta su cui si struttureranno i successivi saperi.
Questo puoi farlo in qualunque luogo e in qualunque situazione ti trovi. In piazza, in campagna, sulla Luna… ovunque c’è un mondo da scoprire e a me piace scoprirlo insieme a loro.

Trovo sterile, specialmente alla Primaria, “erogare” una serie di direttive, di compiti da eseguire, senza che si sia “spiegato” all’alunno il senso di quello che deve fare.

Se a questo ci aggiungi che la scuola possa riaprire i battenti a settembre è giusto fare perdere all’alunno del tempo prezioso che può essere riempito di significanti e di significato sotto la mia guida? Perché io preferisco “guidare” che dirigere o erogare.
Del resto siamo regolarmente retribuiti per fare questo e non certo per esimerci dal farlo.

Pubblicato in: Notizie e politica, Riflessioni personali, Salute e Benessere, Società e Costume

In attesa che tutto finisca


Lo scenario prossimo futuro che si prospetta per gli italiani ci viene offerto da Piazza San Marco, oggi, a Venezia: Desolazione!

Come mamma e nonna, con figli e nipoti a Milano, non nascondo che mi sento fluttuare in un senso di indeterminatezza e di inutilità. L’unico augurio che mi faccio, e che faccio a tutti noi, è che tutto torni in fretta alla quotidiana normalità. Sentire che il settore turistico del Paese è bloccato. Delle disdette anche per il periodo Pasquale ed estivo. Pensare alle spese sostenute per festeggiare il Carnevale veneziano, così come tutti gli altri eventi in giro per il Paese mi sgomenta, rattrista e mi manda nel panico.

Comprendo che l’impotenza di prevedere l’evoluzione dell’ infezione porti a polemizzare e a scaricare le responsabilità ma spero che presto il buon senso prevalga sulla strumentalizzazione politica.

Che la paura lasci il posto alla Ragione.

Per il VERO BENE del Paese e degli italiani, TUTTI.

Solo una cosa possiamo fare, soprattutto per il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti: Non ostacoliamo il lavoro degli addetti ai lavori, diffondiamo ottimismo e serenità e auguriamoci che non ci siano altri contagiati e tutto rientri in breve tempo e che il Paese torni alla normalità riprendendo la produttività perché tutti abbiamo famiglia, tutti vogliamo mangiare buon cibo e non il fegato facendoci il sangue cattivo.

Non accresciamo i problemi alimentando le paure.

Può sembrare cinico ma io amo pensare che sia realistico. Non si campa di aria ma, come dice la stessa Bibbia: Tu uomo lavorerai la terra col sudore della tua fronte…

Il lavoro è necessario all’uomo, è propedeutico alla sua sopravvivenza e l’idea di un Paese paralizzato mi terrorizza più del corona virus.

Grazie alle tecnologie molte aziende hanno attivato lo smart working ma chi ha un’attività commerciale come fa a sostenere le spese passive senza avere entrate?

Dramma nel dramma.

🇮🇪❤🇮🇪❤🇮🇪❤🇮🇪

Pubblicato in: Notizie e politica, Riflessioni personali, Società e Costume

Storia, ovvero, la scienza degli uomini nel tempo.


Ogni anno, ricordando le Foibe, si innestano le medesime polemiche. le medesime recriminazioni. Coi fascisti che si fanno forti per rispondere ai misfatti nazi-fascisti sbandierando, a suon di fanfara, la strage degli italiani e la fuga in massa dai territori istriani. Dove i morti vengono usati come arma per nascondere i loro crimini di guerra e non solo.

Ogni anno, chi è di sinistra, si sente messo in stato d’accusa come se, il senso di colpa che i fascisti tentano di instillarci potesse cancellare i loro misfatti e i loro abomini in terra “straniera”.

Con le “Foibe” tentano di cancellare gli anni del terrore, delle loro guerre fatte partendo dalla Spagna fino alla Russia, dai Balcani all’Africa ed in cui persero la vita non solo altre popolazioni per mano dei moschetti italici ma anche tanti giovani italiani arruolati dal ducetto per soddisfare la sua ambizione di restaurare l’antico Impero Romano. In un pressappochismo che NON ha nulla di “Storia” ma tanto di tribunale del popolo che si perpetra nelle piazze, nei bar di paese ovunque tranne che nei luoghi preposti: Quelli della Storia, i fascisti (a cui si sono uniti i leghisti) fanno processi sommari sperando di venire assolti per i loro crimini, di cui le foibe, e duole dirlo, furono l’epilogo alle loro nefandezze. In queste guerre di Potere e di sfrenata arroganza alla fine chi paga sono, insieme ai carnefici anche gli innocenti. Così è sempre stato e così continuerà ad essere fino a che l’uomo cercherà il Potere sugli altri usando la violenza.

Detto questo, ci riflettevo in questi giorni, è che trovo singolare, in tutta questa vicenda – a parte la barbara colonizzazione fascista di quei territori – il fatto che nessuno in Europa e nel Mondo si sia mosso per andare in aiuto di quegli italiani. (Non penso che fossero tutti fascisti. Leggevo che molti di loro si erano schierati con Tito mentre i dissidenti sono stati perseguiti e perseguitati. Molti uccisi, molti dati alla fuga). Non l’ha fatto Stalin, che pure aveva contribuito alla sconfitta della Germania. Non l’ha fatto l’Inghilterra di Churchill, la Francia di De Gaulle, la Spagna di Franco, la Russia di Stalin. Non se ne occuparono gli USA che invece si preoccuparono di portare gli ebrei in Palestina. Non se ne curò il Governo italiano e io mi chiedo perché?

Perché Tito e il suo esercito poterono operare con tutta calma e tranquillità in quei territori che fino a un decennio prima, sotto il governo asburgico, vedeva vivere accomunati una serie di popolazioni di diverse etnie: croati, sloveni, italiani, greci…? PERCHÈ? L’unico che si dissociò, ma senza fare nulla materialmente, fu Stalin che mise alla porta Tito, estromettendolo dal Cominform perché nella politica di Tito si manifestava: “il carattere “vergognoso, puramente dispotico e terroristico del suo regime”, l’ abbandono della teoria marxista della lotta di classe, il nazionalismo dei suoi dirigenti, il loro revisionismo”.