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Valutazione e autovalutazione


Nelle «Indicazioni nazionali» si parla di autovalutazione, intesa come esperienza che insegnanti e bambini possono percorrere già dalla prima classe della scuola Primaria.

Questa è una pratica che ho sempre seguito, fin da quando ero docente su posto di Sostegno.

Per stimolare una riflessione sugli apprendimenti da parte dell’alunno durante queste lezioni a distanza che servono anche da feedback per noi docenti (che difficoltà incontri, come le affronti, cosa ti riesce bene, in che cosa pensi di dover migliorare …) ho realizzato per i miei alunni delle strisce che loro stamperanno e incolleranno sul quaderno dopo aver finito l’attività.

Trovate le schede in allegato.

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Il corona virus è come l’oroscopo?


La percezione che ho io è che il Governo ce la stia mettendo tutta per venire incontro a tutte le voci della piazza. Anche quando queste sono discordanti e contraddittorie.

Sappiamo benissimo che molti, in piazza, hanno fatto fatica e faticano a collegare i neuroni. Mai vista tanta incoerenza come in questi tempi di pandemia. I provvedimenti, infiniti, sono stati presi e su tutti i fronti per accontentare tutti e c’è chi ne ha usato ed abusato di questi DPCM.

L’unico che se ne è fatto un baffo è il virus e questo NON perché il Governo è stato incapace, ma perché noi siamo stati incapaci di adeguarci a un diverso modus vivendi.

In estate, come hanno aperto le stalle tutti abbiamo festeggiato e questi sono i risultati. Io non penso che ci fossero meno positivi in estate, penso che ce ne fossero moltisismi, ed è allora che avrebbero dovuto fare i tamponi a tutti. Dopo aprire le stalle e far uscire i buoi.

Hanno detto che molti l’hanno importato dal rientro delle vacanze. Hanno rivoluto le frontiere aperte…

Non so.

Non sono così categorica nell’addossare al Governo parte, grandissima, della responsabilità che è solo nostra (una per tutte i vari assembramenti e le varie manifestazioni elettorali, di negazionisti e di gente arrabbiata che, accecata dalla rabbia non ha calcolato i rischi che correva).

Non penso che al Governo faccia piacere vedere un Paese “immobilizzato”. A meno che non siamo in mano a burattinai che vogliono fare di noi dei burattini (come molti dicono) e distruggere un Paese…

Però mi chiedo: Siamo disponibili ad essere maneggiati come un burattino?

Io no… e sono in cerca del giusto mezzo…

Il giusto mezzo mi dice che, corona virus si – coronavirus no, volendo ascoltare e dare ragione a tutti, è come con l’oroscopo: Può anche non essere vero ma nel dubbio IO ci credo e mi comporto di conseguenza.

Nell’ambito della scuola e delle amministrazioni locali, stendiamo un velo pietoso sopra.

No, io non me la sento di addossare tutta la responsabilità al Governo.

Troppi cialtroni, troppi “esperti”, troppi galli a fare chicchirichì…

A me quello che fa rabbia è dover tornare con la DaD.

Amo tutto ciò che è tecnologia e informatica… Ma penso che, come ogni cosa, va presa a giuste dosi… omeopaticamente.

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Scrivo o ricalco?


Stavo guardando la pubblicità di un libro di pre-scrittura…

Non so voi, ma io detesto, nel senso letterale del termine, quelle attività di ricalco di linee, numeri e lettere. Riesco ancora, ancora, ad accettarli lì dove c’è un disturbo percettivo dello spazio o un Q.I. di 55-60 (e neanche).

A mio modesto avviso, operare con la scrittura come se i bambini fossero dei pappagalli con le mani, lo trovo un modo coercitivo di utilizzare più che il loro controllo il controllo della società su di loro, un vero e proprio subdolo indottrinamento spersonalizzante.

La scrittura, così come un dipinto, va scoperta.

Ogni linea, ogni tratto di un simbolo, di un segno calligrafico deve essere una conquista personale. Deve suscitare meraviglia, prima che in noi, nel bambino che deve sentirsi fiero e gratificato nell’osservare il prodotto del suo lavoro LIBERO e avere la consapevolezza che quel segno, quel simbolo è stato capace di realizzarlo da solo, con le sue sole capacità. Ed è personale e al contempo universale, perché anche gli altri lo usano.

Scoprire che quel segno ha il carattere dell’universalità e che getta un ponte, stabilisce una relazione tra il sé e gli altri, non può che accrescere l’autostima e la consapevolezza che ci sono altri modi con cui esprimere i nostri pensieri, comunicare le nostre emozioni.

Provare il piacere di capire e farsi capire dagli altri è la molla che spinge ad applicarsi con maggiore impegno per ottenere il massimo profitto senza essere copie o fotocopie di qualcun altro ed è, a mio modesto avviso, un inconscio retaggio della vecchia cultura fascista.

Del resto il voto sulla bella scrittura è stato abolito molti ma molti anni fa.

Pirandello, in bella scrittura, alle elementari, aveva un emerito CINQUE…

“Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”, diceva il buon maestro Manzi che, badate bene, non è un limite alle capacità dell’alunno ma la presa cosciente che ha dato il massimo che poteva dare.

Il cervello si affina a forza di tentativi ed errori, non col ricalco.

L’apprendimento è un’ azione volontaria non meccanica.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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Educazione cosmica


Maestra, insegnami il fiore ed il frutto

“Col tempo, ti insegnerò tutto!”.

Insegnami fino al profondo dei mari

“Ti insegno fin dove tu impari!”.

Insegnami il cielo, più su che si può

“Ti insegno fin dove io so!

”.E dove non sai?“

Da lì andiamo insieme

Maestra e scolaro, dall’albero al seme.

Insegno ed imparo, insieme perché

Io insegno se imparo con te!”.

[Bruno Tognolini]

In questa filastrocca è condensato il concetto pedagogico montessoriano dell’ educazione cosmica.

Come dico sempre ai miei alunni, noi siamo un tutt’uno e la “divisione” per discipline delle conoscenze ci fa perdere di vista la finalità stessa della nostra azione pedagogica che è quella di formare il futuro abitatore di questo pianeta a una visione “cosmica”. Dove tutto è interconnesso e interdipendente.

Nessun uomo è un’isola!

Il buon docente non è colui che entra in classe spiega la paginetta della materia e se ne torna a casa. Il buon docente è colui che apre la pagina e insieme ai suoi discenti ne analizza parole, senso e contenuto e che dopo aver fatto questo solleva gli occhi e porta gli alunni fuori dalla finestra ad “osservare” il mondo e a cercare il nesso tra ciò che hanno appena appreso con tutto quello che in quella pagina non è compreso.Durante le mie lezioni, a un certo punto, sono i miei stessi alunni che mi dicono:”Maestra, siamo partiti dalle preposizioni e come è che siamo finiti nella storia, nella geografia, nella scienza?”

Allora mi fermo, rifletto e il salutare e benedetto senso di colpa, il mio grillo parlante, mi chiede se per caso non ho esagerato, se ho divagato troppo… Perché insegnare, educare, è anche questo: Mettersi sempre in discussione…

Allora guardo in faccia i miei alunni e vedere la loro curiosità, il loro interesse, la loro attenzione mi rassicura e torno a parlare delle preposizioni.

Questo per me è “fare scuola”…

“Dai a Dio ciò che è di Dio: ma ora dai all’uomo ciò che è dell’uomo. Bisogna sviluppare nel bambino un’ammirazione di questa umanità inconscia che pensa e crede di lavorare per se stessa e invece lavora per gli altri… Questo prende l’immaginazione del ragazzo, ne suscita la curiosità, ne risveglia l’interesse e noi a questo ci dobbiamo dedicare perché è il compito fondamentale.”Nessun uomo è un’isola!

[#AngeliKaMente pervasa dello stesso spirito cosmico montessoriano]

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La scuola oggi: tra modernità e obsolescenze arcaiche


Prima…

Ho vissuto ben 10 anni in collegio e ho sperimentato il “comunismo” campanelliano fin dall’età di otto anni. La Scuola Pubblica che negli ultimi anni ha cercato di cambiare parlando di PEI e PEP non ha fatto altro che accentuare l’individualismo della persona, dell’alunno. Ancora oggi la maggior parte dei docenti faticano a staccarsi dalla desueta consuetudine della lezione “frontale”. Il risultato di questa metodologia è sotto gli occhi di tutti: assenteismo e abbandono scolastico. Individualismo dell’essere che ha raggiunto vette mai viste finora.

Ed eccoli qui i docenti abituati a stare in cattedra, a mettersi la toga del “giudice” per valutare con i voti i loro discenti, sollevarsi contro la prospettiva di buttare nella spazzatura quei banchi obsoleti, frutto di quella didattica frontale che dal 1925 poco è cambiata. Eppure quanti sono i docenti “illuminati” che in questi anni hanno cercato di adattare l’aula per renderla consona alla lezione che intendevano fare? Quanti sono i docenti, anche non illuminati, che si sono sempre lamentati di quei banchi vecchi, le sedie rotte che ti rovinano anche i vestiti e le calze?

Oggi

Dove metto il vocabolario di greco, si chiedono costernati…E non so se piangere o ridere, perché io vedo in questa opportunità non solo l’occasione buona per avere un’aula più moderna e colorata ma anche la possibilità di ripensare DAVVERO a un nuovo metodo di studio.

La classe capovolta (la flipped classroom, per usare un anglicismo), il cooperative learning e tutti gli altri stratagemmi che potrebbero finalmente prendere corpo, dopo essere stati tanto osannati ed esaltati ma mai adottati in pieno, all’improvviso sembrano spariti.

Qua, mi sa che, prima di cambiare i banchi, dovremmo resettarci tutti il cervello.Perché fatichiamo a vedere le potenzialità di questi “banchi” che possono contribuire a formare le future generazioni al senso di “comunità sociale”? Educarli fin da piccoli a “lavorare insieme”, uniti per raggiungere un comune obiettivo? Per acquisire, anche se non in modo diretto, la consapevolezza che oltre il “me” esiste anche l’altro? Quale modo migliore per abbattere l’individualismo che, ai tempi odierni, acceca anche la persona più altruista? Come far comprendere l’idea che da solo produco per uno e che insieme produciamo per tutti?

Inviterei i colleghi, di ogni ordine e grado, a riflettere e a guardare ad altri punti di vista che non siano quelli dei loro piccoli orticelli.

Una sola parola basta per aiutarci in questo momento in cui vediamo stravolte le nostre metodologie e la nostra concezione della scuola: resilienza.

La formazione di una “umanità” migliore parte anche da qui…Da una semplice sedia che può fare una grandissima differenza.

Io sto mettendo a confronto una didattica “frontale” che se non ha portato all’abbandono scolastico ha formato comunque individui sempre più individualisti ed egoisti a una didattica che coinvolge TUTTI gli studenti. Nessuno escluso. Dove l’alunno non viene discriminato con un PEP o un PEI ma coinvolto, insieme ai compagni, nell’attività dell’apprendimento. Io parlo di “apprendimento collettivo, condiviso e di gruppo”. Dove il successo non è più personale ma condiviso in modo paritetico col gruppo. Se non si comprende questo è solo fiato sprecato.

[#AngeliKaMente pensiero pedagogico]

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Corona virus: facciamo il punto.


I primi pazienti hanno dovuto affrontare l’attacco di un virus nuovo, sconosciuto al nostro corpo e sconosciuto alla medicina tradizionale.

Hanno dovuto fare i conti con terapie “tampone” con cui i medici provavano ad arginare la virulenza dell’infezione.

Come per ogni virus, per un paziente con evidenze cliniche importanti ce ne sono tanti altri che possono essere asintomatici.

In un’indagine statistica sulla pericolosità del virus questo conta molto.

Se poi la popolazione non viene protetta ma addirittura esposte al contagio le categorie a rischio è ovvio che si scatena l’Apocalisse….

Alla luce di ciò, affermare che si è sbagliato a imporre il lockdown, che il Governo non ha rispettato la Costituzione imponendoci il coprifuoco il passo è lungo, non credete?

Tra l’isteria dei tanti e l’esaltazione dei molti c’è la ponderazione.

Negare la virulenza e la capacità di propagarsi del virus, specialmente vista l’asintomaticità di molti soggetti, è questo che per me è irrazionale. Dire è in circolazione da agosto(cosa che circola sui social ed è tutta da appurare) ce ne vuole.

Abbiamo contato i medici e gli infermieri morti (risulta che siano morti dottori quando si è ricoverato un paziente con una semplice polmonite? Anche mia madre l’ha avuta più di 40 anni fa. Nessun medico o infermiere che l’ha curata è morto. Nessun paziente ricoverato con lei si è contagiato…)

Adesso si. Le bare le abbiamo viste tutti e se è accaduto non è certo stato per una semplice polmonite. Il ceppo del covid si trova in tutte le influenze stagionali ma non certo con centinaia di degenti in terapia intensiva, in ospedali dove mancavano i ventilatori (occorre ricordare gli ammalati spediti a Palermo o in Germania dalla Lombardia?)

Gli eccessi sono deleteri.

Tra il chiudiamo tutto e l’apriamo tutto penso che la decisione presa sia stata la più saggia: lasciamo aperti solo i servizi essenziali: cibo e medicine.

Gli italiani alla fine hanno imparato anche a farsi il pane in casa.

I genitori hanno scoperto il piacere di stare coi figli e i figli il piacere di vedersi i genitori accanto.

Certi sapori, certi odori, certe emozioni che erano state dimenticate sono riaffiorate.

Gli italiani hanno ritrovato sensazioni che avevano perso.

Allora pensiamo a questo.

Abbiamo imparato cosa conta davvero nella vita e non è certo la cena al ristorante, la movida o le passeggiate e le spese compulsive al centro commerciale le cose che occorrono per colmare il vuoto esistenziale.

La distanza peggiore la viviamo ogni giorno quando ci alziamo ed ognuno se ne va per la propria strada incurante di chi gli passa accanto. Con gli occhi e la mente fissa al lavoro, al guadagno e non ci si accorge neanche di come è vestita la moglie, il marito…

Dei progressi che giorno per giorno fanno i figli a scuola.

Le acque del mare, dei fiumi, dei laghi sono tornate limpide.

Gli animali sono tornati a camminare indisturbati anche in città.

Il cielo si è fatto più terso.

L’aria più pulita e respirabile.

La Natura si è ripresa i suoi spazi.

Questo lockdown è servito per depurare la Natura e lo Spirito di chi non ha avuto paura a restare da “solo”.

Allora, smettiamola con le polemiche sterili solo per tirare acqua al proprio mulino alimentando il malcontento. Il virus ha rallentato la sua corsa, è diventato meno virulento, questo è quello che conta e non sarebbe accaduto se avessimo continuato a fare come se non stesse succedendo nulla.

Ricordiamocelo: Oltre NOI ci sono gli ALTRI.

Manteniamo la calma e usiamo la ragione… a prescindere.

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Siamo tutti africani


“Tutti gli uomini sono creati eguali dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che fra questi diritti sono la Vita, la Libertà…”. E se “una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo”

Era il 4 luglio 1776 quando Thomas Jefferson, mostrò pubblicamente (era stata approvata il 2 luglio) la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Quelle prime righe furono poi ribadite nel 1789, all’art. 1 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che recita testualmente: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”. E poi nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

1 – Tutti nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. 2 – Di fronte ai diritti umani non ci sono distinzioni per ragioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica… 3 – Ogni individuo ha diritto alla vita, alla liberta’ e alla sicurezza personale.

Belle parole. Spero che le abbiate messe in pratica. Ma non è questo il punto. So che c’è ancora molta gente che pensa che le buone leggi, le garanzie dell’individuo, i più importanti diritti, come vita, libertà e felicità siano un’invenzione di voi occidentali.

Noi africani? Solo un popolo di buzzurri. Cominciamo a mettere in chiaro una cosa. Gli ottanta miliardi di Homo abilis, Homo erectus e Homo sapiens che hanno abitato nei secoli questo pianeta hanno avuto tutti la stessa origine. La mia terra, l’Africa.

Quindi che senso ha dichiarare che siamo esseri inferiori. Per questo non mi è mai andato giù il discorso che Nicolas Sarkozy tenne a Dakar il 26 luglio 2007. “L’africano non è ancora entrato abbastanza nella Storia” disse.

Che poi aveva ripreso le parole di Victor Hugo del 1879: “Che terra è questa Africa! L’Asia ha la sua storia, l’America ha la sua storia, l’Australia stessa ha la sua storia; l’Africa non ha storia”. “Nel diciannovesimo secolo il bianco renderà il nero un uomo”.

Proseguendo «L’Africa, un ammasso di sabbia e cenere, un pezzo passivo e inerte che da seimila anni ostacola il progresso universale…». Già ostacola il progresso. Detto da lui, appartenente ad uno dei principali stati europei responsabili della colonizzazione della mia terra.

E quella frase poi. “Se gli europei hanno commerciato in schiavi africani, è soltanto perché altri africani prima li vendevano; la responsabilità è quindi interamente di questi ultimi”. Già. Adesso la colpa della schiavitù è nostra

Ma cosa pensa questa gente? Che siamo esseri inferiori da un punto di vista intellettuale, culturale, morale e politico? Che la storia dell’Africa ha avuto inizio con il colonialismo? Con la schiavitù? Forse è il caso che vi racconti una storia. La mia storia.

Mi chiamo Sundjata Keïta. Non mi dilungherò sulla mia vita, non è importante. Vi dirò solo che mio padre, Narhe Magan, era re di Niana, uno dei dodici regni di etnia mandinka della regione allora chiamata Manden (odierni Guinea settentrionale e Mali meridionale).

Aveva sposato una donna gobba di nome Sologon Konde. Secondo una profezia da questa unione sarebbe nato un grande guerriero. Infatti nacqui io. Gobbo e quasi invalido visto che faticavo a camminare. Ma col tempo mi ripresi. E diventai veramente un grande guerriero.

Fu il mio fratellastro, Dankaran Tuman, a salire al trono, contro la volontà di mio padre. Quando la nostra terra subì l’aggressione del popolo Sosso, unii le forze di diversi piccoli regni circostanti e li sconfissi nella battaglia di Kirina.

Leggete alcuni di questi articoli. “Ogni individuo ha diritto alla vita. Una vita non è superiore a un’altra”. “Rispetto per gli altri è la regola, e la tolleranza deve essere il principio”. “Rispetta la famiglia, l’amicizia e il vicinato”.

“La vanità è un segno di debolezza e l’umiltà di grandezza, affronteremo le difficoltà uniti e aiuteremo coloro che ne hanno bisogno”. “Nessuno metterà il bavaglio in bocca a un suo simile per andare a venderlo. L’esistenza della schiavitù si estingue in questo giorno”

“Nessuno mai offenda le donne, che sono le nostre madri. Le donne, oltre alle loro occupazioni quotidiane, devono collaborare alla nostra gestione, con i nostri governi”. “L’educazione dei giovani spetta all’intera società”.

“Il divorzio è legale, e viene concesso su richiesta di uno dei coniugi, per alcuni motivi precisi: la follia di uno dei coniugi, l’incapacità del marito di assumere i propri obblighi, mancato adempimento agli obblighi coniugali e mancato rispetto dei suoceri”.

“Ci sono cinque modi per ottenere la ricchezza: acquisto, donazione, scambio, lavoro e successione. Le altre forme sono illegali. C’è una sola eccezione: non è furto ciò che avviene per soddisfare la fame, purché si prenda solo l’indispensabile”.

Niente male vero? C’era giustizia, equità e solidarietà, ma anche il rispetto della vita umana e della libertà dell’individuo. Avevo abolito di fatto la schiavitù. Ero musulmano. Fondai il mio regno su principi di tolleranza verso tutti i culti, nessuno escluso.

Tutto questo lo abbiamo messo per iscritto centinaia di anni prima di tutte le vostre carte dei diritti, delle vostre Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e costituzioni varie. Perché io, Sundjata Keita, sono vissuto in Africa tra il 1217 e il 1255.

Sundjata, il “principe leone”, morì nel 1255 annegando nel fiume Sankarini, presso il quale ancora oggi si trova un monumento alla memoria. Dopo la sua morte, l’Impero del Mali, con i suoi discendenti, prosperò ancora per quasi quattro secoli. Poi, dal 1600…

Nel 2009 la Carta di Manden, dichiarata la più antica costituzione del mondo, è stata inserita nella lista dell’UNESCO, rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

«Abbiamo tutti la stessa origine. Siamo tutti africani, nati milioni di anni fa, e questo dovrebbe spingerci alla fratellanza.» Parole di Yves Coppens, scopritore nel 1974 in Etiopia di Lucy, scheletro di femmina Australopithecus afarensis vissuto dai 3 ai 4 milioni di anni fa.

[Credit by Johannes Bückler@JohannesBuckler on Twitter]

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Libertà ed emancipazione


La grande Maria Montessori aveva un concetto personalissimo nel definire la Libertà. Che non è quella del lasciar fare al bambino ciò che vuole bensì nel renderlo autonomo ed autosufficiente. Lei diceva che bisognava educare il bambino al “selfcontrol” concetto che io, quotidianamente, spiego ai miei piccoli alunni.
Oggi, molti adulti, devono tornare sui banchi di scuola per capire il vero senso della parola “Libertà”…
La scuola del permissivismo, del tutto è concesso, figlia anche di quel senso di colpa vissuto dai genitori che per lavoro dedicano poco tempo ai figli, ha portato ad avere una generazione con poca, o debole, spina dorsale.
La Libertà di cui parla Maria Montessori racchiude dentro di sé un principio sia Etico che Psicologico.
La vera Libertà nasce da una educazione impartita “costruendo” l’ambiente educante in cui il bambino esperisce le sue capacità e si sforza di superare i suoi limiti sotto l’occhio vigile ed attento dell’ insegnante.
Quindi, non un bimbo da imboccare, che porterebbe ad avere un adulto bamboccione, ma un bambino che si alimenta da solo, step by step, giorno dopo giorno.
Non un bambino che delega ma un bambino che sperimenta e vive con gioia la sua crescita.
Ogni piccola conquista lo gratifica e accresce la sua autostima rendendolo orgoglioso nel dire:-“Ho fatto da solo!”.
Ecco la vera Libertà…
L’emancipazione dalla schiavitù.
Oggi abbiamo adulti-bambini che pensano che lo Stato debba sopperire alla figura genitoriale perché incapaci di decidere da soli e, come figli capricciosi, fanno l’elenco dei giocattoli che devono trovare sotto l’albero.

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Corona virus: cosa ho re-imparato.



Ho re-imparato a seguire il ritmo dei giorni e delle stagioni.
Ho re-imparato a pensare a me stessa ed a prendermene cura.
Ho re-imparato che non posso vivere senza relazionarmi con gli altri.
Ho re-imparato quale sono le priorità dell’esistenza di tutti.
Ho re-imparato ad ascoltare non solo la ragione ma anche il cuore.
Ho re-imparato a modulare le mie giornate ripartendole tra il me e gli altri.
Ho re-imparato cosa significa essere mamma, e pure nonna.
Ho re-imparato che il regalo più prezioso è una giovane vita che nasce e che cresce.
Ho re-imparato ad ascoltare i bambini rafforzando l’idea che dobbiamo sempre e di più investire su una loro crescita armoniosa e culturale.
Ho re-imparato rafforzando ancora di più la convinzione che bisogna continuamente stimolare le loro capacità creative e la loro voglia di apprendere.
Ho re-imparato a godere dei ritmi lenti delle ore in cui non si ha nulla da fare.
Ho re-imparato ad avere fiducia nella legalità e nella giustizia, e non solo di quella umana, principalmente di quella divina, karmica, naturale… che dir si voglia (stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemu).
Ho re-imparato che in fondo l’unica cosa bella della Vita è la Vita stessa.
I fiori, incuranti di ciò che accade agli uomini, tornano a sbocciare. Sui rami secchi rispuntano le foglie e l’aria è piena di garruli stridi.
Ed io sono nonna per la terza volta.
Vi sembra poco?
Concludo con una frase fatta: Non tutti i mali vengono per nuocere.
Devo solo imparare ad avere più fiducia negli altri.
[#AngeliKaMente]