Vado o non vado?


la mia scuolaIn questi giorni, come ogni anno, il tema “bollente” nel comparto scuola sono le assegnazioni dei docenti alle singole scuole. Migliaia di persone trattati come pacchi e spediti di qua e di là come se fossero bagagli ingombranti. Lasciando da parte la ricaduta negativa sull’apprendimento degli alunni che cambiano gli insegnanti più in fretta di quanto non si cambino la biancheria intima, a prescindere da questo, mi chiedo per quale motivo il MIUR e i vari USR non stilino in anticipo l’ elenco delle sedi disponibili e non lascino liberi i docenti di scegliere la loro destinazione in coerenza con la chiamata diretta di questa tanto decantata legge 107/15. La Buona Scuola, come scriveva anche Max Bruschi, si fa coi docenti e non certo coi dirigenti. Nella classe, con gli alunni, ci entriamo noi ed allora perché non ci fate entrare contenti invece che frustrati, stanchi, sfiduciati e demotivati? Un morale alto contribuisce a creare un clima sereno e partecipativo all’interno della classe e contribuisce anche al benessere degli alunni. Già, gli alunni… chi pensa a loro? Persi nella logica economica del sistema, sono diventati entità astratte.

Un sola metodologia?


la mia scuola

Persegui la verità, ma diffida di coloro che sostengono di averla trovata.
Quinto Settimio Tertulliano, Cartagine, II-III sec.

 

 

Prendo spunto da un articolo di Bruno d’Amore, pubblicato su Giunti Scuola, per esprimere la mia opinione in merito a coloro che, un anno si e l’altro pure, calano tout court sui docenti il metodo, secondo loro migliore, per ottenere delle performance che alzino il livello degli apprendimenti degli alunni e che rendano la scuola migliore.

E’ encomiabile come ciascuno di noi si tuffi a occhi chiusi in ogni nuova metodologia che viene loro proposta. Significa che ci tengono al loro lavoro, che gli sta a cuore il risultato performante della propria classe. Ma è proprio in questa parolina che si nasconde la trappola: classe.
La classe è formata da un tot numero di alunni che, per quanto omogenei per età, ambiente socio-familiare, habitat scolastico è difforme ed eterogenea.

Non c’è nessuna garanzia che una “sola” metodologia possa assicurare a tutti il possesso delle stesse competenze.

A tal proposito, senza scomodare giocoforza Gardner e le sue teorie sulle intelligenze multiple, i teorici in primis, i docenti dopo, prendano coscienza che nessun bambino è ugual ad un altro. Quando mi preparavo per prendere il diploma di specializzazione sul sostegno uno dei professori portò a tal riguardo l’esempio degli studenti neri in America.
L’abbandono scolastico di questi alunni è un problema davvero serio in America in quanto contribuisce al degrado ed al rafforzamento nelle file della malavita statunitense. Un professore a forza di interrogarsi sul motivo fi queso abbandono fece una scoperta. Gli alunni di colore si annoiavano durante le ore di lezione “frontale”, la scuola non rispondeva alle loro vere esigenze, o meglio al loro modo di apprendere. La loro intelligenza non veniva stimolata nel modo giusto: quello ritmico-musicale. Cambiare la didattica per loro, impostandola su lezioni che includevano una metodologia “musicale” portò a innalzare il livello non solo dell’apprendimento ma favorendo anche la voglia di apprendere.

Per questo motivo dico che è sbagliato e deleterio ai fini dell’apprendimento degli alunni entrare in classe e tenere una lezione partendo da quella metodologia e escludendo le altre.

La vera metodologia, la brava docente, è quella che entra nella classe e prova ad adeguare le sue lezioni agli alunni. La metodologia si crea giorno per giorno tenendo conto delle peculiarità degli alunni. Tutti possono ottenere gli stessi risultati, tutti possono raggiungere le stesse competenze, dipende dal docente che sa “ascoltare” i suoi alunni. Io ripeto in continuazione ai miei alunni che c’è una grande differenza tra ascoltare e sentire. Ambedue sono azioni che compiamo con le orecchie ma l’ ascolto implica l’attenzione e la comprensione; implica la presenza del pensiero qui ed ora. Il sentire è una cosa che possono fare tutti, è un’azione che avviene indipendentemente dalla nostra volontà.

Proprio perché credo in una metodologia didattica diversificata – tutti i metodi sono buoni – ben vengano le innovazioni, ma non si deve pretendere, né imporre, di abbandonarne uno per accogliere, ad occhi chiusi, un altro metodo. L’intelligenza del docente si rivela proprio qui: nel saper amalgamare i diversi metodi per calarli nella realtà della sua classe.
Per questo io dico no ai test Invalsi, dico no ad una valutazione, sia questa docimologica e/o con le lettere. Dico no ad una omologazione dell’ insegnamento. Dico no ad una categorica imposizione che vuole eliminare e distruggere la libertà di insegnamento.

Quando parlo di “libertà di insegnamento” non intendo dire che un docente deve entrare in classe e fare lezione senza avere una adeguata programmazione didattica a cui fare riferimento. La libertà di insegnamento concerne la metodologia non le finalità dell’apprendimento che riguardano , prima di tutto, l’acquisizione di saperi universali e definiti in base all’età  ed alla scuola degli alunni.

Come diceva la  Preside Maria Luisa Palazzino, che ho incontrato durante i miei anni di precariato: Tutti gli alunni dovranno arrivare a Roma, come ci arrivino (in treno, in macchina, a piedi o con l’aereo) è un problema del docente non del Dirigente o dello Stato…

Oggi sono Cassandra


cassandra221Oggi mi sono svegliata indignata. Indignata contro un popolo anestetizzato dal populismo e dalla demagogia. Per anni ho assistito a una propaganda di regime che inveiva contro il 68′ per poi vedere, giorno dopo giorno, sgretolarsi tutti quei “diritti” che dal ’68 in poi avevamo acquisito. La maggior parte di questi diritti sono stati frutto delle battaglie radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, persone che hanno cambiato il volto dell’Italia senza MAI essere andati al GOVERNO. Questa è la differenza tra la mia generazione e la generazione venuta dopo, quella dei 50enni(rampanti), dei 40-30 enni di oggi che hanno pensato che non c’era più niente su cui lottare. Quelli che sono cresciuti col sedere al caldo grazie a chi negli anni ’70 ha avuto il fegato di scendere in piazza a lottare per i diritti di tutti. Quegli anni sono quelli che hanno portato la maggiore età a 18 anni, il divorzio, i Programmi della Scuola dell’85, la Legge 104/92 con la chiusura dei manicomi e delle scuole ghetto delle differenziate, i diritti delle donne e la lotta per le pari opportunità…. Oggi, tutto questo si va sgretolando sotto l’indifferenza generale. I giovani, invece di lottare, scappano attratti dalle chimere, dal canto delle sirene e non hanno più né la forza né il coraggio di legarsi all’albero della nave per resistere al loro inganno. Gli uomini continuano ad uccidere le donne considerandole di loro “proprietà”(sono già 59 le vittime dall’inizio dell’anno), salvo poi, questi stessi uomini, scandalizzarsi per le condizioni delle donne musulmane(ipocrisia allo stato puro). La scuola pubblica si muove verso l’omologazione e l’ignoranza di massa col silenzio di un popolo assente (ed il silenzio è assenso, ma questo sembra che nessuno lo comprenda), mentre, ai bambini svantaggiati, vengono sottratti gli insegnanti di sostegno, remando sempre più contro quella che era stata la migliore politica sociale, quella che mirava ad integrarli nella società con il minor carico fiscale. Adesso, il carico fiscale si è elevato nelle stesse proporzioni in cui si è elevato il disagio, la povertà e l’abbandono sociale al grido di “chi può scappi” e questa è la cosa più pavida, scandalosa, vergognosa che può fare un popolo. Scappare, come i topi che abbandonano la nave che sta affondando. Rattrista e mi indigna oltre misura questa lobotizzazione cerebrale.

Rattrista e mi indigna questa pavidità sociale.

Rattrista e mi indigna l’ignavia di un popolo che prende le distanze dagli immigrati, che li reputa inferiori a loro solo perché sono poveri, disgraziati e sfortunati e non si rende conto che anche noi siamo il “terzo mondo” e loro sono più terzo mondo di noi… Mi chiedo che ne sarà di Voi, ve lo chiedete mai? State qui, sui social a litigare come comari invece di scendere in piazza a lottare. Dove è finito il popolo viola, gli arancione e gli arcobaleni?

Non so che ne sarà di Voi, generazione ignava… io… io speriamo che me la cavo… sentendomi sempre più Cassandra, per chi non sa chi fosse costei consiglio una rapida ricerca su internet…

Quale progettazione didattica nella scuola?


image007Una conversazione tenuta stamane con un professore mi ha riportato indietro nel tempo e al riaffiorare di esperienze didattiche vissute. Poi, come accade in questi casi, i pensieri intrecciano una rete connettiva andando a ritroso e in avanti e ti portano ad alcune riflessioni.
Da quando frequento i social, quindi gli ultimi 10 anni prima che FB et similia prendesse il sopravvento sui blog (da “window live” a “deejayblog” a “space” .. vabbeh che quello forse fu uno dei primi a carattere “tematico”, lì si incontravano, e si incontrano, musicisti, cantanti ed amanti della musica), dicevo che da quando frequento i social non ho fatto altro che sentire lagnanze sulla scuola e sui docenti, ma quanti di questi Salomone conoscono le vicissitudini che i docenti e gli alunni hanno vissuto? Mi riferisco alle continue riforme che ogni governo ha portato avanti anche in merito ai modelli di Progettazione Didattica. Modelli di cui non si è mai potuto valutarne l’efficacia in quanto con sistematicità e meticolosità certosina ogni due anni, ad ogni avvicendarsi di “illuminati” al MIUR, venivano modificati. Abbiamo avuto la programmazione didattica per “nodi concettuali”, per UDA (unità di apprendimento, la beata Letizia Moratti lo ricorderà), per obiettivi, per contenuti, per arrivare, oggi, alla didattica per competenze, alle flipped classroom, al Peer to Peer. E come sempre si fanno avanti gli esperti, come è giusto che sia, per aggiornare i docenti. Il problema è che un alunno che trascorre ben 15-16 anni nella Scuola Pubblica ha vissuto sulla sua pelle ben tre, quattro tipi diversi di programmazione. Poi arriva l’Invalsi e ci dice che gli alunni italiani sono i peggiori in Europa e la colpa è degli insegnanti e degli alunni. Qualcosa non torna… ci rifletterò sopra…

Settimana dell’Insegnante: Dividi et Impera


Riflette9879effd76_7312818_medvo, in occasione di questa settimana dell’insegnante (che ricordo inizia oggi e si protrae fino a giorno 8 maggio) di quanto il nostro “corpo” sia la rappresentazione del Paese. Di un Paese diviso e frammentato mentre nella scuola ci riempiamo la bocca di parole come: Fare gruppo, condividere, collaborare, cooperare.
Balle! Emerite stronzate!
Noi rappresentiamo il tessuto sociale e anche noi siamo frammentati, divisi, individualisti. La Buona Scuola poi, non ha fatto altro che mettere in mostra la fragilità del nostro sistema scolastico fatto di tanta ipocrisia, di mobbing e stalking. Difficile trovare tra di noi una coesione, anche in un democratico collegio scolastico, figuratevi a livello nazionale!
“Dividi et Impera” e questo è pur vero, tangibile, nella Scuola Pubblica, laica ed aperta a tutti. Una scuola democratica, come la voglio io.
Ma mi chiedo cosa c’è di democratico nella nostra scuola?
I dirigenti sono dei burocrati (qualche pecora bianca c’è, per nostra fortuna) ma sono riusciti ad associarsi in un solo sin
dacato: l’ ANPI mentre noi siamo legati a sindacati preistorici che ormai non hanno più nulla da dire per una serie di motivi. Non hanno forza né pathos per portare avanti le nostre ragioni.
“Dividi et Impera”: CGIL – CISL – UIL – SNALS – COBAS, e quant’altro, cosa hanno fatto in questi anni? A parte che favorire i loro iscritti, perché così si va avanti nel nostro sistema italico: Per raccomandazione,
mentre i docenti sindacalisti, staccati dalla scuola, venivano sparpagliati nei vari uffici, noi, pecoroni, lavoravamo e supinamente facevamo il nostro dovere.
Adesso, penso e sono convinta che sia giunta l’ora di mandare al museo della storia tutte
queste corporazioni, vere lobby anche loro, asserviti al potere e unirci “TUTTI” in un solo sindacato perché è stando tutti uniti che si vince e l’ANPI ce l’ha dimostrato chiaramente.
La Scuola Pubblica è di tutti, nel suo pluralismo però non deve dimenticare il “corporativismo”, così come era quello dei mestieri in tempi lontani.
UNITI si VINCE! Divisi continueremo ad essere pecore, poi non lamentiamoci se il resto del Paese ci segue. Noi siamo in piccolo lo specchio della Società. [‪#‎AngeliKaMente‬]

L’ibernazione di un popolo


natura-ghiacciata-frozen-42-19506375-540x640Chi non vuole il cambiamento addurrà sempre innumerevoli scuse per impedire che qualcosa intervenga nel suo stato di quiete.
L’Italia è un Paese vecchio perché i suoi cittadini amano stare nel limbo delle loro certezze. Non hanno il coraggio di osare. Non accettano le sfide e così qualunque cosa si proponga di cambiare loro trovano mille scuse da addurre.
Come con le trivelle… Come, ti preoccupi delle trivelle mentre in casa hai la monnezza? Se poi, putacaso, io decido che voglio togliermi la monnezza, ecco subito l’italiano conservatore farsi avanti: Come, ti vuoi togliere la monnezza quando non hai nemmeno la fogna? E così di questo passo per tutto.
Siamo un Paese di vecchi, non si fanno più figli e se parli con i giovani ti dicono: Come faccio a mantenerli se non ho io di che mangiare? E ripenso al secondo dopoguerra, quando il Paese era solo un cumulo di pietra su pietra, quando, mi raccontavano i vecchi, nell’illusione di mangiare carne si facevano le cotolette con le foglie dei fichi d’india mentre dal frutto impararono a fare la marmellata… L’uomo si è sempre adattato ai cambiamenti, ha cercato di ricavare dalla natura il necessario per la sua sopravvivenza…
Ma certo, oggi l’ipad e l’iphone non lo fornisce la natura…
Requiem aeterna…[#AngeliKaMente]

Un tuffo nella tradizione in cerca di cultura


evidenza-viaggioStamattina mi sono svegliata con un eco, un nome che il cervello faceva rimbalzare nelle mie orecchie: Ludovico Antonio Muratori. Quanti lo conoscono? Quanti lo ricordano? Eppure fu un intellettuale illuminato, fu quello che contribuì alla nascita degli “storici” e della moderna storiografia. Laureato, ben due sono le lauree che consegui, una in filosofia e l’altra in diritto, non mancò di approfondire gli studi umanistici, la conoscenza dei greci e dei latini. La sua grande cultura, i suoi studi filologici, lo portarono a rivedere la storia medioevale alla luce di una “seria indagine storica e lo studio delle fonti”. Frutto dei suoi studi furono le sue idee “innovative e rivoluzionarie” , pur essendo un prete condannò l’eccesso di culto ecclesiastico – De Superstitione Vitanda (1732-1740) – , inoltre, intravedendo l’esigenza dei tempi di muovere ad un più concreto bene pubblico, ribadisce il valore dell’educazione, della scienza, delle riforme, della religione stessa, della giurisprudenza benché da riformare. Ecco venire alla luce dunque “La filosofia morale spiegata ai giovani (1735)”.
Quello che gli italiani hanno perso è proprio il valore della cultura, lo studio umanistico che rese grande il nostro Paese. Correndo dietro agli americanismi hanno scordato la nostra tradizione, le nostre radici…
Per un superficiale approfondimento sulla figura di questo illustre studioso vi rimando a Wikipedia

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