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Io me la cavo, a modo mio


Quest’anno mi sono trovata, mio malgrado, a dover lavorare in una scuola da “Io speriamo che me la cavo”. Nulla da eccepire per una che, come me, considera la sua professione alla stregua di una missione… La cosa che mi indigna è che pur avendo a disposizione i mezzi per realizzare una didattica innovativa che vada oltre i banchi e la cattedra, ti tocca vedere una stanza adibita a materiale di scarico, dove, ammassati senza alcuna cura trovi computer nuovi (con installato window 10), scrivanie addossate una sull’altra e … aspetti.

Aspetti che venga un addetto, inviato dai “piani alti”, a sistemare l’aula di informatica. Poi, ti svegli e decidi che sei stanca di aspettare e che anche questi bambini hanno gli stessi diritti di bambini più “fortunati”.

Allora ti rimbocchi le maniche, chiedi aiuto a due colleghe volenterose e….voilà, oggi ho fatto la gioia dei miei alunni, e per festeggiare: Tutti a giocare col pc…

Scriveva Andrea Canevaro che è la società che crea l’handicap quando non mette il disablle in condizioni tali per poter interagire col mondo, la cosa più grave è quando questo lo fa la Scuola Pubblica, quella scuola che, come denunciava Don Milani, cura i sani e respinge gli ammalati.

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Spigolando nel campo pedagogico


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Maria Montessori, forse, entra troppo poco nelle nostre scuole.

Ristudiando mi rendo conto, con meraviglia, di quanto il mio modo di fare e di intendere l’insegnamento sia contaminato dal suo pensiero, non solo, prendo coscienza di quanto i vari pedagogisti, educatori, insegnanti siano stati importanti nel mio percorso professionale.

Alla fine ciascuno di loro, condividendo esperienze e pensieri, mi hanno aiutato, e mi aiutano, a restare con i riflettori puntati sul bambino e non su di me.

Il focus è la sua mano, la sua mente, la SUA libertà che va sempre rispettata.

Non possiamo esigere rispetto se non siamo i primi a rispettare i bambini. Questa non è una verità nata oggi, ma la si trova già anche nel Vangelo. Quanto potremmo imparare ed autocorreggerci, così come insegnava Montessori e Rodari, se solo ci impegnassimo a leggere di più, a riflettere di più su ciò che leggiamo!
Maestri il Mondo ne ha avuti tanti, Maestri che non avevano bisogno della ribalta per splendere di luce propria e non riflessa.

Maestri che hanno tenuto alta la fiaccola sul moggio, ma gli uomini camminano a testa bassa e vivono in quella zona fatta di ombre scambiandole per l’unica e sola realtà…

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GLI EMIGRANTI (E. De Amicis 1882)


 

 

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Cogli occhi spenti, con lo guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s’ascende il palco de la morte.
E ognun sul petto trepido si serra
Tutto quel che possiede su la terra.
Altri un misero involto, altri un patito
Bimbo, che gli s’afferra
Al collo, dalle immense acque atterrito.
Salgono in lunga fila, umili e muti,
E sopra i volti appar bruni e sparuti
Umido ancora il desolato affanno
Degli estremi saluti
Dati ai monti che più non rivedranno.

Salgono, e ognuno la pupilla mesta
Sulla ricca e gentil Genova arresta,
Intento in atto di stupor profondo,
Come sopra una festa
Fisserebbe lo sguardo un moribondo.
Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.
Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.
Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo.

Vanno coi figli come un gran tesoro
Celando in petto una moneta d’oro,
Frutto segreto d’infiniti stonti,
E le donne con loro,
Istupidite martiri piangenti.
Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora
Il suol che li rifiuta amano ancora;
L’amano ancora il maledetto suolo
Che i figli suoi divora,
Dove sudano mille e campa un solo.
E li han nel core in quei solenni istanti
I bei clivi di allegre acque sonanti,
E le chiesette candide, e i pacati
Laghi cinti di piante,
E i villaggi tranquilli ove son nati!
E ognuno forse sprigionando un grido,
Se lo potesse, tornerebbe al lido;
Tornerebbe a morir sopra i nativi
Monti, nel triste nido
Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

Addio, poveri vecchi! In men d’un anno
Rosi dalla miseria e dall’affanno,
Forse morrete là senza compianto,
E i figli nol sapranno,
E andrete ignudi e soli al camposanto.
Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora
Dai muti clivi che il tramonto indora
La man levate i figli a benedire….
Benediteli ancora:
Tutti vanno a soffrir, molti a morire.
Ecco il naviglio maestoso e lento
Salpa, Genova gira, alita il vento.
Sul vago lido si distende un velo,
E il drappello sgomento
Solleva un grido desolato al cielo.
Chi al lido che dispar tende le braccia.
Chi nell’involto suo china la faccia,
Chi versando un’amara onda dagli occhi
La sua compagna abbraccia,
Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

E il naviglio s’affretta, e il giorno muore,
E un suon di pianti e d’urli di dolore
Vagamente confuso al suon dell’onda
Viene a morir nel core
De la folla che guarda da la sponda.
Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
V’allieti il sole il misero viaggio;
Addio, povera gente,
Datevi pace e fatevi coraggio.
Stringete il nodo dei fraterni affetti.
Riparate dal freddo i fanciulletti ,
Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
Sfidate uniti e stretti
L’imperversar de le sciagure umane.
E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
E tornare ai villaggi umili e cari,
E ritrovare ancor de le deserte
Case sui limitari
I vostri vecchi con le braccia aperte.

[http://www.risorgimentofirenze.it/gli-emigranti-poesia-di-edomndo-de-amicis/]

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Io, speriamo che me la cavo


Quanto siamo “provinciali” noi italiani? Non solo “chiudiamo” i porti, NOI, un popolo di NAVIGATORI, ma pensiamo che oltre il nostro miserevole orticello non ci siano altri mondi.
Ignoranti e presuntuosi continuiamo a considerarci “l’ombelico del mondo”… Lo eravamo, forse, una volta, al tempo in cui nel nostro Paese si faceva Cultura, ricerca scientifica, grandi invenzioni, Arte. Oggi, che abbiamo svenduto i nostri gioielli di famiglia ci sono rimaste addosso solo le pulci e per consolarci ce la prendiamo con chi sta peggio di noi in quanto, perso dignità (sostenendo un governo grullo-fascio-leghista) non abbiamo nemmeno la compassione e la saggezza dei bambini raccontati dal compianto Marcello D’Orte: “Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi!” (da Descrivi la tua casa)
Intanto: “L’hanno scorso io mi sono vestita da Cenerentola, e pure quest’anno mi vestirò da Cenerentola, perché il vestito è facile, basta che prendi delle pezze“. (da A Carnevale ogni scherzo vale…).
È arrivato un nuovo anno, portando con sé già tanti problemi, contrattempi e siamo al 9° mese di gestazione di questo governicchio di incompetenti e pieni di livore che stanno facendo la pacchia sulle nostre spalle senza che abbiano fatto una sola legge che porti benessere al Paese mentre continuano a sbafare sfruttando l’odio e il livore di gente ignorante e intellettualmente limitata.
Ciliegina sulla torta la boutade di “giggino” che si offre di “ospitare a casa sua i gilet gialli”.
Ma i francesi, che non sono cialtroni come noi e che sanno che il Mondo non è circoscritto al loro confine territoriale, gli hanno risposto con le rime facendoci fare, per l’ennesima volta, la figura dei fessi e degli imbecilli.
Loro hanno l’ ORGOGLIO… Loro sono il Popolo che ha preso la Bastiglia… Noi invece sappiamo solo barricarci nelle nostre case e da lì gridare “Al Lupo… al lupo”.
Vili, codardi e fanfaroni.
Io, speriamo che me la cavo…
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(Lui ci ha provato a fare qualcosa, noi dovremmo imparare da lui… meditate nell’ascoltare queste parole, sempre se siete capaci di meditare.)
 
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Beati i costruttori di Pace


00121e_8a5d5b8f505a44dda2c23f61b3b79c9f-mv2-1024x454 (Matteo 5, 9)

La Pace è un processo interiore e poi esteriore.

Non si può cambiare il Mondo se non impariamo a guardare dentro noi stessi e a fare pulizia nel nostro cervello.

Non avremo Pace fino a che proietteremo negli altri le nostre paure, le nostre frustrazioni, le nostre angosce, le nostre miserie, il nostro mal di vivere.

Non avremo Pace fino a che ci ostiniamo a negare i Diritti Umani.

Non avremo Pace fino a che non impareremo a tendere la mano.

Impariamo a tenere la mano sul cuore quando salutiamo, solo così potremo ricordarci che la vera comunicazione con gli altri è l’Amore e non l’ egoismo della Ragione.

Auguro a tutti noi di iniziare il nuovo anno facendo pulizia dentro la “propria casa”.

Di spalancare porte e finestre per fare entrare il Sole.

Quel Sole Invictus che molti si ricordano di “risvegliare” solo a Natale per poi metterlo a dormire negli altri 364 giorni dell’anno. Buon anno ai “Costruttori di Pace”.

Buon Anno agli uomini di “Buona Volontà”…

Buon anno a chi comprende il “Vero Senso” della Vita e delle Cose.

Buon anno a chi guardando negliocchi degli altri rivede i suoi stessi occhi.

Buon anno a tutti voi che fate parte della mia “schiera” di amici, anche se vi vedo solo nel giorno del mio compleanno.

Grazie, se resistete ancora alla mia logorroica presenza social.

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Fascio-leghisti:sepolcri imbiancati


Ogni tanto sono un po’ ottusa, ma vorrei che mi spiegaste una cosa. Allora:
“Il presepe è simbolo della Cristianità, giusto? Cosi sappiamo tutti, e così va ripetendo la Bestia e i suoi seguaci che si riempiono la bocca e inveiscono contro chi non lo difende. E sempre col Presepe in bocca e il crocefisso in mano applaudono i morti in mare e dicono alla Bestia che NON deve firmare il Global Compact.
Il Papa, rappresentante di Cristo sulla Terra, dice che è cosa “buona e giusta il Global Compact”.

L'immagine può contenere: una o più persone e testo


Adesso mi spiegate come questi ipocriti ignoranti possono da un lato difendere il crocefisso e il presepe e dall’altro inveire contro i “buonisti” e NON rispettare la voce del Papa, che è il CAPO della cristianità?


Signori la Fede non è una luce a intermittenza.


O la smettete di essere ipocriti o ditelo chiaramente:
“Siamo subumani e strumentalizziamo tutto ciò che ci fa comodo… Perché, per noi, la cosa più importante sono i soldi!”
Vi siete venduti l’anima a mammona e poi pretendete di dare lezione a noi? Siete solo dei sepolcri imbiancati e vi dovreste solo vergognare di parlare… Cucitevi la bocca, almeno non verrete tacciati di IGNORANZA culturale e religiosa.

 

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Odiamo perché ci insegnano ad odiare


Anche io penso che il mio compito sia quello di combattere l’ignoranza. Perché idee come: razzismo, superiorità della razza, discriminazione sociale, sono idee che vengono inculcate e così come vengono inculcate possono essere de-strutturate.
Siamo tutti vittime di condizionamenti sociali e subiamo quella che in psicologia si chiama psico-dipendenza ambientale. L’individuo si consolida e si uniforma alle idee del gruppo. Ma non è un gruppo democratico, per intenderci come quello dei Cavalieri della Tavola Rotonda, bensì gruppi sociali gerarchici dove ci sta un leader e al seguito quelli che la sociologia dei gruppi chiama “gregari”. Gente senza personalità che pensa di averne una solo perché aderisce a un gruppo che la sostiene, la spalleggia, e si fa forza di questa falsa solidarietà.gruppi
Giusto per farmi capire, vi ricordate i “paninari”? Quelli che accoglievano al loro interno solo chi indossava abiti e accessori firmati?
Il mondo è pieno di clan, di affiliati a questa o quella setta religiosa, a questo o quel partito. Non dico che non bisogna schierarsi o prendere posizione, perché come c’è scritto anche nella Bibbia: [omissis] tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (Apocalisse 3, 15.-16). Quello che è importante è che non bisogna essere “gregari”. Avere l’intelligenza di capire dove finsice la tua persona e dove questa viene oscurata dalla personalità dell’altro e non permettere che questo accade.
Siate sempre e solo VOI stessi, infischiatevene di quello che pensa la gente perché, come mi ripeteva continuamente

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una zia: “Nessuno ti dirà mai:Lavati la faccia che sei più bello di me.”

Quindi siate intelligenti!
L’intelligenza si sviluppa solo con l’Istruzione, leggendo buoni libri e meditando su ciò che si legge.
La nostra coscienza sa bene cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male, allora ascoltiamola, lontano dal canglore del mondo meschino, egotico, miope e gretto.
Sta arrivando il Natale e io spero davvero che la LUCE torni a illuminare il mondo. Perché la LUCE fa binomio con AMORE e non con il nero e il buio delle ombre.
Non è preparando il presepe con pupazzi di plastica che onorate l’AMORE ma con le vostre azioni.
Inutile che vi riempiate la bocca con la dietrologia della “Nostra Tradizione e della Nostra Cultura”.
Perché al di sopra della Vostra Religione e della Vostra Tradizione Culturale c’è la Legge MORALE.
C’è l’ Etica che è Universale.
Date il buon esempio se davvero vi reputate “CRISTIANI”…
Pubblicato in: Riflessioni personali, Società e Costume, Un pò del mio Diario

… e rosso sia


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Rosso come l’Amore.
Rosso come la passione.
Rosso come il sangue…

Erano anni che il colore delle decorazioni natalizie era il bianco e l’oro, a casa mia.
Quest’ anno ho tirato fuori le palline rosse perché mai come quest’anno la sofferenza per il sangue versato senza alcuna ragione plausibile che non fosse quella scaturita dall’odio e dell’egoismo, e per mano di uomini e donne che non sanno amare, mi ha ferito così tanto.
Perché ho dovuto anche sopportare i sogghigni e l’esultanza di chi ha firmato queste condanne. Ed il mio pensiero va, più che mai, a Rosanna… la cui unica colpa è stata quella di essere la sorella della moglie di un uomo che non sapeva amare…
Rosanna lo dedico a TE … ed a tutte le donne uccise perché hanno avuto lo sfortuna di innamorarsi dell’uomo sbagliato ❤.

Lo dedico a tutte le donne e i bambini che nel mondo vivono le più inumane violenze ❤.


Per finire, lo dedico a tutta quella umanità in fuga dalle guerre, dalla fame, dalla miseria e dalla disperazione ❤.

So che non sarà un Natale come tutti gli altri… perché alla tristezza che mi ha sempre accompagnato si aggiunge altra tristezza.
Si aggiungono tanti rospi che ho dovuto ingoiare…


HO VOLUTO farlo l’albero perché il mio desiderio più grande è quello che porti nel mondo quell’ Amore che gli uomini hanno dimenticato.
Ed allora: Che rosso sia… ma non di sangue. #restiamoumani❤

Pubblicato in: Notizie e politica, Società e Costume, web

Tra filosofia e religione: Approfondimenti culturali


Oggi è il giorno di Sant’Ambrogio, Vescovo e Patrono di Milano, persona che è riuscita a caratterizzare la sua Arcidiocesi al punto che le è stato lasciato il privilegio di avere un rito e un Messale diversi da quelli del resto d’Italia. Difficilmente troviamo in Italia vescovo che più di lui ha caratterizzato il suo territorio; forse San Nicola a Bari, che è giusto ricordare perché è quello che ci ha lasciato la figura di Santa Claus – Babbo Natale.
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Ma quanti sanno (Salvini sicuramente no!) che Ambrogio non era milanese, né italiano ma concittadino di Carlo Marx?
San Nicola di Bari invece, non era di Bari ma turco! Insomma, l’Italia si è formata ed è stata fatta anche da uomini e donne di etnie e origini diverse, spesso dimenticate: pensiamo a Sant’Alessandro (santo a me caro) patrono di Bergamo, soldato romano di origine nordafricana.
Eppure, questa nostra povera Italia, anche grazie a una politica intrisa di becero razzismo, soprattutto da parte di chi si dice non razzista (ma si dice anche profondamente religioso, rispettoso delle tradizioni cristiane, amante del Natale e del Santo Rosario e poi va a disturbare la Festa dell’Immacolata Concezione tanto cara ai romani!); sta scivolando sempre più nell’odio razziale!
E allora succede che stiamo scivolando nella logica del “Dagli all’untore”, decidiamo che se vediamo una “zingara” sulla metropolitana, deve essere per forza una ladra; se scopriamo uno con un cognome strano deve essere per forza un immigrato e, da trattare il peggio possibile, ecc.
Ha ragione Mattia: stiamo vivendo una situazione che ogni giorno si fa peggiore e temo che non basti quest’aria di Natale a migliorare le cose.

Dobbiamo scrollarci di dosso questa logica becera, dobbiamo tornare a essere delle brave persone e tornarci in fretta: ogni giorno che passa in questa direzione ci può portare verso una strada senza ritorno!

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Pubblicato in: Citazioni, Poesie d'Autore, Società e Costume

La notte Santa di Guido Gozzano


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“Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei”.
Il campanile scocca
lentamente le sei.

“Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?”.
“Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe”.
Il campanile scocca
lentamente le sette.

“Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!”.
“Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto”.
Il campanile scocca
lentamente le otto.

“O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!”.
“S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove”.
Il campanile scocca
lentamente le nove.

“Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!”.
“Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…”.
Il campanile scocca
lentamente le dieci.

“Oste di Cesarea…”. “Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame:
non amo la miscela dell’alta e bassa gente”.
Il campanile scocca
le undici lentamente.

“La neve!”. “Ecco una stalla!”. “Avrà posto per due?”.
“Che freddo!”. “Siamo a sosta”. “Ma quanta neve, quanta!”.
“Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…”.
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluia, alleluia,
è nato il Sovrano Bambino!
La notte, che già fu sì buia,
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie,
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma, come i libri hanno detto
da quattro mill’anni i profeti
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
La notte, che già fu si buia,
risplende di un astro divino.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluia! Alleluia!