Ieri, oggi e… domani?


20 – 30 anni fa i genitori piazzavano i loro figli davanti alla TV e così è venuta su una generazione lobotizzata e alimentata a patatine, pop-corn e cartoni animati (obesi in potenza). Oggi i genitori mettono in mano ai figli tablet e telefonini (ho ancora davanti agli occhi un ragazzino, in un ristorante a Capri, con l’ipad in mano che giocava mentre i genitori mangiavano e il suo cibo si raffreddava)… che generazione verrà su? L’uomo perderà l’uso della parola? Il piacere della comunicazione? Avremo una società che vivrà dentro campane di vetro dove il rumore dell’esterno non entra?

oggi

Amo la tecnologia e le grandi possibilità che mi offre ma rivolgo una preghiera ai genitori: Non trasformate i vostri figli in robot, in automi… Fateli uscire. Fateli divertire. Uscite e divertitevi con loro. I figli non sono bagagli da depositare qua e là… Sono i futuri cittadini di un mondo che dovranno amministrare. Insegnate loro a guardarlo questo mondo. Fate sbucciare loro le ginocchia. Fate rompere loro il naso con la bicicletta. Non inchiodateli su una sedia con tablet, smartphone, ipad e quant’altro… Se li amate… Noi siamo venuti su tosti proprio perché ci “leccavamo” le ferite…

ieri

Quando la scuola iniziava il 1° ottobre


Splendida riflessione di una collega.

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“Noi che andavamo a scuola il 1 ottobre, tanto tre settimane in più d’aula non producono certo scienziati.
Noi che non abbiamo mai portato sulle spalle uno zaino che pesa un quintale facendo credere al mondo che dentro c’è tutto il necessario per la conoscenza.
Noi che andavamo a scuola a piedi, con il vento, la pioggia e pure con la neve, al massimo con la mamma che ci guardava dalla finestra e non dal finestrino del Suv.
Noi che non avevamo il cellulare in tasca per chiamare casa ad ogni momento, anche per sapere se è l’ora di fare merenda.
Noi che la maestra era come la Madonna… intoccabile! Anche quando ci sgridava e ci metteva dietro la lavagna. Aveva ragione lei e manco andavamo a casa a lamentarci perché altrimenti ci toccava qualche altra punizione.
Noi che con due libri, un quaderno a righe e uno a quadretti, una matita e una penna non eravamo poi così scemi.
Noi che avevamo in classe il solito bullo che “sistemavamo” di persona senza chiamare in causa i genitori, i giornali o sollevare questioni sociologiche.
Noi che quando tornavamo a casa da scuola ci leccavamo pure il piatto dalla fame, senza tante storie su ciò che la mamma aveva preparato, fosse pure la trippa coi fagioli.
Noi che a fine pranzo non avevamo in mano il videogame e andavamo in cortile a giocare (per smaltire la trippa ed eravamo tutti belli asciutti) e poi facevamo i compiti e guardavamo la TV dei ragazzi.
Noi che abbiamo vissuto di poche cose ma abbiamo comunque ricordi belli. Indelebili.
E soprattutto NOI che tutti questi ricordi sono rimasti indelebili nel nostro cuore e nella nostra mente per sempre!
Di quella vecchia scuola che ci ha permesso di arrivare fino qui…non possiamo che dire ” Che bella era la NOSTRA scuola!!!!” (Gisella Fazio)

Lo stato dentro lo stato


Foto de "La Stampa"
A Melito, in Calabria, è stata organizzata una fiaccolata in piazza davanti alla stazione Soltanto quattrocento le persone presenti su 14 mila residenti, molte arrivate da altri paesi.

Ho letto questo articolo, segnalatomi su FaceBook , e man mano che leggevo mi si accapponava la pelle, mi si stringeva la gola e gli occhi si sono riempiti di lacrime. Cosa dire? Quello che ho descritto è ciò che sto provando e credo che valga più di mille parole. Mi viene in mente il libro di Levi “Cristo si è fermato a Eboli”, ma questa volta Cristo non saliva, bensì scendeva. Cercava di scendere in una terra dove l’unico stato presente è ancora quello della ‘ndrangheta, dell’omertà e di una meschina e schifosa mentalità che vede collusi donne e uomini, stato e non stato, peggio che nell’Islam…

Mentre scrivo sento l’indignazione avere la meglio sulla pietà che provo per la ragazzina. Spero che qualcuno la aiuti ad andare via da un paese così schifoso e che la gente di Melito Porto Salvo sia marchiata a fuoco. Non si può, nel terzo millennio, infierire su una donna accampando come giustificazione: Se l’è andata a cercare. E’ la giustificazione di persone invidiose, rancorose, frustrate, miserevoli. Nulla di più abietto, meschino, cattivo che un individuo può dire contro una donna. Ci preoccupiamo dell’Islam, ma in certi paesi del sud , e mi vergogno da morire nel dirlo, sembra che non si sia molto dissimili da loro.
Questo episodio, come quello avvenuto qualche mese fa in Campania, a San Valentino Torio, la dice lunga sullo stato di povertà culturale in cui è costretta a vivere la popolazione sotto lo scacco mafioso. Mi chiedo se e quanti sono i paesi i Italia in cui ci sia una tale mentalità maschilista. Potete segnalarmeli? Grazie!
Questo l’articolo che trovate QUI:

La bambina. «Un metro e 55 per 40 chili», c’è scritto nelle carte dell’inchiesta. È della bambina che stanno parlando. «Se l’è cercata!». «Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione». «Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata». Movimentata? «Una che non sa stare al posto suo». Arriva in piazza il parroco Benvenuto Malara, va davanti alle telecamere: «Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese».

Hanno violentato la bambina per tre anni di seguito. La prostituzione non c’entra niente. L’hanno violentata in nove, a turno e insieme. Tenendola ferma per i polsi, e poi obbligandola a rifare il letto. «C’era la coperta rosa», ha ricordato la bambina nelle audizioni con la psicologa. «E non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda». Andavano a prenderla all’uscita della scuola media Corrado Alvaro, con la lettera V dell’insegna crollata. È sulla via principale, proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Caricavano la bambina in auto e andavano al cimitero vecchio, oppure al belvedere o sotto il ponte della fiumara. Più spesso in una casa sulla montagna a Pentidattilo, dove c’era il letto.

Quando questa tragedia italiana è incominciata, la bambina aveva 13 anni. Ora ne ha compiuti sedici. Una settimana fa, annunciando l’arresto degli stupratori, il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha detto: «Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano».

Adesso c’è una fiaccolata in piazza davanti alla stazione. Quattrocento persone presenti, molte arrivate da altri paesi. L’associazione Libera di don Ciotti, gli scout, i gonfaloni. Quattrocento persone su 14 mila residenti. L’altro parroco si chiama Domenico De Biase: «Sono tutte vittime – dice – anche i ragazzi. E poi, io credo che certe volte il silenzio sia la risposta più eloquente».

Ce n’è già stato troppo di silenzio, a Melito di Porto Salvo. Le parole qui sono sempre colpevoli, come uno specchio che rimanda indietro l’immagine che non si deve vedere. Il sindaco Giuseppe Meduri sale sul palco ed attacca la giornalista Giusy Utano del TgR Calabria: «Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi». Ma che colpa ne ha la giornalista, se una delle voci raccolte nel servizio mandato in onda era quella di una signora che diceva così? «Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare».

Melito di Porto Salvo è un paese in discesa, tagliato in due dalla statale 106 e dalla ferrovia. Ci sono rifiuti accatastati, case senza intonaco, balconi crollati. Il commissariato di polizia è davanti allo scheletro di una costruzione abusiva. E adesso, alla fiaccolata in solidarietà, in mezzo alle poche persone presenti, c’è anche il padre della bambina. «Purtroppo mi aspettavo questo tipo di partecipazione», dice camminando con un piccolo lumino in mano. «Tante volte avrei voluto andarmene da questa situazione. Non mi piace usare la parola schifo, perché a Melito ci sono cresciuto. Ma se potessi, certo, se non avessi il lavoro, prenderei mia figlia e la porterei lontana. Abbiamo cercato solo di difenderci».

In realtà ci sono stati molti tentennamenti, anche da parte della madre della bambina. Ma adesso è facile fare delle considerazioni per noi che ogni volta possiamo andarcene da qui.

Uno stupratore si chiama Giovanni Iamonte, «rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta, soggetto notoriamente violento e spregiudicato». Un altro stupratore si chiama Antonio Verduci, ed è figlio di un maresciallo dell’esercito. Un altro stupratore è Davide Schimizzi, fratello di un poliziotto. Intercettato durante le indagini, chiede consigli proprio a lui. E li ottiene: «Quando ti chiamano, tu vai e dici: non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici: guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!».

Lo storto. La verità. E la bambina. All’inizio pensava che Schimizzi fosse il suo fidanzato, ma poi ha spiegato in cosa consistesse lo stare con le ragazze: «Questo suo amico si mette dove era prima Davide, cioè sopra di me. Però io faccio di tutto per andarmene perché non volevo e mi ero già rivestita. Così Davide ha aiutato questo suo amico a riscendermi i pantaloni. E con questo Lorenzo abbiamo avuto un rapporto, ma proprio un attimo, perché non stavo ferma, dopo di che hanno iniziato ad insultarmi…»

La bambina non mangiava più. Spesso mancava da scuola. Il vecchio preside Anastasi: «Una situazione squallida, ma all’omertà non ci credo». Il nuovo preside Sclapari: «La scuola non c’entra, ognuno deve pensare alla sua famiglia». In realtà la scuola c’entra eccome, malgrado se stessa. Mentre frequentava un istituto di Reggio Calabria, la bambina ha scritto un tema sui suoi genitori. La brutta copia di quel tema è arrivata a casa. E’ stata lei stessa a spiegare alla psicologa cosa ci fosse scritto: «I miei genitori si stavano separando. E nonostante io non abbia detto niente per proteggere anche loro, ero un po’ arrabbiata perché loro comunque non si sono mai accorti…». Quel tema è l’inizio della consapevolezza.

Nessuno potrà mai considerarsi salvo in Italia se in Calabria non verranno liberate le parole e salvata la bambina di Melito. Su Facebook ha cancellato tutti gli amici. Nella fotografia è accanto al padre. Ha scelto una frase del filosofo nichilista Friedrich Nietzsche: «La migliore saggezza è tacere ed andare oltre».

 

L’ ornitorinco pentastellato


ornitorinco_r375Iniziamo col chiarire: Chi è l’ornitorinco?
L’ornitorinco è un quadrupede con pelo e coda da castoro, ma con il becco liscio come un uccello, lingua rugosa al posto dei denti e zampe palmate e artigliate; nuota come un pesce ed è oviparo, ma viene a galla per respirare come le testuggini e come un mammifero allatta i piccoli con mammelle però prive di capezzoli ma dotate di ghiandole che secernono latte che viene assunto leccandolo, anche perché col becco non sarebbe possibile la suzione; i maschi sono dotati di speroni sulle zampe posteriori e di un pene con orifizio esterno dotato di diverse aperture in modo da fare una specie di doccia di seme, mentre le femmine hanno un ovidotto che non forma un utero ma una canale col triplice scopo riproduttivo, urinario e intestinale, come negli uccelli e nei rettili.

Ecco, riflettendo sui pentastellati mi è tornato alla mente un libro di U. Eco, che comprai non appena fu pubblicato e che non ho finito di leggere – come tanti altri libri che giacciono sul mio comodino. Mi dico sempre che devo riprendere a leggere, ma il mio cervello da un bel po’ di tempo sembra in fase di stagnazione – il libro è Kant e l’ornitorinco.

L’ornitorinco viene scoperto in Australia a fine Settecento e subito si pensa, nel 1799, quando ne viene esaminato un esemplare impagliato, ad uno scherzo perchè lo strano animale pare fatto con pezzi di altri animali. Quando si capisce che è un vero e proprio animale, la scoperta  mette in crisi la comunità dei naturalisti ed inizia una lunghissima discussione sull’ornitorinco.

La stessa cosa è accaduto con i grillini. Un esercito di uomini e donne (il 25% alle elezioni del 2013) che, stanchi della vecchia politica, si sono dati alla macchia e sono finiti nella palude del Grillo Parlante. Così facendo hanno messo in crisi non la politica bensì la coscienza poi degli italiani che nell’incapacità di capire con chi schierarsi preferisce asteneri (il 25% nelle elezioni del 2013, giusto un quarto degli aventi diritto al voto).

In questa palude, in cui la mano sollevata nel saluto romano stringe la falce e il martello, sembra che si siano trovati bene. Come si trova bene il prezzemolo in qualunque piatto lo adoperiamo. E come un neonato al fonte battesimale sono stati tutti purificati da ogni peccato originale e si comportano come i Testimoni di Geova, se non fai parte del nostro movimento sei un ladro ed un colluso come quelli che hai sempre votato.
Qua sorge il primo problema: Io ho sempre votato? E voi, di grazia dove stavate? A raccogliere le mammole?
Loro dicono che si pongono come il punto di rottura del vecchio e sconfessano quella che per tradizione in tutti i paesi del mondo è la spina dorsale della politica: la destra e la sinistra.
Trent’anni di berlusconismo hanno stravolto il concetto della Destra e della Sinistra , demonizzando, così come hanno fatto per anni gli americani, “i comunisti” (vi ricordate quando gridava alle toghe rosse?). Sarò sempre in guerra col berlusconismo in quanto lo reputo il peggior male che l’Italia abbia avuto, dopo Mussolini. Lui con la sua politica e la sua TV ha nuociuto fortemente sia alla cultura che alla politica. Lui ha reso legittimo la compravendita dei senatori. Lui ha venduto la scuola alla Chiesa per ottenere appoggi politici (ricordate la sua “comunione” pur essendo un divorziato?).
Nel ’90 “Mani Pulite” sembrava che avesse finalmente scoperchiato il sudiciume dei partiti e la politica clienterale. Mi ero illusa che finalmente in Italia avremmo respirato un’aria migliore.
Illusione presto svanita, dimenticavo che morto un papa si elegge un imperatore… e così è stato.

Adesso sono qui e mi interrogo. Cerco di osservare questa politica nostrana fatta di miserevoli pezzenti e mi chiedo: Cosa avrebbero detto i nostri Padri Costituenti? Loro che, usciti da una guerra, che avevano vissuto sulla loro pelle il nazi-fascismo, che erano stati mandati giovanissimi in Africa, in Russia, in Spagna… strappati alle mamme, alle fidanzate, alle mogli ed ai figli in nome di una Patria che a distanza di 150 anni fatica a dirsi tale, cosa avrebbero detto nel vedere così stravolta la politica?

Voti di scambio, liste civetta, la sinistra a tavola con la destra, gente come me alla deriva in cerca di un’ ancora di salvataggio che cerca ancora di respirare mentre il paese boccheggia… Con un movimento che, come un ornitorinco, non si capisce bene cosa sia, dove si colloca e cosa vuol fare.

Un movimeno che parla sempre dicendo: NO…. non..  e mai UNA volta, una sola volta, che avesse detto: Facciamo…
Ce l’ho con i grillini, è vero, ma ce l’ho anche con tutti coloro che prendono le distanze dalla destra e dalla sinistra perché pensano di essere i puri e mi viene da pensare al mandarino.
Il mandarino si, proprio quel frutto appartenente alla famiglia degli agrumi. Ecco, avete presente i suoi spicchi? Sono tutti uguali, ben separati tra loro e noi non abbiamo difficoltà a staccarne uno spicchio… Ecco, adesso che lo avete staccato e state per mangiarlo, ditemi, ha cambiato qualcosa nella sua natura? Lo spicchio che avete in mano è diverso dagli altri che sono ancora saldati fra loro?
Cosa voglio dire con questo? Semplice, che non è allontanandomi dagli altri che cambio la mia natura. Al contrario. Unito agli altri ho un senso, contribuisco a fare l’armonia del frutto, frutto che senza di me perde quasi di valore. Diverso è il discorso se invece lo spicchio è ammuffito. Che fate? Buttate via tutto il mandarino o eliminate solo lo spicchio?
Allora, una domanda faccio ai grillini, come la faccio a tutti quelli che creano o ci provano a creare altri gruppuscoli di partiti: Quando c’è uno spicchio marcio nel mandarino che fate? Eliminate lo spicchio o buttate tutto il mandarino? La stessa cosa è nella politica e/o in qualunque istituzione pubblica o privata che sia avete due sole possibilità:

  1. Denunciare.
  2. Colludere.

In queste possibilità tertium non datur, ma voi lo avete trovato e lo avete trovato scappando. Convinti che dissociandovi (staccandovi dal frutto) avreste cambiato pelle.
Ne siete davvero sicuri?
Io penso che la vostra pelle è la stessa, anche voi siete figli di questa società di “vecchi” (ma Grillo quanti anni ha?) , di ladri e mascalzoni, siete figli di questi vecchi, ladri e mascalzoni ma lo avete ignorato ed avete scelto la via più facile, quella dei codardi… Il sistema si cambia dall’interno non dall’esterno. E la Raggi forse, e dico forse, inizia a comprenderlo…
Mentre a lei auguro di farcela e di non farsi schiacciare da nessuno, tanto meno da Grillo, a me, al popolo italiano, auguro che riprendano coscienza della storia politica e tornino, come in America, in Inghilterra… due soli schieramenti: Destra e Sinistra, quelle storiche per intenderci:

La destra storica,  era formata da liberali chiusi alle idee democratiche, conservatori e papisti. In particolare erano contrari al suffragio universale, cioè al diritto di voto esteso a tutta la popolazione e ad un sistema sociale fondato sulla gerarchia o casta.

La sinistra storica,   era formata da liberali aperti alle idee democratiche, progressiste, favorevoli ad allargare il diritto di voto a un numero maggiore di persone e combattevano le disuguaglianze sociali. Fu la sinistra storica che istituì le scuole pubbliche.

Ecco. Io penso che dovremmo ripartire da qui…

 

La scuola che lavora “sotto d(i)ettatura”


abrmQXtNegMcZGk-1600x900-noPadDomani si inizia con il primo collegio. So che sarà un anno duro per molti colleghi che grazie a una legge che si fregia dell’altisonante nome de “La Buona Scuola” ha in realtà deportato gli insegnanti in una giungla. In una foresta nera dove l’unica legge riconosciuta non è quella del merito, come hanno voluto farci credere i media portavoci del governo renziano, ma quella della giungla, appunto. Quella della sopravvivenza che fa dire: Mors tua vita mea. In questa “suola” renziana non conta tanto la distanza da casa quanto conta l’ambiente in cui si lavora. Un clima di serenità. di condivisione, di collaborazione è quello che auspico a tutti noi. Purtroppo, il nuovo che avanza non ha cambiato le leggi tacite di un ambiente eterogeneo come quello scolastico. Continua a vigere la legge dell’arroganza, della supponenza, degli arrivisti, degli opportunisti e dei profittatori, dei lecchini, in parole povere quella degli ipocriti. Dei finti buonisti… Ecco a chi si allontana da casa auguro di non doversi imbattere in simili soggetti, o, se ha la sfortuna di incapparci, che sappia riconoscerli e tenersene alla larga. Quanto a me, parafrasando un celebre testo: Io, io speriamo che me la cavo….
Buon lavoro a tutti!

In questa buona suola renziana hanno vinto le lobb del mercato economico. Di coloro che volevano “privatizzare” le scuole pubbliche, perchè, dicevano, ed erano convinti (ahimé quanto può essere nefasta la miopia intellettuale e culturale!) che così si sarebbe avuto un sistema scolastico migliore, una migliore istruzione e invece la mera realtà è questa, ben descritta in questo post, da leggere tutti:
” Dare potere ai presidi è un modo, per il Ministero, per controllare la scuola. Se controlli un preside che controlla la scuola, hai controllato la scuola. I poteri che il governo dà ai presidi sono poteri che dà a sé stesso. Nella politica di allineamento, che si sta chiaramente delineando, il preside non è che un esecutore, cui si chiede di adeguarsi alle politiche dall’alto e rendersi garante della loro applicazione.
La professione dell’insegnante sta cambiando in modo talmente rapido da lasciare sconvolti. Tra i nuovi poteri dati ai presidi c’è anche questo: di decidere in quale direzione deve andare la professione docente. Dimenticatevi la libertà di insegnamento. Ora il modo di insegnare sarà deciso da questo nuovo, singolare mercato. Saranno i presidi a decidere quali competenze sono importanti. C’è il preside che chiede che i candidati si presentino con un video a figura intera.”