A.A.A. Cercasi #Lealtà


filosofiaubuntu
Ubuntu è un’etica dell’Africa sub-sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone.

Sapete cosa continua a ferirmi ed a farmi male, nonostante la mia età? La mancanza di lealtà…:

-“Lealtà è parola che deriva dal latino legalitas e che indica una componente del carattere, per cui una persona sceglie di obbedire a particolari valori di correttezza e sincerità anche in situazioni difficili, mantenendo le promesse iniziali e comportandosi seguendo un codice prestabilito – sia esso tacito o esplicito. In altri termini, si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli ideali a cui si attiene teoricamente una persona.
È una qualità morale umana (nel caso di animali si usa la parola “fedeltà”) che presuppone il superamento di un conflitto interiore per via di una scelta.”
John Ladd, professore di filosofia presso la Brown University, scrive nell’Enciclopedia della Filosofia nel 1967, che la nozione di lealtà è “un ingrediente essenziale in ogni sistema della morale civile e umana”…
… La lealtà si mostra nei momenti di difficoltà, è la vittoria del rispetto delle regole sulla volontà personale di ottenere il miglior risultato per sé stessi… […] Socrate nel mondo classico è spesso stato considerato un modello di lealtà. Il filosofo greco Platone lo descrive infatti come tale nel suo trattato Critone: nel dialogo viene descritto come, l’ateniese Critone, cerchi di convincere in carcere l’amico Socrate, condannato a morte, di approfittare dei giorni che restano per scappare. Lui stesso lo aiuterebbe, in quanto amico, a sottrarsi ad una ingiusta condanna. Ma pacatamente Socrate risponde allo sconsolato Critone che tra i due valori in gioco, la propria vita e il rispetto della legge, lui preferisce seguire la legge che è stata per lui un buon genitore sin da bambino in quanto profondamente giusta e di cui poi un domani nell’aldilà gli verrà chiesto conto…. […]Si può parlare di lealtà anche nel mondo di lavoro, per esempio tra colleghi d’ufficio. La lealtà come la ferma volontà di non procurare alcun male all’altro, sia maniera diretta (es. togliere il saluto ad un collega, trattarlo male… ecc.) che in maniera indiretta (es. parlare male di lui).”[Fonte Wikipedia]
Per non parlare della Lealtà “nell’amicizia” …
Ecco, ditemi oggi chi è davvero leale, stando a questa definizione.
Ovunque guardi vedo solo la lotta per il proprio tornaconto. Ottenuto il quale, ognuno manda a quel paese l’altro…
Siamo un popolo senza morale… questo mi fa male.

Dis-umanizzazione sociale


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Copertina dei Muse per l’album “Drone”

Sono stata un po’ latitante in questi ultimi tempi… la notizia che NON mi sento di commentare è quella che da due giorni arriva da Saronno… Non la commento perché si commenta da sola. E’ la testimonianza più diretta di questa società dis-umanizzata di cui vado parlando da un po’ di tempo….

Oggi ci comportiamo in un modo davvero molto strano… dovrei rifletterci un po’ su per farlo diventare un’ indagine sociologica.
Davanti ad ogni notizia che si pubblica, davanti a ogni situazione che si denuncia, non si riceve mai una partecipazione “empatica” ma solo una controdenuncia… Come a dire: Si, ma vuoi mettere questa di fronte a quella?
Trovo questo atteggiamento così distante dalla realtà che provo un senso di vuoto e di freddo. Lo percepisco come un voler nascondere la testa sotto la sabbia in cerca di altro cibo invece di afferrare quello che si ha di fronte.
Questo continuo additare alla luna guardandosi il dito è di una miopia esasperante che si pone come un muro di gomma davanti al problema…
L’ incapacità di analizzare i singoli fatti, di deviare l’attenzione dal problema… la superficialità nell’osservazione empatica mi disarmano.
Sono sincera.
Tutto viene sfiorato, è tutto un parler pour parler, come se non si avessero argomenti convincenti per affermare il proprio pensiero e si cade nella vuota retorica, si sprecano fiumi di parole, mare d’inchiostro, mentre il problema è sempre lì, davanti ai nostri occhi in attesa di una soluzione.
 

Vince il Si o vince il NO?


prendere-una-decisione-elinoe11Decidere verso dove far pendere la bilancia il 4 dicembre, quando andremo a votare , non è poi così difficile. Il problema sarà cosa accadrà dopo. In casa di vittoria del si o del no.

Mi sembra che la partita si sarebbe potuta giocare tutta a tavolino visto che 3/4 dei partiti sono per un NO deciso.
Secondo me una cosa positiva uscirà da questo referendum: il numero dei votanti.

Non so perché, ma penso che saranno pochi quelli che resteranno a casa a guardare gli altri giocare.
La vedo dura per Renzi, a cui non chiedo di andare a casa ma lui sa benissimo, e chi con lui, che se vincerà il NO dovrà rivedere tutte le “sue” scelte politiche e legislative che ha “imposto” agli italiani, se vuole continuare a fare parte del governo.

Nessuno si aspettava miracoli dal suo governo, ma nessuno pensava che le sue scelte sarebbero state dettate tutte nell’ottica anti-democratica fino all’arroganza di modificare la Costituzione paralizzando così la vita parlamentare e sociale…

Non era questa la priorità che chiedeva, e chiede il Paese.

Il continuo sperpero del denaro pubblico con un debito in continua crescita non era quello che volevano gli italiani.
Sarei curiosa di conoscere i costi di questo referendum.

Sarei curiosa di conoscere la contabilità amministrativa di questi Ministri, ad iniziare dagli sprechi della Lorenzin per realizzare la famosa campagna mediatica pro-figli (L’unica cosa nuova di questo governo sarà senz’altro l’età dei giovani/e ministri ma questa “gioventù” ha dimostrato la faccia della peggiore mediocrità)…  poi loro potranno chiedere di rendicontare noi le nostre spese.

Demagogia del pensiero


social-media-2015-penetrazione-internetNello scorrere la home di Linkedin, stamane, mi sono imbattuta nella segnalazione di un post che rimandava a un blog. Incuriosita dal titolo: “Social network e vanità: da Narciso all’ansia cronica.”  sono andata a sbirciare e dopo averlo letto ne ho tratto le mie osservazioni che, per la tirchieria di Linkedin sono stata costretta a spezzettare in più commenti. Recupero il mio pensiero “frantumato” in questo post.

Insomma, da questa analisi emerge che la cosa migliore è spegnere il pc ed andarsene per strada. La demonizzazione del web. Chi sta sui social ci sta solo per problemi psicologici. Tutti, nessuno escluso? Ho molte remore ad accettare una simile “analisi” perché dimostra che in realtà non si è compresa “l’utilità” del web 2.0

Prima di tutto si dovrebbe fare un elenco di chi bazzica il web e poi analizzare, con occhio scevro da condizionamenti psichici, le varie tipologie di utenza ed i vari fini per cui utilizzano il web.

E’ vero ci sono molti narcisisti, ma c’è anche tanta gente che trova nel web il modo più rapido per comunicare, scambiare, condividere non solo pensieri ma anche esperienze e conoscenze significative. Come tutte le cose che vengono usate dall’uomo il web è una lama a doppio taglio. Può far bene o può uccidere. Non è il mezzo che uccide ma l’uso che le persone fanno del mezzo. Detto questo, per chi bazzica questo mondo da molto tempo, non penso che sia pieno di sprovveduti.

Sul web trovi l’umanità con le sue grandezze e la sua miseria. Con la sua rabbia e il suo dolore. Con la sua spavalderia e la sua gioia di vivere. Insomma la miseria e la nobiltà del genere umano è qui rappresentata. Il web non è altro che un immenso palcoscenico… Nel web c’è la rappresentazione scenica della vita quotidiana.
E’ chiaro che non si può psicanalizzare la massa ma chi ha le capacità e le competenze necessarie ha la possibilità, grazie al web, di aiutare, sostenere, incoraggiare chi è in difficoltà. Prendere nelle sue mani la solitudine, la bassa autostima, la depressione, il nichilismo di coloro che sul web lanciano solo un messaggio al mondo: -“Ci sono anch’io in questo mondo sempre più indifferente, sempre più cialtrone, sempre più chiuso nel suo individualismo. Non lasciatemi solo!”-.
Poi nel leggere i commenti di alcuni utenti (chi bazzica quel social sembra affetto da snobbismo latente) ho voluto ancora una volta precisare un altro concetto:

Detto questo la smetterei anche con le demagogie internettiane: FB fa schifo, è pieno di gente che non ha nulla da fare e riempie i post solo di gattini, di cucine e di selfie (Instagram su questo ormai è andata anche oltre, ad esempio), Linkedin è migliore. Vi ricordo che ci sono altri social a parte questi. Va riconosciuto il merito a FB di essere un mezzo democratico che non ti costringe a scrivere nello sgabuzzino del web. Non ti limita i bit nel postare un intervento e vi assicuro che è davvero castrante dover spezzettare un commento, ad esempio, o dover limitare un post, obbligandoti a scrivere sul blog, la stessa cosa fa twitter… Inoltre FB ti dà l’opzione di chiudere la pagina al pubblico e di impostarla sul privato se non vuoi far sapere i fatti tuoi fuori dalla tua cerchia di amici.

Ecco perché FB può permettersi di avere 1,65 miliardi di utenti contro 414 milioni di Linkedin (ah, notizie dell’ultima ora: La Russia chiude Linkedin per violazione sulla privacy)… battuto perfino da Instagram che ne conta 500 mln. Twitter ne ha 320 mln e G+ 4 mln… Quando si fa un analisi si deve tenere conto anche dei numeri… (fonte dati trovati su internet)

Interessante anche questa statistica:
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Ad esempio è interessante questa analisi da cui si evince che il profilo descritto nel post è circoscritto al 15% dell’utenza dei social.

Attualità del Metodo Montessori


mariamontessoriscuola.600.jpgNel mio C.V. c’è, anche, una Specializzazione sul Metodo Montessori, che io cerco, per quanto consentitomi dall’ambiente rigido ed omologante delle scuole pubbliche, di applicare quotidianamente.
La pedagogia montessoriana nasce e si sviluppa 100 anni fa e il suo pensiero viene esplicitato nel libro: “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini”, pubblicato nel 1909.
Il primum pedagogico da cui Lei parte è:
Non trattate i bambini come fantocci: dategli fiducia e lasciategli eseguire anche i compiti che vi sembrano fuori dalla loro portata. Fateli stare a contatto con la natura e a prendersi cura di piante e animali. Puntate sui loro talenti e non continuata a evidenziarne i difetti.”
Sono stati scritti più di 100 anni fa ma sono ancora validissimi. Maria Montessori, è la capostipite della pedagogogia moderna che tutto il mondo ci invidia!
Ricordo che la Montessori aveva anche dato disposizioni ben precise riguardo alla strutturazione dell’ambiente. Strutturazione che non era un semplice inserire libri e giocattoli o altro materiale. Ma libri, oggetti e materiali sono collocati lì proprio per una ben precisa “finalità” didattica. Per l’acquisizione di una determinata “competenza”, abilità o che dir si voglia.
Per Maria Montessori, il Bambino non solo era al centro dell’azione educativo-didattica ma era lui stesso che determinava le sue conoscenze, spinto dalla molla della curiosità.
Io lo vado ripetendo quotidianamente ai miei alunni: Siate curiosi. Solo la curiosità è la molla per la Conoscenza.
Ecco i 10 punti salienti del Suo pensiero pedagogico:
1. “La madre che imbocca il bambino senza compiere lo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio, non lo sta educando, lo tratta come un fantoccio. Insegnare a mangiare, a lavarsi, a vestirsi è un lavoro ben più difficile che imboccarlo, lavarlo e vestirlo.”

2. “Non bisogna giudicare la capacità dei bambini in base all’età e non lasciargli fare qualcosa perché troppo piccoli. Bisogna dimostrare fiducia e lasciargli svolgere i compiti più facili. Ad esempio un bambino di due anni potrà mettere il pane in tavola, mentre quello di quattro portare i piatti. I bambini sono soddisfatti quando hanno dato il massimo di cui sono capaci e non si vedono esclusi dalla possibilità di esercitarsi.”

3. “… imparare ad agire con precisione è un ottimo esercizio per armonizzare il corpo e imparare il controllo dei movimenti. Uno degli esercizi più utili consigliati dalla Montessori è insegnare ai piccoli ad apparecchiare con diligenza, servire a tavola, mangiare composti, lavare piatti e riporre le stoviglie.”

4. “Il maestro deve ridurre al minimo il proprio intervento. Non è un insegnante che sale in cattedra e dispensa dall’alto il suo sapere, ma deve essere un angelo custode, deve vigilare affinché il bambino non sia intralciato nella sua libera attività. Deve osservare molto e parlare poco.”

L’insegnante deve rispettare il bambino che fa un errore, e indirizzarlo a correggersi da solo. Chiaramente l’educatore deve intervenire in modo fermo e deciso quando il bambino fa qualcosa di pericoloso per sé e per gli altri.

5. “Bisogna rispettare il bambino che si vuole riposare da un’attività e si limita a guardare gli altri bambini lavorare. L’educatore non deve forzarlo.”

6. “Se fate una passeggiata in montagna non prendete il piccolo in braccio, ma lasciatelo libero, mettetevi voi al suo passo, aspettate con pazienza che raccolga un fiore, che osservi un uccellino…”

7. “Educate il bambino a prendersi cura degli esseri viventi. Le cure premurose verso piante e animali sono la soddisfazione di uno degli istinti più vivi dell’anima infantile.”

8. L’educatore deve concentrarsi sul rafforzare e sviluppare ciò che c’è di positivo nel bambino, i suoi pregi e i suoi talenti, in modo che la presenza delle sue capacità possa lasciare sempre meno spazio ai difetti. E mai parlare male del bambino in sua presenza o assenza.

9. Un bambino posto in un ambiente idoneo a contatto con i materiali giusti e sotto la guida di un insegnante attento  e discreto potrà sperimentare e affinare le sue immense potenzialità.

10. “Il bambino è come un viaggiatore che osserva le cose nuove e cerca di capire il linguaggio sconosciuto di chi lo circonda. Noi adulti siamo i ciceroni di questi viaggiatori che fanno il loro ingresso nella vita umana…”

E’ pur vero che la pedagogia Montessoriana nasce e si sviluppa nella Scuola dell’Infanzia, quello era l’ambiente in cui lei si muoveva, ma ciò non toglie che questa “visione metodologico-didattica” non debba essere applicata anche nella scuola primaria.
Nella scuola primaria il bambino è ancora in divenire, deve ancora crescere. Inizia quella che il Piaget definisce la terza tappa del pensiero cognitivo: lo sviluppo del pensiero concreto. Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di approdare a quella delle “operazioni formali”. Il bambino, nella scuola primaria, si incammina verso l’astrazione del pensiero per la formulazione di concetti, di teorie, di regole matematiche, linguistiche, disciplinari. (Anche se oggi, da mie esperienze personali, queste età mentali teorizzate da Piaget si sono ampiamente modificate al.. ribasso. Il rigido schematismo delle età dovrebbe essere rivisto)
Ma tornando a noi ed alla Montessori ecco in sintesi il suo pensiero:
“Educare, per ogni maestra montessoriana, deve significare aiutare i bambini a divenire consapevoli del dono che già possiedono e a svilupparlo durante il corso della loro vita. L’educazione è un’educazione per la vita: è il diventare consapevoli di noi stessi, del posto che occupiamo fra tutte le cose che ci circondano, nella società e nell’universo intero.
L’intervento educativo della maestra, dunque, è tutt’altro che diretto: è più passivo che attivo; è un orientamento tra diverse possibilità; è una figura sempre pronta a fungere da ascoltatore, da osservatore e da stimolo discreto. L’educatore deve saper cogliere il giusto momento per intervenire con pazienza e umiltà senza sostituirsi al bambino (compito molto difficile per gli adulti, genitori ed educatori, che si sostituiscono sempre quando il bambino non riesce in qualcosa). La maestra non insegna al bambino la sua verità, non cerca di travasare in lui la il suo sapere ma dirige (viene, infatti, chiamata direttrice ) le attività del bambino, quella attività che gli permettono di sviluppare il suo spirito in modo libero di liberare le sue immense energie, e potenzialità che la società e la scuola tradizionale invece comprimono implacabilmente.
La mia personale opinione al riguardo è che da una tale visione montessoriana quello che non si ravvede è il bambino con difficoltà o con disabilità. Questo, a onor del vero, perché ai suoi tempi questi bambini vivevano reclusi e nascosti agli occhi del mondo. Ma sono certa che se fosse vissuta oggi, Lei, non avrebbe compilato una lista tra bravi e meno bravi. Tra disabili e normodotati, per lei esisterebbe solo ed esclusivamente il BAMBINO!
io sono convinta che qualunque intervento si voglia fare è sterile, rigido, irreale se si prescinde dalla personalità del singolo alunno, se si taglia fuori dall’intervento del docente nella, e con la classe, l’educazione del diversabile…
Per conoscere meglio il Metodo vi rimando a questo link

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Tassare chi delocalizza


Su un punto della politica di Trump concordo: tassazione al 35% alle imprese che delocalizzano le 02637_globalizzazione1fabbriche (Marchionne in primis). Quello che avrebbero dovuto fare i nostri governi degli ultimi trent’ anni.

La globalizzazione ha rovinato l’ Economia dei Paesi sviluppati favorendo la crescita e lo sfruttamento della popolazione dei Paesi sottosviluppati.  Ormai non abbiamo più imprese che delocalizzano. Quel poco che ci è rimasto lo stiamo svendendo.

Questa è la mia rabbia e provo vergogna per tutti quei mascalzoni che ci hanno portato a questa situazione… Loro ci hanno rovinato. Hanno distrutto il nostro Paese e sono dieci anni che lo vado dicendo…

Cari imprenditori


0212Anche se non sono un imprenditrice, né intendo diventarlo per mancanza di vocazione “imprenditoriale”, mi sento comunque di dare un parere a chi volesse imbarcarsi in questo settore.

Badate bene, il mio è un parere da cliente, specifichiamolo!

Non mettete su nessuna attività mediocre, raffazzonata alla bene e meglio. Che parte da arredamenti e suppellettili scadenti, per intenderci: Non comprate cineserie!

Capisco che vi facciano risparmiare ma sicuramente non attireranno compratori. Gente dal palato raffinato che, pur non potendo permettersi spese folli, da extra lusso, non rinuncia ad avere in casa oggetti di buon gusto. Designer italiano per capirci, che sia una posata o un gioiello, un paio di scarpe o un abito da sera.

Allestite il negozio e le vetrine con complementi ed accessori di qualità, esclusivi. Spenderete qualcosina in più ma sono sicura che i clienti vi ripagheranno delle spese sostenute.

Fondamentale nella imprenditorialità non è la speculazione sulla merce venduta, non potete comprare a un euro e vendere un oggetto a 100,00 euro, i clienti non sono stupidi e correte il rischio di chiudere per…. fallimento. Siate equi e onesti nell’ imporre i prezzi.

Questo è quello che i cinesi hanno capito. Nessun lusso nei loro negozi e la merce è venduta per il suo giusto valore.

Posso dire che la loro è davvero “economia comunista”?

P.S. Aggiungo che, mentre noi li facciamo arricchire comprando le loro schifezze, loro, coi nostri soldi, comprano la nostra Qualità…